Fabrizio Piscitelli avrebbe compiuto 60 anni il 2 luglio 2026. Diabolik è stato il leader della curva Nord della Lazio, narcotrafficante e uomo vicino al clan Senese. Capo ultras e criminale. Una doppia vita al limite, finita con un omicidio: Piscitelli viene ucciso al Parco degli Acquedotti con un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto 2019. La verità giudiziaria non ha ancora stabilito chi è il killer: Ramon Calderon, condannato in primo grado, è stato poi assolto in Appello. Ancora oggi il vessillo di Piscitelli, la maschera di Diabolik, viene esposto dai tifosi biancocelesti all’Olimpico. E nel giorno del suo compleanno il popolo laziale si è riunito a Ponte Milvio per l’ennesima volta, contro Claudio Lotito, il presidente odiatissimo. “Libera la Lazio”, scrivono sugli striscioni. La protesta va avanti da tempo, con le bandiere esposte, i cori e il boicottaggio dello stadio, rimasto quasi vuoto per tutta la stagione, salvo qualche eccezione. Gli ultras hanno già annunciato che la campagna abbonamenti per la prossima stagione sarà sabotata. Sono circa 10mila a Ponte Milvio (qualcuno dice il doppio), puntano il Flaminio, l’arena della rinascita annunciata e allo stesso tempo, secondo i tifosi, di promesse impossibili da mantenere. Insieme al corteo biancoceleste ci sono anche il presidente della Regione, Francesco Rocca, e Luigi Bisignani, editorialista de Il Tempo che dal palco ha lanciato la proposta dell’azionariato popolare, lanciando poi un messaggio alla politica: “La politica non deve rimanere in silenzio, perché questo è un popolo che sta facendo, con grande signorilità e pacatezza, una protesta condivisibile. E non solo dai tifosi della Lazio: anche quelli del Torino hanno seguito il nostro esempio. Il pensiero va anche all'azionariato popolare come possibile soluzione”.
Sempre Bisignani ha ringraziato il direttore del Tempo, Daniele Capezzone, che sulle pagine del quotidiano ha lanciato l’iniziativa “Laziale alza la voce”, uno sportello per i tifosi biancocelesti per proposte, critiche, idee sul nuovo corso della Lazio. Vincenzo Bisbiglia sul Fatto Quotidiano invece guarda alle spalle del corteo e rivela che dietro alla Noi Oltre 365, la società che produce il materiale per la protesta (già sotto l’occhio del Nucleo Investigativo di Roma), ci sarebbe anche Alessia Abramo, figlia di Ettore detto “Pluto”, narcos e fedelissimo di Diabolik Piscitelli, già in carcere per l’inchiesta Grande Raccordo Criminale, con contatti che conducono fino al clan Senese e al boss Michele “O Pazz”. Peraltro alcune persone riconducibili all’ala di Pluto si erano rese protagoniste di minacce al giornalista di Domani, Nello Trocchia, finito sotto scorta dopo i messaggi intimidatori.
L’articolo di Bisbiglia è uscito oggi e già in mattinata la pagina Instagram della Brigata Lazio ha pubblicato un post rivolto al giornalista del Fatto: “Una pagina davvero triste per tutto il mondo del giornalismo. I castelli di carta si scontrano con la realtà dei fatti: la recente sentenza del 2026, che ha assolto gli esponenti degli Irriducibili nel processo iniziato lontano nel 2006, ha definitivamente smontato i teoremi accusatori, dimostrando la legittimità dell’operato di chi ha sempre agito per l’interesse della Lazio e dei Laziali. I giochi sono finiti”. Il riferimento degli ultras è alla sentenza del 7 maggio della Corte d’Appello che ha escluso i sei Irriducibili dall’accusa di aver forzato Lotito a vendere tramite minacce. Come detto, però, gli investigatori della Capitale stanno comunque lavorando sulla filiera che da Noi Oltre arriva fino alla protesta.