Leonardo Maria Del Vecchio, l’imprenditore che vuole aprire l’editoria come una scatoletta di tonno partendo da... i refusi. Ieri ha visto la luce la prima creatura editoriale del novello innovatore dell’editoria italiana. Il nuovo QN targato LMDV è uscito nelle edicole ed è stato lanciato in un’esclusivissima cerimonia alla “Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea” di Roma. Al centro, più che il nuovo QN, c’è lui, abito blu e occhiale di rappresentanza, a fare gli onori di casa ad una platea iperselezionata. Ci sono tutti, c’è la premier Giorgia Meloni, c’è il presidente del Senato Ignazio La Russa, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi, Gianni Letta. Ma il salotto buono si sa, quando serve, non conosce colore politico, e allora presenti anche le opposizioni: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Angelo Bonelli, che i superricchi gli fanno schifo ma a giorni alterni. E ancora Piantedosi, Bernini, Giovanni Malagò. Un parlamento in miniatura praticamente.
A restare fuori, piccolo dettaglio, sono i giornalisti del nuovo QN, curioso. Per fare spazio alla politica, che dalla stampa dovrebbe stare lontana, ma a Roma era presente in blocco. C’è l’amico Fedez, che a Pulp fa le domande sull’inchiesta su Unipegaso e avrebbe potuto farne qualcuna anche al direttore di QN Media Mario Orfeo, anche lui indagato dalla Procura di Napoli.
Ad ogni modo, LMDV ha parlato poco, ha preferito lasciare fare il suo giornale e i suoi “uomini” Agnese Pini e Mario Orfeo. E credo bene, l’avete vista la sua intervista a RTL?! Poi il nuovo QN, lo abbiamo detto, è particolarmente bello e curato, soprattutto nella forma. Ma anche nelle poche frasi LMDV è comunque riuscito a lasciare il segno. “Voglio fornire un’informazione di qualità senza errori grammaticali e lessicali”, e non vorremmo dargli un consiglio, ma allora basterebbe l’intelligenza artificiale. Come se poi il male dell’editoria italiana fossero gli errori grammaticali, e non i conflitti di interessi di cui lui stesso è portatore (e l’evento di ieri ne è stato una rappresentazione plastica). Poi, dice di voler fare “Un giornale coraggioso che parlerà ai nostri figli”. Sul suo QN si scrive che ogni giornale “lo racconta a modo suo, ora come imprenditore, ora come filantropo, perfino come dj”. Si dimentica di playboy. Comunque, anche un po’ meno. QN rimane un giornale. Bello, fatto bene, ma niente di rivoluzionario. Eppure, a vedere la serata di Roma, sembrava la rivoluzione dell’editoria italiana, con il beneplacito di mezza politica. Che, come premessa, non è un bel segnale. Vedremo...