Il caso della campagna per il no al referendum che ha coinvolto gli atleti di curling è l’ennesima questione da archiviare nel fascicolo “caz**te d’Italia”, va bene. Ma perché il centro è così sofferente? Forse perché da quando questo tenta di spostarsi verso l’estrema sinistra, come il caso della scelta di comunicazione sposata da Elly Schlein, fallisce. Se a destra suona uno squillo di tromba con Vannacci, che si sposta a destra, la segretaria del Pd si circonda di esperti di settore fedeli all’estrema sinistra. Non è una questione di yes men con la tesserina politica, ma la paranoia dell’accerchiamento che si riflette sulle proprie scelte di comunicazione che lasciano intendere che data la fatica di Schlein, tenere la guardia alta e gli occhi aperti anche sulle piccole cose diventa difficile. Eppure il responsabile della comunicazione di Schlein, Flavio Alivernini non è certo un parvenu in questo mondo, ma il punto è che comunque si tratta di un “marziano della comunicazione”, come l’ha definito l’Espresso, noto per suo il lavoro svolto come spin doctor al fianco di Laura Boldrini, ai tempi dell’antipolitica grillina, personaggio dal curriculum decisamente di rilievo, ma pur sempre trincerato su posizioni di estrema sinistra. Bei tempi andati, ma pur sempre difficili, come d’altronde quelli odierni nella duplice sfida di Schlein verso il resto del mondo politico italiano e verso il suo stesso partito profondo.
A partire da quella con la sua nemesi Giorgia Meloni e quella con il suo amico-nemico Giuseppe Conte, sempre pronto a fregarla. In più la Schlein, accerchiata com’è fra i suoi ha visto restringersi il suo cerchio magico ad un triangolo, per citare un articolo della storica rubrica “Passeggiate romane” pubblicato nel febbraio 2025 sul Foglio. Schlein fa quadrato contro i vari Prodi, Franceschini e vecchia guardia con un quadrato a cui manca un lato: Marco Furfaro, che su Tiktok va forte e fedelissimo di Elly sin dal principio; Igor Taruffi, capo dell’organizzazione del Pd che addirittura è il responsabile ombra degli Enti locali, ruolo che spetterebbe a Davide Baruffi che però è un uomo di Bonaccini; infine abbiamo Flavio Alivernini. Dal 2020 Schlein e Alivernini si guardano le spalle a vicenda e non c’è parola pronunciata dalla Schlein che non sia passata dal parere positivo del marziano amico. E’ forse la scelta di Marte che non è vincente, perché Marte si sa, è fascista, Corrado Guzzanti insegna. E allora da Marte torniamo sul grigio pianeta Terra, alle Olimpiadi Invernali, alle telecronache imbarazzanti come quelle di Petrecca e al referendum sulla riforma Nordio. Non è sbagliato sospettare alla luce di quanto raccontato fin’ora, che dietro a questa gaffe vi sia non altro che una banalissima miopia ideologica, ben semplice da correggere.
Scegliere il curling come spot per il No al referendum come suggeriva un collega in riunione è come andare a scegliersi una disciplina olimpionica come simbolo di una certa parte politica. Un po’ come accadde per lo sci di fondo, non certamente roba da destroidi come invece il biathlon e i suoi fucili Beretta. Se dunque non si muove foglia che Alivernini non voglia, certo, è interessante capire come s’interfacci Alivernini con il responsabile social, ma forse è pure superfluo. Guglielmo Masin, scelto dalla Schlein per svecchiare la comunicazione social fu già collaboratore di Alessandro Zan, 35enne padovano, è l’uomo dietro la campagna social del ddl Zan che ha raggiunto numeri da capogiro, ma di cui si sa poco o nulla di lui o del suo curriculum, a parte del fatto che sia stato il responsabile della comunicazione della segreteria provinciale padovana del Pd nel lontano 2018. No social, no Linkedin, nulla. E sì, l’Espresso ha ragione a scrivere che si tratta di “una politica sempre più orientata ai post e lontana dai comunicati stampa”, ma forse il punto è proprio la tendenza che investe il potere di qualunque bandiera politica. La sindrome dell’accerchiamento, la paranoia ed infine, la morte per asfissia.