Che l’alta Padania del pavese sia terra di sceriffi mancati non v’è dubbio. Basta prendere il caso dell’assessore della Lega Massimo Adriatici che qualche tempo fa sparò a bruciapelo ad un clochard a Voghera usando proiettili ad uso militare. Ma a quanto pare è un sentimento comune, una sorta di febbre. Il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa, pur esso leghista e in carica dal 2020, ha dichiarato in un’intervista al Corriere che per contrastare il fenomeno dei maranza ci vorrebbe un’Ice italiana attraverso una sorta di corpo speciale antimaranza. Il tempismo non è dei migliori, dato che tale dichiarazione è arrivata dopo che a Minneapolis uno degli agenti dell’Ice hanno sparato a bruciapelo ad una signora che era per altro regolarmente residente negli Stati Uniti per una semplice incomprensione. Desideriamo anche noi questo in Italia? A quanto pare sì, ma chissà quale forma potrebbe acquisire. Qualcosa di vagamente macchiettistico, ma non certo innocuo. Qualcuno di sua spontanea volontà, su mandato di chi non è dato sapere, ci ha provato.
Prima gli Articolo 52 (da non confondere con gli Articolo 31, mi raccomando), che tutti vestiti di nero se ne vanno per i navigli a menare i maranza, che a loro volta poi menano e accoltellano i meglio rampolli della borghesia milanese. Poi la sua evoluzione in veste civile e non armata, quella dei Patrioti Italiani di Frank Mascia, che sono stati cassati sul nascere dai niet delle varie Questure a proposito dei loro vari raduni, l’ultimo a Torino a dicembre, poi annullato. Comunque continuano ad esistere e solidarizzano sempre di più con alcuni influencer di origine albanese che si professano nuovi paladini anti-maranza. Negli Stati Uniti l’Immigration and Customs Enforcement venne concepito da George W. Bush nel 2003 a seguito dell’11 settembre. Qui in Italia grazie a Dio un attentato del genere non c’è mai stato, forse proprio grazie all’ecumenismo del Vaticano, che però ad oggi è “amerigano”, dunque staremo a vedere fino a che punto l’eredità e gli insegnamenti di Papa Francesco verranno raccolti soprattutto a proposito di dialogo interreligioso. Sempre negli States, dopo Bush Barack Obama, il presidente più “abbronzato” di tutti, come disse Silvio Berlusconi, non si limitò nell’utilizzo dell’Ice, rimpatriando 2,4 milioni di irregolari e criminali, ma secondo una strategia ben diversa da quella attuale, che dava priorità al rimpatrio degli irregolari al confine (per farvela breve). Trump, però, se n’è innamorato perdutamente estendendo la remigrazione a tutti gli irregolari presenti sul territorio, dando il via ad una remigrazione coatta in contesto di militarizzazione progressiva della società americana che va detto, si professa campionessa di democrazia mondiale, ma non ha nulla da invidiare alla Germania nazista, per certi versi, non tutti eh.
Guardatevi le foto scattate da Dora Lange a proposito dei campi di concentramento per asiatici eretti nel deserto della Sierra Nevada, nel Wyoming, in Idaho, nello Utah, in Arizona e nell’Arkansas in seguito a Pearl Harbor, dove tutti gli americani di origine giapponese vennero deportati indistintamente, senza dare grosse spiegazioni, meramente per una questione razziale. Le foto di Dora Lange sono rimaste censurate negli Stati Uniti fino al 2020, ma non solo lei ha denunciato certe derive inquietanti della democrazia americane. Come racconta Woody Allen in un film molto triste, “Il prestanome”, in America se anche solo eri sospettato di essere comunista, non potevi scrivere per la tv, per i giornali, fare l’attore e potevi essere messo in mezzo alla strada da un momento all’altro su decisione di un comitato ad hoc che somigliava vagamente alla psico-polizia di Orwell. Ma sarebbero troppi gli esempi e Trump non è certamente un ipocrita e conosce bene la storia della sua nazione. Non ne fa mistero e anzi spudoratamente quello che l’America profonda vuole lui gliela dà, ovvero remigrazione, lotta al terrorismo, ai comunisti ovunque essi siano. Un miliardario di New York amato da quei Rednecks dalle mani spesse di contadini, appassionati di armi dal grilletto facile e che custodiscono gelosamente la bandiera della confederazione americana nemmeno in soffitta, ma sventolante dai balconi delle loro case in legno con le loro staccionate ritinteggiate di bianco per pochi cents dal caro Uncle Berry Finn. Cosa c’è di diverso dai nostri cari leghisti? Quest un’intuizione va riconosciuta alla rivista neo-futurista e accelerazionista ilBlast, che spiega bene come i leghisti nostrani siano in fin dei conti dei Rednecks della Padania. Il punto è che la Lega Nord di Miglio, di Bossi che volevano la secessione grazie ai danari della Germania non c’è più.
Ormai la Lega di Salvini ha preso tutta un’altra deriva, da nazionalista a secessionista, è rimasta al potere e si è calabresizzata oltre che radicalizzata. Pensate che il sindaco Ceffa di cui si parlava all’inizio, al Corriere ha detto che “certamente non è possibile risolvere questi problemi solo con la polizia locale, però servirebbero nuove regole d’ingaggio molto più dure, sulla linea di quanto viene attuato negli Stati Uniti sotto la presidenza Trump: agenti armati, blindati, con attrezzature tecniche adeguate e conseguenti arresti”. Massì, se c’è un problema e non sai come risolverlo, puoi sempre farci campagna elettorale gettando benzina sul fuoco di quelle fratture etniche che andrebbero curate piuttosto che infettate da retorica spicciola. Se c’è un problema e non sai come risolverlo, dunque, puoi sempre decidere di arrestarlo no? Ma caro Ceffa, tutta questa storia è un po’ come l’avanzare della stempiatura o della caduta dei capelli, l’unica cosa che l’arresta davvero, è il pavimento.