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3 luglio 2026

Perché il governo Meloni si è innamorato dell'India? Tajani firma la prefazione del libro del ministro degli esteri indiano, Modi fa quella della biografia di Giorgia. Dietro ci sono valori condivisi, accordi politici e... tanto business

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

3 luglio 2026

È appena uscito in Italia l'ultimo libro scritto dal potente ministro degli Esteri dell'India Subrahmanyam Jaishankar. Non preoccupatevi se questo nome non vi dice niente. Chiedetevi semmai per quale motivo la prefazione di “Perché l'India conta?”, pubblicato da Rubbettino, sia stata fatta da Antonio Tajani. La risposta è semplice: tra Roma e Nuova Delhi è sbocciato l'amore, geopolitico si intende. C'è la comune volontà di arginare la Cina. C'è una certa idea di sovranismo condiviso. E pure il desiderio italiano (ma anche europeo) di incrementare le relazioni economiche con il gigante asiatico che continua a crescere

Foto: Ansa

Perché il governo Meloni si è innamorato dell'India? Tajani firma la prefazione del libro del ministro degli esteri indiano, Modi fa quella della biografia di Giorgia. Dietro ci sono valori condivisi, accordi politici e... tanto business

Un anno fa l'autobiografia di Giorgia Meloni, “Io sono Giorgia”, è stata pubblicata in India arricchita da una prefazione prestigiosa: quella di Narendra Modi, niente meno che primo ministro del Paese più popoloso del pianeta. Se non è stata una sorta di benedizione poco ci è mancato. Del resto i rapporti personali, oltre che politici, tra la premier italiana e Modi sono eccellenti. Ogni volta che i due si sono incontrati, che fosse per la Cop28 di Dubai o per il G7 in Puglia, è uscita fuori una gag simpatica; su tutte il soprannome Melodi, la fusione di Meloni e Modi, nato spontaneamente sul web dopo vari selfie postati sui social. “La sua convinzione nella difesa del proprio patrimonio culturale, pur interagendo con il mondo su un piano di parità, rispecchia i nostri valori”, ha scritto il premier indiano nel libro meloniano, aggiungendo di considerare la leader di Fratelli d'Italia una “patriota e una leader contemporanea eccezionale”. A distanza di un anno c'è un altro libro che scalda ulteriormente il legame italo-indiano. Rubbettino ha appena pubblicato nel nostro Paese l'ultimo volume di Subrahmanyam Jaishankar, potentissimo ministro degli Esteri dell'India, l'architetto diplomatico del Paese asiatico nonché braccio destro di Modi. C'è di più, perché il saggio “Perché l'India conta” è arricchito dalla prefazione di Antonio Tajani.

Libro India
"Perché l'India conta" di Subrahmanyam Jaishankar Rubbettino

Di che parla il libro di Mr. Jaishankar? Del nuovo ruolo occupato dall'India sulla scena globale. Di una nazione che non ha più alcuna intenzione di far parlare di sé soltanto per la clamorosa dicotomia tra povertà e ricchezza, o per la sua ascesa macroeconomica, ma anche e soprattutto per la sua rinnovata capacità di incidere sull'agenda internazionale da protagonista. Evidente l'impronta nazionalista sin dal titolo principale dell'opera, “Why Bharat Matters”, con quel Bharat utilizzato al posto di India sulla scia del progetto, ultra nazionalistico appunto, avallato da Modi e dal suo partito Bharatiya Janata Party, con velati richiami all'ideologia dell'Hindutva (che attribuisce un ruolo centrale alla civiltà hindu nell'identità nazionale) e, secondo alcuni, alla volontà di allontanare l'immagine di uno Stato pluralista e multiculturale. In ogni caso, Jaishankar intende convincere il pubblico – sia indiano che internazionale – del fatto che l'ascesa del suo Paese rappresenti un benefico per il mondo. Tajani avalla questa tesi, descrive l'India come una democrazia dinamica (per alcuni non sarebbe più una democrazia da quando Modi è salito al potere, ma dettagli) e insiste sul rapporto che unisce Roma e Delhi, con interessi strategici convergenti sul fronte del commercio, dell'innovazione, dell'energia, dello Spazio e della Difesa. Il ministro degli Esteri italiano non è invece entrato nel merito delle tesi più controverse del volume, tipo le critiche di Jaishankar sui doppi standard usati dall'Occidente in politica estera, sulla tendenza occidentale a impartire lezioni di democrazia agli altri e sulle falle dell'ordine globale nato nel 1945.

 Antonio Tajani e Subrahmanyam Jaishankar
Antonio Tajani e Subrahmanyam Jaishankar Ansa

Il doppio “featuring letterario” tra Modi-Meloni e Jaishankar-Tajani serve, dunque, a rilanciare il legame italo-indiano e pure quello tra Delhi e Bruxelles. Roma si è allontanata dalla Cina e adesso spera di trovare nell'India un degno sostituto del Dragone. Nel 2023, del resto, i due Paesi hanno firmato partenariato strategico, mentre è ancora freschissimo l'accordo di libero scambio siglato tra l'Ue e il gigante asiatico. L'India rappresenta un mercato in rapida crescita e un partner sempre più rilevante per il sistema industriale italiano, soprattutto nei settori della difesa, dell'aerospazio, del cyber, dello spazio e delle tecnologie avanzate. A rafforzare questa convergenza c'è anche il progetto India-Middle East-Europe Economic Corridor, il corridoio infrastrutturale che punta a collegare India, Medio Oriente ed Europa, offrendo un'alternativa alle rotte dominate dalla Cina e consolidando il ruolo dell'India come snodo strategico delle nuove catene globali del valore. In questo caso le convergenze valgono più delle divergenze.

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di Federico Giuliani Federico Giuliani

I am Giorgia

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