È ben chiaro che tutto questo pasticciaccio sulla Lazio, Lotito, Maiolini e Masi sia ben più profondo di un semplice articoletto di giornale scritto nientemeno che da Luigi Bisignani sul quotidiano Il Tempo. È abbastanza chiaro pure che il reato ipotizzato nei confronti degli indagati, ovvero la manipolazione del mercato sul titolo della S.S. Lazio non sia una cosa da niente. Poi, certo, le indagini sono in corso e la giustizia farà il suo corso, definendo le precise responsabilità di ciascuno. Però, ecco, se i nomi degli indagati sono già stati fatti da gran parte della stampa, un personaggio presente nelle carte dell’inchiesta e di cui praticamente non si parla – naturalmente perché non risulta indagato – è quello del tenace direttore del Tempo, Daniele Capezzone, che con questa storia, almeno sul piano giudiziario, non c’entra niente. Ex segretario dei Radicali Italiani ed ex deputato, oltre che giornalista e direttore di lunghissimo corso e invincibile opinionista, Capezzone, dopo essere stato direttore editoriale di Libero, da dicembre 2025 ha preso il posto di Tommaso Cerno alla direzione del quotidiano che si affaccia su Montecitorio. Il 31 maggio 2026 pubblicava sul suo quotidiano il pezzo di “Bisi” intitolato “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia”. L’articolo conteneva quella che gli inquirenti considerano una notizia falsa, cioè l’esistenza di una presunta offerta d’acquisto della Lazio da parte di JPMorgan per 450 milioni di euro. E non solo. Il 19 giugno Capezzone decideva pure di lanciare l’ex “manager del potere nascosto” come curatore della rubrica “Laziale alza la voce”, invitando direttamente i tifosi a scrivere a Bisignani.
È tra le prerogative di un direttore scatenare il caos. Capezzone, tra l’altro, oltre a essere un grande appassionato di calcio, non tifa per alcuna squadra in particolare. “La mia simpatia va di volta in volta a chi gioca meglio” sono parole sue, rilasciate, ad esempio, a Ju29ro.com il 29 settembre 2009. Qui il direttore si diceva convinto del fatto che le quotazioni in Borsa delle società di calcio avrebbero potuto essere più solide se solo fossero state proprietarie anche degli stadi e avessero avuto un merchandising più consistente. “E poi resto convinto che la vera svolta sarebbe quella dell’azionariato popolare, con i tifosi-azionisti chiamati ad eleggere i dirigenti sulla base di precisi programmi, come in Spagna”. Una formula che ricorda vagamente quella proposta da Bisignani nei suoi articoli per Il Tempo oggi al centro dell’inchiesta. Infatti il direttore Capezzone, entusiasta di questa posizione di Bisignani, annunciava la rubrica da lui curata come “un vero salto di qualità” del dibattito alimentatosi sulla Società Sportiva Lazio. Una Lazio che, poco meno di due settimane dopo, il 2 luglio 2026, avrebbe visto partire da Ponte Milvio un enorme corteo di protesta diretto verso piazzale Ankara e lo stadio Flaminio, con gli Ultras Lazio, eredi della stagione degli Irriducibili, insieme a migliaia di tifosi e a personaggi di un certo livello. Il cantante Briga, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, nientemeno che la pop star malinconica Tommaso Paradiso e, infine, il presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi (indagato nell'inchiesta). Briga, Masi e Paradiso salirono anche sul palco allestito al termine della manifestazione.
È chiaro che il direttore di un giornale, oltre a essere libero di scegliere la propria linea editoriale, è tenuto a raccogliere notizie. Certamente questa storia dei tifosi laziali imbestialiti con il senatore di Forza Italia Claudio Lotito è tutta da raccontare. E perché, dunque, non farla raccontare dal basso? Cosicché, nel lancio della rubrica di “Bisi”, Capezzone invitava tutti i sostenitori della Lazio a inviare alla redazione del Tempo “idee, opinioni e consigli”. A selezionarli e poi pubblicarli ci avrebbe pensato proprio Luigi Bisignani, che avrebbe anche risposto personalmente ad alcuni dei messaggi. Cosa c’è che non va in tutto questo? Forse ai pm non piace la linea editoriale del Tempo? O forse sono troppo “laziali” per non vederci qualcosa di male?