Mentre tutta Italia ha gli occhi puntati su Garlasco la Procura di Pavia non si ferma. Dopo la notizia di ieri della convocazione di Andrea Sempio davanti ai pm, la Procura guidata da Fabio Napoleone sgancia un'altra bomba. Scatta la fine della fase di indagini preliminari per l'operazione Clean III, erede diretta delle precedenti operazioni Clean I e II, tutte concernenti reati contro la Pubblica Amministrazione. Clean I e II avevano già portato a procedimenti a carico di pubblici ufficiali e imprenditori del territorio pavese, colpendo un sistema radicato di illeciti nella pubblica amministrazione locale. Clean III si inserisce in quel solco, aggiungendo un elemento particolarmente allarmante: la presunta manomissione dall'interno degli strumenti stessi dell'attività giudiziaria.
Al centro dell'operazione le condotte di un Brigadiere dei Carabinieri, all'epoca dei fatti in servizio al Nucleo Ispettorato del Lavoro e già coinvolto in Clean II. Un uomo che, secondo la Procura, avrebbe trasformato la divisa in uno strumento di potere personale. Avrebbe abusato della qualità di pubblico ufficiale per costringere imprenditori edili a versargli somme di denaro, prospettando in caso contrario la sospensione dei cantieri o la denuncia all'Autorità Giudiziaria per le violazioni riscontrate in sede di ispezione. In altri casi avrebbe indotto alcuni imprenditori a promettergli o corrispondergli utilità economiche per ottenere una riduzione delle sanzioni amministrative. Vi sarebbero infine episodi in cui avrebbe garantito sostanziale impunità a imprenditori collusi, in cambio di denaro o altri vantaggi.
Una serie di condotte sistematiche, reiterate e protratte negli anni che, secondo la tesi della Procura, avrebbe creato "un clima di paura" nell'ambiente degli imprenditori edili. Un meccanismo che, se confermato, avrebbe trasformato un organo di vigilanza dello Stato in uno strumento di pressione privata.
Ma oltre al sistema di corruzione e ricatti, la parte più inquietante dell'inchiesta riguarda le presunte alterazioni delle indagini svolte dalla Procura: la redazione di false attestazioni di pagamento delle sanzioni, l'alterazione del contenuto delle intercettazioni telefoniche, l'eliminazione di fascicoli cartacei, la rivelazione di segreto d'ufficio e la mancata segnalazione di condotte illecite. Ipotesi che, se provate, configurerebbero un attacco diretto all'integrità delle indagini, con un pubblico ufficiale che avrebbe usato la propria posizione non solo per delinquere, ma per cancellare le tracce del proprio operato.
Gli indagati in totale sono otto: quattro carabinieri, un dirigente dell'ATS di Pavia e tre imprenditori operanti nell'edilizia. Ora toccherà ai giudici.