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"Le guardie svizzere non sono naziste", ma l'incidente in San Pietro inguaia il Vaticano con Israele. Ce lo spiega il vaticanista Nico Spuntoni

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

  • Foto: Ansa

11 novembre 2025

"Le guardie svizzere non sono naziste", ma l'incidente in San Pietro inguaia il Vaticano con Israele. Ce lo spiega il vaticanista Nico Spuntoni
Durante l’udienza per il 60° anniversario della Nostra Aetate, una Guardia Svizzera avrebbe sussurrato “Ebrei” alla scrittrice Michal Govrin. L’episodio, ora sotto indagine, arriva nel momento più teso tra Vaticano e Israele. Abbiamo chiesto al vaticanista Nico Spuntoni di aiutarci a capire quali ripercussioni diplomatiche e simboliche può avere un caso del genere, proprio sotto l’arco di San Pietro

Foto: Ansa

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

Sotto l’arco delle campane, una guardia svizzera. Una folla di visitatori attesi in udienza da Papa Leone XIV. “Ebrei”, avrebbe sibilato la guardia. La signora di fronte a lui, scrittrice tedesca Michal Govrin, di religione ebraica, non crede alle sue orecchie e giustamente s’indigna. Attira l’attenzione di un’altra guardia e le racconta tutto. Quest’ultima riferisce al Comandante, che a sua volta segnala l’episodio alla Segreteria di Stato. È stata aperta un’indagine interna e, parallelamente, anche le autorità svizzere seguiranno il caso, nel giro di uno o tre mesi potrebbe arrivare un verdetto disciplinare o penale nei confronti del militare, dato che le Guardie Svizzere sono formalmente inquadrate nell’esercito elvetico. Ad ogni modo, il punto non è tanto a quali conseguenze andrà incontro la Guardia Svizzera, quanto piuttosto il momento in cui avviene questa cosa. Proprio durante il 60° anniversario della “Nostra Aetate” un documento simbolo del Concilio Vaticano II che sessant’anni fa aprì ufficialmente il dialogo tra cattolici ed ebrei. Un evento simile, in un contesto del genere, è come un granello di sabbia che s’incastra tra due ingranaggi e manda in tilt l’intero macchinario. Da quando è scoppiata la guerra a Gaza, i rapporti tra Vaticano e Israele sono rimasti tesi, soprattutto durante il pontificato di Francesco, molto critico verso la linea del governo Netanyahu. Che risonanza potrebbe avere, dunque, questo episodio a livello diplomatico? Abbiamo chiamato Nico Spuntoni, vaticanista per Il Giornale, per schiarirci un po’ le idee. Spuntoni ci ha spiegato che non è tanto rilevante il fatto che questo episodio arrivi a ridosso del Concistoro convocato da Leone XIV, quanto piuttosto il suo significato sul piano internazionale.

Papa Leone durante il 60esimo anniversario della Nostra Aetate Ansa
Papa Leone si pronuncia durante il 60esimo anniversario della Nostra Aetate Foto Ansa

Il tempismo di questo episodio è singolare, non trova?

Certamente, l’episodio arriva in una fase di raffreddamento dei rapporti non solo tra Santa Sede e Israele, ma anche del dialogo ebraico-cattolico in generale. Dopo il 7 ottobre, con la reazione di Israele e le posizioni ufficiali del Vaticano, il dialogo si è praticamente interrotto. L’elezione di Leone XIV poteva rappresentare un segnale di svolta. Il Papa è molto attento a non prestare il fianco ad accuse di antisemitismo. Se davvero l’episodio è avvenuto nei termini riportati, non è probabile che la Guardia Svizzera venga difesa”

La scrittrice coinvolta ha raccontato che la guardia avrebbe sussurrato “ebrei” a bassa voce. E questa, in un’intervista ha anche riportato che alla Pontificia Università Gregoriana, Mario Imperatori avrebbe paragonato Israele e Gaza ai nazisti. La scrittrice si è risentita molto per questo

Non c’è dubbio che il contesto sia significativo. Le persone coinvolte non erano turiste qualunque, ma si trovavano in Vaticano per un’udienza dedicata al 60° anniversario della Nostra aetate, il documento conciliare che aprì la stagione del dialogo ebraico-cattolico e chiuse definitivamente la fase precedente. Se davvero i fatti si sono svolti così, è un episodio grave, ma resta la colpa di un singolo, non della Chiesa o del Papa. Leone XIV, peraltro, durante i suoi studi americani, fu allievo di John Pawlikowski, uno dei più importanti teologi cattolici impegnati nella lotta all’antisemitismo. La formazione del Papa include proprio la sensibilità su questi temi. Pawlikowski è molto stimato anche dagli ebrei, e non a caso, quando Leone si è pronunciato contro l’antisemitismo, nessuno si è stupito, era coerente con il suo percorso. Alla sua elezione, le reazioni positive del mondo ebraico, in particolare dei rabbini, sono state legate proprio a questo legame con Pawlikowski.

Il Papa che incontra i monaci buddisti durante l'anniversario della Nostra Aetate Ansa
Il Papa incontra i monaci buddisti durante l'anniversario della Nostra Aetate Foto Ansa

Il fatto che Leone XIV sia americano e non europeo o latino quanto incide in questo discorso?

Bergoglio, Papa dell’America Latina, aveva una sensibilità diversa, più terzomondista, non antioccidentale ma certamente distinta. Prevost invece è americano, occidentale, e questa identità pesa. Durante il conclave la sua nazionalità sembrava un ostacolo, si diceva che non sarebbe mai stato eletto un Papa statunitense. Ma, avendo lavorato a lungo in America Latina, aveva un’identità più ampia, non appariva come un candidato “degli Stati Uniti”. Una volta eletto, si è ricordato che viene da Chicago. Questa formazione americana è utile oggi a ricostruire i rapporti con il mondo ebraico, deteriorati negli ultimi anni.

Dici che tra le guardie Svizzere potrebbe esserci una componente antisemita, oppure nazista, magari tra qualche proveniente da qualche cantone tedesco?

Il nazismo, per sua natura, è anticristiano. La Guardia Svizzera, per definizione, serve il Papa e incarna valori cristiani. Tra Guardia Svizzera e ideologia nazista c’è un’antitesi totale, chi manifesta simpatie di questo tipo non può farne parte. Durante la Seconda guerra mondiale Hitler voleva rapire il Papa, e le Guardie Svizzere erano pronte a difenderlo. Esistono per difendere il Papa, non per tradirlo. Anche l’antisemitismo è oggi estraneo alla Chiesa e, a maggior ragione, alla Guardia Svizzera. Persino ai tempi del fascismo, la Santa Sede prese le distanze dai simboli e dai toni del regime. Le Guardie Svizzere sono giovani, selezionate, molto controllate, non si sono mai registrati episodi simili.

Il Papa si pronuncerà verso Israele per calmare le acque?

Non è probabile che il Papa intervenga direttamente verso Israele, a meno che non ci sia una protesta ufficiale. In quel caso se ne occuperebbe la Segreteria di Stato, non il Pontefice. È comunque uno scenario improbabile, perché Israele sa bene che si tratta, se confermato, di un episodio isolato, non rappresentativo di uno Stato o di una Chiesa intera. È comunque sorprendente che una cosa simile possa accadere nella Guardia Svizzera. Si tratta di un corpo solitamente composto, disciplinato e giovane. E il contesto rende il fatto ancora più grave. Accade proprio durante una cerimonia dedicata al dialogo ebraico-cattolico. Un gesto così rischia di creare un danno mediatico enorme al Papa e al Vaticano per semplice superficialità umana. Non sembra, però, che Israele avesse interesse a creare un incidente diplomatico. Al contrario, oggi si percepisce la volontà di voltare pagina e di ricominciare dopo le tensioni degli ultimi anni. Non avrebbe senso alimentare nuove frizioni con un Papa che non è percepito come ostile, anzi. Leone XIV sarà probabilmente una voce forte contro l’antisemitismo, perché è parte integrante della sua formazione e del suo pontificato.

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