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Ma Carlo Conti lo sa che Irina Shayk è citata ben 40 volte negli Epstein Files per presunti appuntamenti con il sadico miliardario amico di Trump?

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

  • Foto: Ansa

27 febbraio 2026

Ma Carlo Conti lo sa che Irina Shayk è citata ben 40 volte negli Epstein Files per presunti appuntamenti con il sadico miliardario amico di Trump?
Inni alla pace e coreografie innocenti, ma a Sanremo irrompe Irina Shayk, la supermodella russa che affiora in decine e decine di mail dirette a Jeffrey Epstein per organizzare i suoi numerosi appuntamenti con il gentil sesso. A Sanremo, però, come se niente fosse si parla di pace senza dire chiaramente che a Gaza è il deserto e in Ucraina si continua a combattere per il volere di quel potere profondo che gli Epstein Files descrivono fin troppo bene

Foto: Ansa

di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

In questo frangente storico dire pubblicamente “mettiamo fine alla guerra” significa due cose. “Fermate il genocidio a Gaza” e “che l’Ucraina smetta di difendersi dalla Russia”. Ora, ognuna di queste due dimensioni ha un livello di lettura ulteriore. “Heal the World” di Micheal Jackson (che secondo Marlon Brando era un pedofilo e figura molte volte negli Epstein Files) vuol dire solo una cosa. Ricostruiamo un deserto chiamato pace, realizziamo la Riviera Gaza di Trump e mettiamo fine alla guerra dell’Ucraina contro la Russia. Ovviamente senza esporsi troppo, non vorrete che qualcuno vi prenda sul serio, no? “Vogliamo tutti un mondo senza guerre, e lo vogliamo per loro” dice Laura Pausini dopo aver cantato “Heal the world” (ripetiamo, sospettato di essere pedofilo). Loro chi? Parla dei bambini, ma quando dice “vogliamo tutti”, bisogna domandarsi “tutti chi?”. Gli Usa di Donald Trump (che nel frattempo ha buona parte del suo arsenale militare schierato di fronte all’Iran), la Russia di Vladimir Putin e Israele di Benjamin Netanyahu. E’ questo il triangolo diplomatico che oggi decide com’è che si parla di pace nel mondo. Intanto, i bambini del coro dell’Antoniano di Bologna e del coro di Caivano, vengono presi per mano da mamma Pausini, battono le mani sorridenti, ingenui e felici e prendono a cantare, su invito di Carlo Conti, “le tagliatelle di nonna Pina”. Ma perché tutto questo giro di parole? La prendiamo alla lontana, intanto seguite insieme a noi la terza serata del Festival di Sanremo.

Jeffrey Epstein Ansa
Mr. Jeffrey Epstein Foto Ansa

Accompagnati fuori dal palco i bimbi, che è tardi, è bene vadano a nanna, e allora la scalinata s’illumina color magenta e in un abito molto sexy, tutto nero con il berrettino con la visiera, appare Irina Shayk, che è di origine russa. Non è certo una colpa nascere in Russia. Non siamo di certo razzisti, né xenofobi, né fascisti. Carlo Conti ci ha detto che non ne capisce niente di politica, e dunque è forse per questo che si compiace sornione della bellezza di Shayk, che ripetiamo, è una modella di origine russa. Il Festival di Sanremo viene citato in quattro documenti degli Epstein Files. Viene solo citato, ma non c’entra niente con quella storia. Viene citato solo en passant in alcune collazioni di informazioni e dunque è una presenza del tutto collaterale. E allora? Cosa c’entra? Niente. E’ solo che scegliere proprio Irina Shayk che negli Epstein Files, invece, viene citata in 40 documenti in modo diretto e abbastanza chiaro, forse non è proprio un’idea furba. Allora forse è vero che Carlo Conti, come ci ha detto l’altro in conferenza stampa, non ne capisce niente di politica. Il primo documento in cui viene citata Irina è l’EFTA02024486 in cui Ramsey Elkholy scrive a Jeffrey Epstein “any interest in meeting Irina Shayk one day this week? Date: Tue, 31 Jan 2012 07:05:14 -05000 Subject: From: [email protected]”. Ma ecco, pure nell’EFTA02011451, una mail diretta a Epstein in cui si legge “barbro is touching base…she says she is hoping to see you tomorrow afternoon along with Andrew Hessel… Please advise” e poi una lista di appuntamenti per un certo 14 febbraio tra i quali “Appt w/Irina Shayk (Ramsey’s friend)”.

Irina Shayk Sanremo 2026 Ansa
Irina Shayk che scende l'iconica scalinata dell'Ariston Foto Ansa

Ma pure l’EFTA00929422 parla abbastanza chiaramente degli appetiti di Epstein per la speciale ospite della kermesse sanremese in questo delizioso 2026. “Hello Ramsey. Hope you are well. Jeffrey is in town this week and would like to meet Irina Shayk. Might you and Irina be available at 5:30 tomorrow 14th? Or sometime during the day on Wed. 15th? Talk with Irina and let me know what works...you can give me some days/times as well...If the weekend is better, that is fine also....but lets do get something on the calendar!”. Ecco, il caso Epstein è un caso di spionaggio, ricatto e traffico di esseri umani internazionale in cui le ragazze di origine russa hanno un ruolo fondamentale. Utilizzate come strumenti per ricattare gli oscuri potenti finiti nella rete del magnate Epstein. Troppo spesso come testimoniano i milioni di documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano, queste donne poi sono state abusate, torturate e anche uccise con riti inquietanti. Ma torniamo nella soleggiata Sanremo. La sequenza delle parole utilizzate dal presentatore di un Festival che da quest’anno da Rai Play può essere seguito in diretta anche al di fuori dei confini italiani, è certamente pesata nei minimi dettagli. Se dopo l’apparizione di Shayk è il turno di Sal Da Vinci, grandissimo cantante dal passaporto italiano e americano che canta “per sempre sì”, un pezzo irresistibile in cui il tema è la fedeltà eterna, di una scelta meravigliosa, ma così difficile in tempi così bui e senza speranze come quelli in cui viviamo. Ecco, dopo la sua canzone, Carlo Conti lancia un monito ai ggiovani, grazie alla testimonianza di Paolo Sarullo, ragazzo che dopo un’aggressione ha perso l’utilizzo delle gambe e delle braccia, contro la violenza. E anche contro il femminicidio, contro la possessività del maschio nei confronti della femmina. “Ragazzi, se lei vi dice di no è no”. Bene, forse Irina Shayk di uomini che un semplice no non lo accettano, uomini a cui un semplice no scivola addosso senza lasciare tracce, ne sa qualcosa. Sarebbe bello domandarlo a lei, che non dovrebbe essere utilizzata solo come testimonial della bellezza globale, ma come testimonial universale di è finita nel mirino di una rete profonda di un potere sconfinato e malato che ricorda un po’ troppo il Salon Kitty di Tinto Brass, per altro ispirato a una storia vera, ambientata nella Germania di Adolf Hitler.

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