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17 aprile 2026

Ma che cosa c'era nelle cassette di sicurezza svaligiate alla Credit Agricole di Napoli? Soldi, gioielli, i “ricordi di una vita” e (forse) documenti preziosi. Qual era l'obiettivo dei rapinatori

  • di Michele Larosa Michele Larosa

17 aprile 2026

I rapinatori di Napoli sono scesi nel caveau e hanno svaligiato le cassette di sicurezza a macchia di leopardo. Ma c'era un obiettivo ben preciso? Nessuno, neanche la banca, può saperlo...

Foto di: Ansa

Ma che cosa c'era nelle cassette di sicurezza svaligiate alla Credit Agricole di Napoli? Soldi, gioielli, i “ricordi di una vita” e (forse) documenti preziosi. Qual era l'obiettivo dei rapinatori

Guardando le immagini del caveau della Credit Agricole di piazza delle Medaglie d'Oro a Napoli non può non tornare alla mente la "rapina del secolo" compiuta da Massimo Carminati a Roma nella notte tra il 16 e il 17 luglio al caveau della banca interna al Tribunale di Roma. Le cassette di sicurezza, quei pochi centimetri apparentemente inviolabili, segreti, neanche la stessa banca ne conosce il contenuto. Le immagini immediatamente successive alla fuga dei rapinatori di Napoli ce le mostrano aperte, divelte, alcune per terra. Sono aperte a macchia di leopardo, qualcuna sì e qualcuna no, proprio come a Roma. Secondo la vulgata Carminati quella notte non era un cassettaro qualunque alla ricerca di contanti. In mano aveva un foglio di carta con una lista di nomi, scritti a penna in rosso: magistrati, avvocati, cancellieri. Delle 990 cassette presenti nel caveau, ne vennero trafugate 147, di proprietà di figure di spicco come avvocati, magistrati e cancellieri, per una stima totale di 17 miliardi di lire e una quantità mai stabilita di documenti. In tribunale l'accusa del tentativo di ricattare i giudici con i documenti acquisiti nel furto è caduta, ma rimane una versione affascinante. La domanda ora è: cosa c'era nelle cassette di sicurezza della Credit Agricole del Vomero?

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Questa mattina centinaia di clienti della banca si sono affollati di fronte all'ingresso. Vogliono sapere se la loro cassetta sia stata toccata. Si mettono in fila, entrano uno alla volta, scendono nel caveau e controllano personalmente. "L'hanno aperta con il cacciavite", dice una cliente intervistata fuori dalla banca. Forza bruta, niente sofisticazione. All'interno gli operatori del settore raccontano che si trova un po' di tutto: gioielli di famiglia, orologi di lusso — Rolex, Cartier, Patek Philippe — monete antiche, mazzette di contanti, titoli al portatore, assegni postdatati. Ma anche documenti: contratti, testamenti, atti notarili. Tutto ciò che si vuole tenere al riparo da occhi indiscreti o da furti domestici. C'è chi ci mette lingotti d'oro, chi hard disk con backup di dati sensibili, chi semplicemente le fotografie di una vita che non vuole rischiare di perdere in un incendio. Una delle vittime, Giampiero Lavaggi, racconta ad Affari Italiani che nella sua cassetta: "C'erano i ricordi di una vita di una famiglia".

L'impressione è che i rapinatori abbiano scelto di aprire le cassette per una maggiore praticità. Gli armadi blindati, molto più difficili da aprire, infatti non sono stati toccati. L'ipotesi è comunque quella di un bottino da un milione. La copertura assicurativa standard del Crédit Agricole si ferma a 52.000 euro per cassetta. Per valori superiori, il cliente può stipulare una polizza integrativa, fino a un massimale di 155.200 euro. Ma quasi nessuno lo fa: il contenuto dichiarato alla banca è spesso molto al di sotto di quello reale. Questo significa che molte delle vittime di piazza Medaglie d'Oro, oggi, si trovano a fare i conti non solo con il furto, ma con una copertura assicurativa insufficiente. Detto questo, è bene non cedere alla tentazione del mistero facile. I rapinatori di Napoli con ogni probabilità erano interessati a quello che si trova in quasi tutte le cassette di una filiale di quartiere: contanti, oro, gioielli. Bottino prezioso ma ordinario.

Eppure la domanda rimane. Non perché ci sia necessariamente qualcosa di oscuro tra quelle cassette sventrate. Ma perché nessuno, nemmeno adesso, può rispondere con certezza. La banca non lo sa. Gli investigatori stanno ancora indagando. E i proprietari — alcuni di loro — potrebbero non dirlo mai.

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