Erano stati promessi dei Giochi a costo zero, sarà davvero così? Direi proprio di no. O meglio, a dirlo è il Fatto Quotidiano con un approfondimento uscito questa mattina. Le Olimpiadi di Milano Cortina ci erano state presentate come un progetto virtuoso dal punto di vista amministrativo. La dimostrazione che i Giochi possono essere fatti anche senza creare buchi neri nelle finanze pubbliche. In una sinergia fra pubblico e privato che avrebbe dovuto ammortizzare i costi e garantire la buona riuscita dell'evento. Secondo quanto prospettato nel 2019 solo due opere si sarebbero dovute realizzare da zero: il nuovo Villaggio Olimpico di Milano e l'Arena Santa Giulia. Opere costruite a carico dei privati che le avrebbero poi sfruttate in accordo con il pubblico. Poi solo ammodernamenti e ristrutturazioni di opere già esistenti. Ma le spese prospettate inizialmente sono lievitate a dismisura a causa degli extracosti. Il piano degli interventi pubblici sportivi era infatti stato prospettato a 204 milioni di euro, per poi crescere fino a 945 milioni. Qualche esempio? I costi per lo stadio di Cortina sono cresciuti dai 7,6 milioni iniziali agli attuali 20, per il biathlon ad Anterselva da 4,7 a 55 milioni, a Bormio si è passati da 7 a 78 milioni di euro e a Livigno verranno spesi 160 milioni a fronte dei 20,7 preventivati. Extracosti derivanti ufficialmente dal mutamento dello scenario economico e geopolitico avuto dal 2019 ad oggi. Covid e guerre hanno alzato l'inflazione, i prezzi della benzina e dei materiali e dilatato i tempi di realizzazione. In totale secondo il Fatto le “Olimpiadi a costo zero” dovrebbero costare in realtà allo Stato circa 7 miliardi. Certo, sempre meno dei 13 miliardi di dollari di PyeongChang 2018, e molto meno degli oltre 50 miliardi di euro spesi dalla Russia per l'edizione di Sochi, la più costosa di sempre.
Ma non sono solo i costi il problema. Infatti a tre giorni dall'inizio dei Giochi in media solo quattro opere su dieci sono pronte per essere utilizzate. Un quadro allarmante. Le Olimpiadi si svolgeranno con gran parte delle opere progettate per le stesse che saranno incomplete o addirittura verranno costruite dopo i Giochi. Un controsenso. Delle 98 opere previste dal Piano olimpico appena 40 saranno pronte per l'inizio dei Giochi. I lavori per l'Arena Santa Giulia ad esempio, che ospiterà le partite di hockey, verranno completati un giorno prima della cerimonia di apertura. La famigerata pista da bob di Cortina resta un cantiere aperto, mentre la cabinovia di Socrepes, infrastruttura fondamentale per trasportare il pubblico alle gare ha addirittura fatto litigare Simico, la società del ministero delle Infrastrutture e la Fondazione Milano Cortina. Con il Presidente della Fondazione Giovanni Malagò che è stato costretto a chiedere la chiusura delle scuole per tre giorni per evitare i problemi di viabilità nei giorni dell'arrivo a Cortina di Sergio Mattarella. Mentre la variante di Cortina da 677 milioni di euro sarà poi pronta addirittura nel 2032, sei anni dopo la fine dei Giochi. Qualcosa è andato storto, e alla luce di questi dati la narrazione delle “Olimpiadi a costo zero” cade evidentemente. Milano Cortina doveva segnare un modello alternativo rispetto agli sprechi del passato. Tra extracosti, opere incomplete e infrastrutture che vedranno la luce solo dopo il 2026, però si rischia di confermare un copione già visto: grandi eventi presentati come opportunità, ma scaricati in larga parte sulle finanze pubbliche. E la partita vera, più che quella sportiva, si giocherà dopo la cerimonia di chiusura.