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3 ottobre 2026

La versione di Graviano al processo Baiardo. Ma perché Forza Italia si incazza? Ecco cosa ha detto il boss: “Non mi interessa più far rispettare i patti con Berlusconi. Si faccia luce sulla morte di mio padre”

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

3 ottobre 2026

Graviano ha davvero ancora qualcosa da dire? A Firenze ripete quasi tutto ciò che aveva già raccontato nel 2020: soldi, patti, Berlusconi, Baiardo. La novità? Sempre meno. E allora il ricatto annunciato era solo l’ombra di una leva ormai spuntata?

Foto: ChatGpt

 La versione di Graviano al processo Baiardo. Ma perché Forza Italia si incazza? Ecco cosa ha detto il boss: “Non mi interessa più far rispettare i patti con Berlusconi. Si faccia luce sulla morte di mio padre”

Signor Baiardo, come mai in presenza oggi? “Mah, così…”, risponde l’ex gelataio di Omegna e favoreggiatore dei fratelli Graviano nell’atrio centrale del Tribunale di Firenze. Sarà che è venerdì ma l’oste della latitanza dei boss di Cosa Nostra sul Lago d’Orta tra il 1991 e il 1994, ha la chioma sempre più lunga e turchese, alla Albus Silente, trattata con quel particolare shampoo che utilizzano le anziane signore per non far ingiallire i capelli bianchi. Non può tagliarsi i capelli, ci ha raccontato mentre si fumava una sigaretta lontano dai suoi avvocati Luca Bellezza e Roberto Ventrella. Gli è ricresciuto un tumore al rene, grosso come una pallina da tennis. Ce lo mostra stringendo tra le dita il bozzo del suo male sul basso ventre. Vorrebbe potersi curare a Palermo dai suoi medici di fiducia, ma questo il braccialetto elettronico glielo impedisce. Come pure gli è interdetto un rapido taglio dal barbiere: “mi sento un barbone”. Di più non può raccontarci, intervengono repentini gli avvocati appena ci vedono chiacchierare. Baiardo si è presentato a sorpresa al suo processo per calunnia verso Massimo Giletti, il giornalista d’inchiesta a cui avrebbe mostrato una fotografia ritraente un giovane Silvio Berlusconi in compagnia del boss di Cosa Nostra Giuseppe Graviano e il generale Francesco Delfino. Una foto che, Baiardo, però, nega di avergli mostrato, contrariamente la sua versione. Certamente, si tratta un po’ per tutti, di un grande giorno, anche perché da quando lo scorso 14 settembre a Caltanissetta il Gip Santi Bologna si è riservato di decidere sulla richiesta di ascoltare le dichiarazioni spontanee dell’uomo d’onore di Brancaccio, serpeggia l’ombra del complotto tra i cronisti. E non solo. Chi ha interesse a non far parlare Giuseppe Graviano che dal 2020, non solo da quest’estate, sostiene di avere cose da dire su Berlusconi e Dell’Utri?

Salvatore Baiardo e gli avvocati Bellezza e Ventrella Foto Gianmarco Serino
Salvatore Baiardo si fuma una sigaretta con i suoi avvocati Luca Bellezza e Roberto Ventrella Foto Gianmarco Serino

È sospetta per l’avvocato del boss, Antonio Sanvito, la fretta con cui sarebbero state chiuse le indagini del procedimento per calunnia nei confronti di Gaetano Grado, coinvolto nell’omicidio del padre di Giuseppe, Michele Graviano, ucciso nel 1982 durante la seconda guerra di mafia. Nel processo ‘Ndrangheta stragista a Reggio Calabria, Graviano ha accusato Grado di essere coinvolto anche nell’omicidio del poliziotto Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio, nel 1989. Circostanza che la Dda non è riuscita a riscontrare, essendo quel giorno Grado detenuto. Da qui, la calunnia e un nuovo processo da ben 5700 pagine. Ad ogni modo, ora, ci troviamo a Firenze e, a quanto pare, ai Pm Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio di quel che ha da raccontare – Graviano in videocollegamento dal carcere di Uta a Cagliari – sulle stragi, non vi è interesse. Sono comunque argomenti che non possono essere trattati, ci spiega l’avvocato Sanvito, perché rischiano di pregiudicare Graviano negli altri processi per reato connesso. Graviano, che ormai ha i capelli bianchi, ma è pur sempre in forma ed elegante, con una camicia aperta sul petto ha tentato a più riprese di ricollegare l’argomento, divagando dalle domande dei pm, alla morte di suo padre. “Da quando Graviano è consulente sulle stragi?”, ha sbottato De Gregorio verso la fine dell’udienza. Che siano questi, dunque, i famosi messaggi che Graviano, parlando, avrebbe voluto mandare all’esterno? Perché quello che emerge da quest’ultima udienza è l’immagine di un “supercattivo” con le armi sempre più spuntate. La vera notizia, infatti, non sono i 20 miliardi investiti che, insieme ad altri soci, suo nonno materno Filippo Quartararo avrebbe investito al nord nelle attività di Silvio Berlusconi in cambio del 20% di ogni guadagno. No, di questo Graviano aveva già parlato nel 2020 a Reggio Calabria.

Il boss Giuseppe Graviano
Giuseppe Graviano at his best

Il punto è che quella famosa “carta privata” che documenterebbe l’investimento, a lui, dice, non importa più, perché non gli “interessa più far rispettare quei patti” di cui aveva parlato con Umberto Adinolfi nel carcere di Ascoli Piceno il 10 aprile 2016, quando venne intercettato a sua insaputa dalla Dda. A Graviano, parrebbe interessare, adesso, un’altra cosa. Ovvero che la magistratura lo ascoltasse sui legami che, secondo lui, vi sarebbero tra l’omicidio di suo padre e le stragi nel continente. Suo padre che morì proprio nel 1982, quando lui sostiene di aver appreso degli affari di suo nonno con Berlusconi. “Da quando Graviano è un consulente delle stragi?” ha sbottato il pm De Gregorio incassando il sostegno del giudice Anna Favi che prima dell’inizio dell’audizione ha passato la mattina intera rinchiusa in camera di consiglio a motivare il perimetro giuridico nel quale inquadrare le domande a Graviano dato che i verbali acquisiti dai pm Gestri e De Gregorio sono stati inseriti nel fascicolo del Tribunale dopo la chiusura delle indagini pur essendo ancora segretati a Reggio Calabria. Ma ecco, tornando a Graviano. Possiamo dire di avere a fronte a noi, dunque, un boss che sta lentamente deponendo le armi? Certo è che una porticina che si affaccia sulla fantomatica fotografia (presunta) che ritrarrebbe lui in compagnia del Cavaliere e del Generale Delfino sulle rive del Lago d’Orta la lascia socchiusa. “Nessun incontro è mai stato organizzato” e la foto, per lui, è falsa. “Una falsità”. Però, dice, “non ricordo. All’epoca frequentavo il Lago d’Orta e non posso sapere se all’epoca insomma… qualcuno passando di lì abbia voluto scattare una fotografia”. E quindi Graviano non esclude l’esistenza della foto con Berlusconi. Esiste, però, ci domandiamo, ancora qualcuno disposto a credergli? Dal principio di quest’udienza Graviano ha subito puntato sull’omicidio di suo padre, in risposta alle domande del Pm Gestri. E sul resto, non è emerso praticamente nulla di nuovo.

I pm Luca Gestri e Leopoldo De Gregorio
I pm Luca Gestri e Leopoldo De Gregorio Foto Gianmarco Serino

Come si era creato il rapporto tra Berlusconi e suo nonno?

“Non lo so. L’ho appreso dopo”.

Quei soldi furono consegnati in un’unica soluzione?

“Ho appreso tutta questa vicenda nell’82-83. (…) Mio padre morì il 7 gennaio 1982”.

E proprio sulla morte di suo padre inizia a divagare. Dice che quando suo padre morì un pm gli venne a dire che loro sapevano la verità. Ma che “la verità è come una montagna altissima. E per scalarla ci vanno gli scarponi. Noi abbiamo solo delle scarpette”.

Il pm lo riprende, lo riporta sul tracciato della domanda.

“Mio padre non voleva essere coinvolto (nei presunti affari con Berlusconi) e aveva detto a mio nonno di non coinvolgere neanche i suoi figli”.

Ma sui dettagli più precisi, Graviano, consapevole del fatto che le sue parole hanno un peso specifico differente rispetto a quello che avrebbe potuto dire a Caltanissetta, in quanto sotto giuramento e dunque esposto alla cartina torna sole della verità, rimanda alla memoria scritta dei verbali

Lo sa chi è Giuseppe Greco?

“Era una persona anziana”

Faceva parte di Cosa Nostra?

“Non lo so”

Come nessuna novità sui 3 incontri che sarebbero avvenuti con Silvio Berlusconi (dimmi quali) a Milano e di cui in questo processo Graviano parla con certezza, ma affidandosi alla memoria scritta dei verbali e delle intercettazioni per ricostruire i dettagli. Di più, non si ricorda, perché, dice, la sua memoria sta iniziando a svanire. Di nuovo, sulla sua permanenza ad Omegna c’è lo scherzo che Baiardo gli avrebbe fatto presentandogli un ingegnere e un parrucchiere, entrambi omosessuali, che alla sua vigorosa stretta di mano avrebbero risposto con voce effeminata – riprodotta da Graviano in videocollegamento, suscitando la risata dell’intera aula e pure dei pm – “che stretta!”.

Tutto quello che ha già detto a Reggio Calabria nel 2020 si è ripetuta in questo processo senza aggiungere alcuna novità. Inclusa la notizia fatta emergere nel controesame della difesa di Baiardo, ovvero un libro in cantiere che, però, la stampa ancora non aveva appreso, ovvero, quella di un libro in cantiere. “Ne ho parlato con il mio avvocato, nel corso della mia detenzione. Su quello che ho subito, subivo e sto subendo. Ci sarà qualcuno che lo dovrà scrivere per me. Non posso dirvi di cosa, perché altrimenti mi fermate”.

“Guarda che è bravo. Scrive tantissimo, scrive da tutte le parti”. Ha commentato l’avvocato Sanvito al termine dell’udienza.

Che davvero fosse questo il grande ricatto a ridosso delle elezioni di cui ha parlato tutta la stampa, inclusi noi, in questi giorni di trepidante attesa? Oggi i giornali titolano tutti sui presunti 20 miliardi dei Graviano investiti con Silvio Berlusconi, ma non è una notizia. La notizia vera è un’altra. Giuseppe Graviano ha sempre meno leve per negoziare. E forse non ne ha più nemmeno la voglia di continuare a parlare. Siamo forse giunti al capolinea? Quello che si esprime tramite il silenzio?

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