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27 febbraio 2026

Luigi De Magistris ci ha spiegato perché voterà No al referendum: “Non difendo il Csm, ma la Costituzione. Le correnti? Sono un problema reale, ma questa riforma indebolisce la magistratura”. E sulla propaganda di Fratelli d’Italia…

  • di Michele Larosa Michele Larosa

27 febbraio 2026

Il referendum sulla giustizia si tra trasformando in una lotta sull'equilibrio dei poteri dello Stato. Luigi de Magistris è stato un magistrato e un politico, oggi gli abbiamo chiesto perché ha scelto di votare No alla riforma della giustizia

Foto di: ANSA

Luigi De Magistris ci ha spiegato perché voterà No al referendum: “Non difendo il Csm, ma la Costituzione. Le correnti? Sono un problema reale, ma questa riforma indebolisce la magistratura”. E sulla propaganda di Fratelli d’Italia…

La riforma della giustizia riapre uno dei conflitti più delicati dell’ordinamento italiano: l’equilibrio tra politica e magistratura. Luigi de Magistris ha fatto parte di entrambi. Magistrato fino al 2009, successivamente entra in politica, prima come europarlamentare e poi come sindaco di Napoli. Oggi è uno dei personaggi pubblici schierati sul fronte del “No”, e lo abbiamo intervistato per capire le sue ragioni:

Lei si è schierato pubblicamente per il No, perché boccia la riforma?
Io sono uno strenuo difensore della Costituzione per come è nata dopo il fascismo. La Costituzione deve essere ancora molto attuata ed è stata anche tanto tradita: dalla politica, ma non solo, anche da pezzi di magistratura con la degenerazione delle correnti.
Ma la Costituzione rimane il punto di equilibrio più forte nella separazione dei poteri e quindi continuo a ritenere che quell’impianto sia più che mai attuale e che non vada modificato in una maniera tale che non migliora il funzionamento della giustizia e va a ridimensionare complessivamente la forza della magistratura nella sua autonomia e indipendenza. Questo è il motivo principale: una strenua difesa della Costituzione che deve essere attuata. Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca. Ci sono stati errori, degenerazioni anche gravi, ma non è la Costituzione che è sbagliata: sono le persone che hanno sbagliato.

Una strenua difesa della Costituzione per come è nata dopo il fascismo, ma come risponde a chi dice che la riforma elimina i residui di quel processo inquisitorio proprio del codice fascista?
Credo che la parità tra accusa e difesa nel processo sia un valore assoluto, e vada garantito nel codice di procedura penale e con legislazione ordinaria. Già adesso abbiamo di fatto quasi una separazione delle carriere: c’è una distinzione tra funzioni requirente e giudicante. É talmente rigida che circa l’1% dei magistrati, quindi una percentuale bassissima, passa durante la carriera da una funzione all’altra. Si può rendere questo ancora più rigido con la legislazione ordinaria, si può intervenire affinché la difesa abbia più poteri e ci sia un processo accusatorio più garantista. Su questo sono assolutamente favorevole. Invece non c’è la necessità di andare a colpire la Costituzione per creare un processo accusatorio.

Anche perché a mio avviso, il magistrato del pubblico ministero diventa organo dell’accusa solo quando esercita l’azione penale. Durante le indagini preliminari, invece, il PM è soprattutto un magistrato, un organo di giustizia che deve cercare la verità, anche raccogliendo elementi a favore dell’indagato. Non deve sposare una tesi accusatoria a prescindere, come avviene in altri Paesi con un sistema accusatorio puro dove il PM dipende dal governo o in alcuni casi è addirittura elettivo. A mio avviso in Italia abbiamo un assetto ordinamentale diverso.

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L'ex sindaco di Napoli ed ex magistrato Luigi de Magistris

Recentemente Fratelli d’Italia ha rilanciato una sua vecchia intervista in cui si parlava del Csm e dei problemi delle correnti. Come commenta?
Quella è un’operazione maldestra. Quella è la mia coerenza di sempre. Io non difendo il Consiglio Superiore della Magistratura per come ha operato in alcune sue degenerazioni; anzi, la mia posizione per il no credo sia ancora più forte e coerente. Perché nonostante io abbia pagato sulla mia pelle il tradimento della Costituzione anche da parte di magistrati e soprattutto di appartenenti alle correnti, è quel sistema che va colpito, sono quelle degenerazioni. Adesso mi fa sorridere vedere qualche “sepolcro imbiancato in toga”, che ha avuto e ha ruoli importanti nelle correnti che difende il sistema.

Per quanto mi riguarda anche su questo si poteva intervenire nel passato in modo molto forte anche sul sistema elettorale dei magistrati togati e ipotizzare finanche un sorteggio, ma non farlo con la modifica della Costituzione, separando due CSM e con l'Alta Corte che viene prevista in una composizione molto poco chiara e dove sembra addirittura esserci una rivalsa forte del peso della politica. Quindi se l’obiettivo fosse stato solamente quello di intervenire sulla legge elettorale dei magistrati togati, lo si poteva fare con una legge ordinaria.

Quindi secondo lei il problema non è tanto nei contenuti della riforma, quanto il fatto che vada a toccare la Costituzione?
Il tema delle degenerazioni delle correnti è un tema vero. Se noi siamo arrivati a questo, a prevedere addirittura un sorteggio che rappresenta una sconfitta per un organo elettivo, c'è una responsabilità anche della magistratura. Perché soprattutto dopo vicende molto note, Palamara e tante altre, poco o nulla è stato fatto dalla magistratura per intervenire sulle degenerazioni delle correnti. Quando parlo di degenerazione, intendo un sistema di potere in cui la corrente non è un orientamento culturale e di pensiero ma un luogo di appartenenza. Una specie di partito dove tu vieni protetto. Questo finisce per ledere l’indipendenza dei magistrati, soprattutto quelli non allineati e più indipendenti.

Quindi il problema esiste, ma è la ricetta che hanno trovato che non è buona: modificare la Costituzione significa indebolire l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.

Ha un’idea su quale potrebbe essere la ricetta per far fronte a questi problemi?
Assolutamente. Io sarei intervenuto sulla separazione delle carriere con leggi ordinarie, per rafforzare il ruolo della difesa e mettere al momento dell'esercizio dell'azione penale sullo stesso piano effettivo accusa e difesa. Per quanto riguarda le correnti, intervenendo con una legge ordinaria che va a modificare in maniera pregnante la modalità con cui le correnti incidono nella elezione dei componenti del Csm. Secondo me si sarebbero potuti raggiungere gli obiettivi dichiarati con legge ordinaria. Invece, il non detto di chi vuole il sì è che questa riforma mira a colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, aumentando il controllo della politica sul CSM. Perché poi quando parliamo di degenerazioni delle correnti parliamo di degenerazioni di cui spesso la politica si è approfittata. Nel mio caso non era solo la magistratura delle correnti a non aver tutelato la mia indipendenza ma era un pezzo di magistratura che andava a braccetto con la politica. Ecco che invece l'obiettivo implicitamente dichiarato è quello di avere un Csm in cui la politica pesi ancora di più. E poi, come in tutti i Paesi in cui c’è separazione delle carriere, che un pezzo alla volta si sposti il PM nell’orbita del potere esecutivo. A mio avviso invece il PM non è un superpoliziotto, non è solo un investigatore ma è un magistrato che ricerca la giustizia.

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