Questa guerra contro l’Iran, denominata dal ministro della Guerra americano Hegseth “Epic Fury”, ha colto un po’ tutti alla sprovvista, o perlomeno chi non è uso (o chi finge di) leggere i giornali internazionali, dato che ormai da tempo le portaerei americane se ne stavano posizionate nelle acque mediorientali, pronte alla guerra contro Teheran, congiuntamente a Tel Aviv. Dal ministro della Difesa Guido Crosetto, misteriosamente ritrovato a Dubai alla Farnesina di Antonio Tajani l’Italia non ne è uscita bene a livello di immagine e per altro, i sogni quirinalizi di entrambi questi due ministri si possono dire in qualche modo, definitivamente infranti. E è possibile, d’altronde, che nessuno all’Aise sapesse ove si trovasse Crosetto in quel preciso istante di particolare tensione internazionale? Lo abbiamo domandato direttamente al generale Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare dal 2006 al 2008 e della Difesa dal 2008 al 2011. Dalla missione Isaf in Afghanistan alla fase successiva dell’operazione “Antica Babilonia in Iraq, ma pure in Libano con la missione Unifil, Camporini conosce bene quel tormentato Medioriente che adesso è teatro di un ennesimo conflitto pronto ad allargarsi ulteriormente. A cosa andiamo incontro? In seguito al bombardamento iraniano della base di Ali Al Salem, dove insieme ai kuwaitiani e agli americani sono presenti anche militari italiani, cresce in tutti noi il timore di un coinvolgimento diretto in questa guerra che non ci riguarda. Inoltre, data la variegata reazione dei vari Paesi membri dell’Alleanza Atlantica di fronte alla scelta militare di Israele e Stati Uniti, Camporini ci ha spiegato quale sia il quadro giuridico che permette o meno agli Usa di usufruire delle basi militari italiane. Già soltanto udire la parola “Sigonella” ci riporta indietro ai tempi di Bettino Craxi ed evoca lo spettro di una sovranità però ben consapevole di quali siano i rapporti di forza con il problematico alleato d’Oltreoceano, soprattutto ora che al potere c’è il capriccioso Donald Trump, il quale, dato che non gli è stato concesso il Nobel per la Pace, sta facendo l’esatto contrario.
Il caso del ministro Crosetto a Dubai è molto grave. Possibile che l'Italia non sia stata avvisata dai propri alleati?
Da questo punto di vista c'è stato un atteggiamento, diciamo, egualitario rispetto agli altri paesi europei. Noi non abbiamo un rapporto privilegiato con gli americani, con buona pace di chi ci crede, ma riguarda tutti, non riguarda solo noi. Certo.
Tornando sul caso di Crosetto a Dubai è possibile che nell'Aise nessuno abbia letto i giornali esteri e abbia in qualche modo avvisato il ministro Crosetto del rischio del suo viaggio?
Mi appello al quinto emendamento.
Quanto è alta la probabilità che l'Italia finisca risucchiata da questo conflitto?
Io credo assolutamente zero. Nel senso che l'unica ipotesi che ci potrebbe vedere coinvolti è un'ipotesi simili-Iraq, che è assolutamente improbabile. Simili-Iraq vuol dire che alla fine il regime iraniano crolla e si stabilisce un governo amico che, con una risoluzione delle Nazioni Unite, viene sostenuto nella sua presa di potere, chiedendo assistenza a chi la può fornire. Ricordo che in Iraq noi abbiamo addestrato migliaia di poliziotti grazie alla nostra missione di carabinieri. Questa è un’ipotesi assolutamente priva di qualsiasi solidità, perché la società iraniana non ha certo bisogno di qualcuno che le insegni qualcosa, a differenza di quello che accadeva in Iraq, quindi ribadisco, zero.
Ieri mattina, però, una base ove sono presenti militari italiani è stata colpita in Kuwait, senza feriti per fortuna
Sono stati colpiti da un missile i militari del 51esimo Stormo di Istrana in Kuwait. Erano appena usciti dal bunker per una doccia, ma non ci sarebbero feriti. E adesso, insomma, poco dopo le 8 di ieri mattina è caduto un altro missile all’interno del perimetro. Abbiamo questo distaccamento in cui sono presenti quattro Eurofighter, un tanker e un velivolo da trasporto su questa che è la base di Ali Al Salem. Sono presenti a rotazione e fanno parte della coalizione che venne costituita all’epoca di Daesh, quindi stiamo parlando di parecchio tempo fa. Quella coalizione venne, creata a valle di due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sono lì da anni. In questa base era presente anche una batteria di Samp/T che avevamo messo lì e che poi abbiamo spostato per darla agli ucraini.
Come mai i giornali rilanciano la notizia solo stamattina? È passato un giorno intero
Diciamo che la nostra presenza militare nell’area non è così nota. Ogni tanto nei miei interventi in varie televisioni l’ho segnalata, ma i miei interlocutori rispondevano con sguardi persi nel vuoto. Ho le fotografie che mi ha mandato un mio amico della base, prima e dopo l’attacco. È stata colpita la pista insieme con un deposito americano, ma i nostri uomini sono assolutamente incolumi. Anche gli aeroplani non sono stati danneggiati.
Il colpo era diretto agli americani o kuwaitiani presenti nella base dunque?
La base è una base molto grande ed è utilizzata sia dai kuwaitiani che dagli alleati. C’è una zona americana, ci sono gli italiani, i kuwaitiani sono in un’area decentrata. Io non ho idea se i sistemi iraniani abbiano la capacità di una precisione tale per cui in una base distinguono un hangar dall’altro, non credo che sia così. Diciamo che comunque un deposito americano è stato centrato con effetti visibili, c’è una bella colonna di fumo nella foto che mi hanno mandato.
Il governo italiano reagirà in qualche modo a questo sviluppo? Un ritiro delle truppe, oppure qualche azione difensiva?
Non credo. Il nostro è un atteggiamento assolutamente passivo, quindi non credo proprio che ci sarà alcun tipo di iniziativa se non quella di autoproteggersi, nel senso di tenersi appunto al riparo in modo tale da evitare di essere coinvolti direttamente.
Sul Domani Giulia Merlo sostiene che gli “alleati” avrebbero ritenuto di non informarci a causa del caso Abedini
No, diciamo che è un atteggiamento di disinteresse assoluto per gli “alleati” europei. Tra virgolette perché qui bisogna mettere le virgolette anche a “europei”.
Anche le basi inglesi di Cipro sono state colpite. Quanto è alta la probabilità che qualcosa del genere accada con le basi americane nel Sud Italia?
Stiamo parlando di distanze che assolutamente non sono alla portata di ciò di cui dispongono gli iraniani. L'unica parte d'Europa che potrebbe essere toccata dai missili balistici sono una parte dell’Egeo e della Grecia.
Qualche tempo fa il ministro Crosetto aveva dichiarato non fosse pervenuta alcuna richiesta da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi Nato italiane al fine di realizzare attacchi verso l’Iran. Era il caso dell'operazione “Martello di mezzanotte”. In questo conflitto, invece, quanto è probabile che, anche alla luce del non essere stati informati, l’Italia replichi il diniego opposto dalla Spagna alle richieste statunitensi?
Allora, tenga conto del quadro giuridico. Gli americani che sono in Italia sono ospitati in basi che sono dell’Alleanza Atlantica, o meglio, basi italiane assegnate all’Alleanza Atlantica. Dunque la sovranità sul territorio è rigorosamente italiana. Non sono basi americane, ma vengono utilizzate nel quadro dell'Alleanza Atlantica da forze americane, il che significa che gli americani le possono utilizzare soltanto nel quadro di operazioni della Nato, non nel quadro di operazioni nazionali. Possono però esserci esigenze operative per cui il governo americano sia portato a domandare, per un'operazione specifica, al governo italiano la possibilità di usare queste basi. È un fatto di governo, quindi non è solo il ministero della Difesa a decidere. Ricordo quanto accadde nel 2003 con l'invasione dell'Iraq. Washington ci chiese di poter utilizzare i paracadutisti americani della brigata di stanza a Vicenza, a Camp Ederle e la risposta fu: “voi li potete sicuramente spostare dalla Caserma Ederle e portarli da qualche parte, ma non portarli in combattimento, non possono partire dall'Italia per andare a lanciarsi sull'Iran”. Infatti gli americani prelevarono questi reparti, li spostarono, in una base in Turchia e da lì operarono. Ma su tali questioni di sovranità vi è una grande attenzione da parte governativa.