Il Gip di Caltanissetta Santi Bologna, che nel procedimento sulle stragi del 1992 ha ricevuto dalla Procura una richiesta di archiviazione per Marcello Dell’Utri, si prenderà del tempo per decidere se ascoltare l’ex boss del mandamento di Brancaccio Giuseppe Graviano, oppure no. I pm di Caltanissetta lo hanno ritenuto inattendibile più volte e, e per i suoi messaggi in codice, i presunti ricatti verso Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, le cui posizioni nel procedimento in corso a Firenze sono state archiviate (non assolti). Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio (strage nella quale morì Paolo Borsellino, 19 luglio 1992), pochi mesi dopo la morte del suo collega Giovanni Falcone (morto a Capaci il 23 maggio 1992), fatto saltare in aria insieme alla sua scorta, ha fatto sapere, tramite l’avvocato Fabio Repici, di essere favorevole all’audizione del boss di Cosa Nostra. Semmai si riterranno inattendibili le sue dichiarazioni, lo si farà dopo averle acquisite. La famiglia Borsellino, invece, attraverso l’avvocato Fabio Trizzino, è contraria alla sua audizione, probabilmente stanca di parole alle quali la magistratura ha smesso di dare un peso.
Questo perché nella famiglia Borsellino, come a Caltanissetta, in Sicilia e in Italia, quando due faglie molto profonde si muovono, si scontrano l’una con l’altra e provocano un terremoto. Tendenzialmente mediatico. Il sismografo, ultimamente, è sensibilissimo a ogni minimo slittamento: il ritorno sulla scena dell’uomo dei tre mondi, Valter Lavitola, che era amico di Silvio Berlusconi e fino a qualche tempo fa, lascia riflettere sull’opportunità e sul tempismo di voler parlare proprio ora. E, a tal proposito, c’è una cosa che converrebbe riportare alla memoria dei lettori, ma anche di chi scrive. L’ultima intervista rilasciata da Paolo Borsellino ai giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean-Pierre Moscardo per Canal Plus, il 21 maggio 1992, e rimasta in archivio. All’epoca Canal Plus era in affari con Fininvest e venne portata alla luce soltanto nel 2000 da Rai News 24, grazie a un giovane Sigfrido Ranucci. Uno scoop destinato a imprimere una direzione precisa alla ricostruzione delle stragi del 1992 nel nuovo filone investigativo della Procura di Caltanissetta, aperto nel 2022. Un frammento capace di dare un peso diverso alle dichiarazioni, considerate inattendibili da alcuni magistrati, di un mafioso che intende depistare le indagini, mandare messaggi in codice.
Era proprio in quest’intervista che Borsellino parlava dei rapporti tra mafia e gli ambienti imprenditoriali milanesi, dei rapporti tra Vittorio Mangano – considerato la “testa di ponte” dei finanziamenti di Cosa nostra al Nord – Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Un contributo importante per l’apertura di quel fascicolo 1765 del 2022, nel quale venivano esaminate anche le parole di Graviano rese nel 2020 al processo ’Ndrangheta stragista, le intercettazioni carcerarie del 2016 e del 2017 e gli altri elementi raccolti negli anni sui rapporti tra Cosa nostra, Berlusconi e Dell’Utri. E in questo momento così sensibile Graviano non dovrà aspettare molto per trasmettere alla stampa italiana i suoi messaggi in codice: potrà farlo a Firenze il 21 settembre, alla prossima udienza del processo per calunnia a carico di Salvatore Baiardo, riguardante la presunta foto di Silvio Berlusconi proprio in sua compagnia e con il generale Francesco Delfino. Foto di cui Massimo Giletti, alle prese con il caso Lavitola, ha dichiarato ai magistrati di essere testimone.