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2 novembre 2026

Ma se David Rossi si fosse solo suicidato? Abbiamo intervistato uno dei pochi che lo pensa e ha il coraggio di esporsi, il giornalista David Taddei, intimo amico dell’ex manager Mps: “Omicidio? Sì, a furor di popolo...”

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

2 novembre 2026

E se quello di David Rossi fosse diventato un "omicidio a furor di popolo"? A dirlo a MOW è David Taddei, storico amico dell'ex manager Mps, che contesta duramente lo spettacolo mediatico della Commissione Vinci e mette in discussione alcuni degli indizi più discussi. Le ecchimosi e le lesioni evidenziate dalla perizia del professor Introna? Secondo Taddei, altri autorevoli medici legali le ritengono compatibili con il suicidio, mentre i tagli sul volto potrebbero essere stati provocati dal filo antipiccione della finestra. E il misterioso certificato al portatore collegato alla 'ndrangheta, mostrato in televisione da Giletti? "È un fotomontaggio", sostiene Taddei, che spiega anche perché il numero associato al presunto certificato, mai digitato sul telefono di Rossi, sarebbe in realtà un codice tecnico della TIM. Dalle accuse ai presunti assassini alle perizie, fino alla spettacolarizzazione della morte dell'amico: "C'è talmente tanta voglia di trovare un responsabile [...] che va trovato qualcuno alla svelta a cui dare la colpa". E sulla nuova indagine per omicidio delle Dda di Firenze e Brescia: "Con questi elementi qui non ci fanno assolutamente niente"

Foto: ChatGpt

Ma se David Rossi si fosse solo suicidato? Abbiamo intervistato uno dei pochi che lo pensa, il giornalista David Taddei, intimo amico dell’ex manager Mps: “Omicidio? Sì, a furor di popolo...”

La cronaca nera è un po’ come uno stadio, con le sue curve, i suoi ultras e al centro un cadavere usato come pallone da muovere da un lato o dall’altro del campo dai giocatori che sono i giornalisti, gli opinionisti e i politici. Per quanto riguarda la memoria di David Rossi, l’attuale Commissione d’inchiesta parlamentare, che non è composta da magistrati ma da politici, è riuscita a incidere nell’opinione pubblica a favore dell’ipotesi di omicidio, arrivando ad annunciare i presunti colpevoli ultimi dell’omicidio di Rossi senza però specificare da dove provenissero quelle informazioni, ovvero da due collaboratori di giustizia, Saverio Giampà e Renan William Vilanova Correa, già condannati per calunnia e inattendibili. Ora, giustamente, per la gravità delle accuse, le carte passano alla Dda di Firenze e a quella di Brescia. Per David Taddei, che di David Rossi era intimo amico, oltre che suo collega fin dai tempi in cui entrambi erano giornalisti in una piccola testata senese, è meglio così. Meglio che se ne occupi chi le indagini le sa fare seriamente, ci dice Taddei. Effettivamente, la gravità della mossa di Gianluca Vinci costringe chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale a tornare sui propri passi e domandarsi se poi l’ipotesi del suicidio di David Rossi, il manager che il 6 marzo 2013 precipitò dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Mps, non sia poi così assurda come bollata dall’attuale Commissione. Costringe, poi, questa imprudenza formale, chiunque a domandarsi, al di là di quanto suggestivi possano essere gli elementi raccolti a Palazzo San Macuto, quanto effettivamente solidi siano. Perché David Taddei, oltre a essere stato intimo amico e collega di Rossi durante tutta la sua carriera nella Siena del sindaco Pierluigi Piccini, è anche giornalista e, da quando è morto David Rossi, nonostante la sua incessante ricerca, non è ancora riuscito a convincersi del fatto che l’ex manager sia stato ucciso. Lo abbiamo chiamato per capirne qualcosa di più. Per lo meno, per sentire una campana diversa da quella della Commissione Vinci che, fino a oggi, è stata l’unica a suonare e con gran baccano.

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David Taddei Antenna Radioesse

Lei è stato molto amico di David Rossi. Che effetto le fa sapere che la Dda di Firenze e quella di Brescia indagano per omicidio sulla sua morte?

Sono più contento che ci siano loro piuttosto che la Commissione. Almeno si seguiranno le regole della procedura penale, perché in questo caso ci sono state tante cose fuori posto, sia come scelta dei consulenti sia come testimoni. La Procura dà più garanzie da tutti i punti di vista. Io ragiono da vecchio giornalista e vedo più ipotesi di suicidio che di omicidio. Purtroppo non è che si possa scrivere a priori "omicidio" perché la prima inchiesta è stata fatta male, sono state distrutte prove importanti, cose irripetibili, non si possono più conoscere. Da quel punto di vista non si saprà mai al 100% se quell'uomo in fondo al vicolo ebbe qualcosa a che fare con la morte di David o no. È assurdo cercare addirittura di riconoscere chi fosse stabilendo se abbia avuto o meno a che fare con la morte. Non che sia il povero Giusti.

La discovery della Commissione Vinci con l'identità dei due collaboratori di giustizia già condannati per calunnia segretata crede sia stata inopportuna?

Sono cose che non si fanno. C’è stata la presa di posizione molto forte della Giunta delle Camere penali italiane, dell'Ordine dei giornalisti, mi aspetto ora che intervenga anche l'Ordine degli avvocati. Prima c'è stata pure la lettera di protesta della Federazione nazionale dei medici legali, che paragonavano l'affidamento delle perizie a Manghi a una cardiologia fatta da un ginecologo. Ci sono state delle scelte, diciamo, perlomeno originali ed è stato fatto un processo mediatico. Si sono utilizzati i media per spettacolarizzare qualcosa che forse non aveva bisogno di essere spettacolarizzato. Però queste sono opinioni personali.

Altri colleghi dicono invece che senza questa spettacolarizzazione non si sarebbe aperta l'indagine e quindi ben venga la spettacolarizzazione.

Io non sono d'accordo, ma questo che valore ha?

Nella perizia del professor Introna portata dai legali della famiglia Rossi, insomma, ci sono delle evidenze sul corpo di Rossi, come ad esempio le ecchimosi sullo zigomo oppure la lesione all'altezza del fegato, che non sono state ritenute compatibili con l'ipotesi del suicidio.

Da loro. Io non sono un medico legale, però ci sono le perizie di Gabrielli, che è un primario della medicina forense dell'Università di Siena - uno di quelli che ha visto la salma, non solo le fotografie della salma, sulle quali poi tutti si sono basati per fare le loro deduzioni. Lui dice che tutti questi dettagli sono compatibili con l’ipotesi del suicidio. Poi che abbiano ragione quegli altri... L'altra è la Cattaneo, famosa per il suo lavoro su Garlasco. Fineschi, poi, è quello che sta facendo riaprire il caso della magistrata trovata morta, suicidata col foulard. Sono tutti accademici di un certo peso, di un certo rilievo, che più o meno condividono un'impostazione generale. L'unica discrepanza sono i tagli nel viso, che possono essere causati da qualcuno. C'è scritto nella relazione finale della prima Commissione che "possono essere compatibili", ma questo non vuol dire che ci sia stata una colluttazione.

Sì, ma ecco, i tagli sul viso allora?

Ultimamente si parla di qualcosa che io avevo già fatto notare alla precedente Commissione in una lettera, ovvero che le ferite sul viso potrebbero essere state prodotte dal filo antipiccione che si trovava sopra la sbarra della finestra da cui è precipitato David. L’ipotesi del suicidio pesa ancora molto più di quella dell’omicidio. Ci sono le mail in cui è scritta a chiare lettere la sua intenzione di suicidarsi, ci sono i suoi tagli sui polsi, ci sono i biglietti, tre bigliettini abbozzati di addio che sono stati trovati nel cestino, c'è un quadro psicologico molto provato. C’è chi dice che un conto è pensare di suicidarsi, un altro è farlo veramente. Senz'altro. Però se leggi la seconda sentenza di archiviazione, il magistrato ti fa capire che ci sono delle cose che non si possono più scoprire. D'altra parte, se in quell'ufficio non trovi alcuna traccia di terze persone, anzi, trovi semmai conferme che non ci sono mai state terze persone, perché c'erano persone nelle stanze accanto e non hanno sentito rumori, non c'erano oggetti fuori posto, nessun urlo, nessuno ha visto passare nessuno, nessuno salire né scendere, e quindi mancano totalmente tracce di Dna da qualsiasi parte.

Nell'ufficio, però, si parla di oggetti spariti dalla scrivania di David. C’è un video girato da un agente in cui si vede chiaramente che sulla scrivania di Rossi gli oggetti ripresi in precedenza non ci sono più.

Si è detto che mancherebbe un cellulare, ma non si vede nel video questo altro cellulare. Io so che Davide aveva un paio di cellulari, tre, non lo so. Io avevo due numeri suoi qua, uno personale, uno di lavoro.

Allora perché si spinge sull’omicidio?

Per l’indeterminatezza delle precedenti indagini. Poi c'è un fenomeno che in Italia va tanto di moda che si chiama true crime, dove ci divertiamo a guardare dal buco della serratura le disgrazie degli altri. C'è tutta una macchina dell'intrattenimento che confeziona queste storie alla bisogna, quindi colorandole, accendendo luci o spegnendole in base a quelle che sono le necessità, perché il succoso teleromanzo continui a trascinarsi e andare avanti, magari anche con qualche elemento di novità.

La caduta di David Rossi ripresa dalle telecamere
Gli ultimi attimi di vita di David Rossi

La famiglia di David rientra in questo perimetro, secondo lei?

No. Credo che per un familiare sia difficile ammettere che una persona cara abbia scelto di lasciarti. È più accettabile immaginare che qualcuno l'abbia portato via, piuttosto che abbia scelto lui volontariamente di andarsene. Ed è comprensibile, ma al di là di loro ci sono tutti gli altri. Quelli che da questa storia comunque qualche vantaggio hanno ricavato, volenti o nolenti. Visibilità, pubblicazione di libri, carriere, ognuno ha tratto qualcosa da questa vicenda. Però sono contento che ci sia un'indagine fatta, a questo punto, dalla Procura, che per me è più titolata e dà molte più garanzie di una Commissione parlamentare, almeno di questo tipo, sicuramente.

L’annuncio così roboante da parte di Vinci crede sia sotteso a qualche logica politica?

Secondo me fa parte dello show crime. Ci vuole un colpo di scena in un momento di crisi della narrazione, ci stava proprio bene.

Per lei ci sono altri elementi a favore del suicidio che questa Commissione ha totalmente trascurato?

Le perizie e le mail non contano, i tagli sui polsi erano solo superficiali, i bigliettini li aveva buttati nel cestino, quindi non stava più pensando di suicidarsi e il gioco è fatto, no? Al di là di questo sono ormai da anni pronto ad accettare entrambe le ipotesi, che sia suicidio o omicidio, ma quel che mi dà veramente fastidio più di tutto il resto è la leggerezza con cui le persone danno dei giudizi e soprattutto la faciloneria, il cinismo con cui associano David a fatti non belli, se non addirittura a un profilo criminale. David era una persona onesta, pulita. In 52 anni della sua vita non era nemmeno mai stato indagato, nemmeno quando lo perquisirono era indagato. Aveva una fedina penale intonsa, non aveva carichi pendenti. Non faceva uso di droghe, come le autopsie hanno dimostrato. Quindi credo che questa persona, che non può più difendersi, meriti almeno il rispetto di non essere trascinata per i capelli all'interno dei conti correnti dello IOR, dei festini con sesso, droga e rock'n'roll che si fanno in provincia di Arezzo o a Monteriggioni, all'Argentario, oppure dentro una valigetta piena di soldi, certificati al portatore, conti in nero della 'ndrangheta. Ci manca solo che gli diano del pedofilo, poi gliene hanno dato di tutto e questo è semplicemente inaccettabile.

Ecco, a proposito del certificato al deposito che rimanderebbe alla filiale di Viadana collegata alla 'ndrangheta e ritrovato nel cellulare di David al momento della sua morte…

Lei lo ha mai visto? Nessuno l'ha mai visto. Sarebbe presente in una fantomatica lista di certificati al portatore dormienti, pubblicata anni fa dentro un sito internet di banche. Quella sarebbe la prova che quel numero corrisponde a quel certificato. A parte che se tu prendi quel numero e lo metti su Google ti appare di tutto, perfino i manuali per riparare le lavatrici. Poi nessuno l'ha mai visto. Lo fa vedere Giletti nella sua trasmissione, ma è un fotomontaggio. Il fotomontaggio è fatto da Montigiani e lo dice anche Montigiani. Ha preso Photoshop, ha preso un certificato al portatore, l'ha sbianchettato e ci ha scritto il numero per far vedere che effetto fa. Questo fantomatico numero non è mai stato digitato sul telefono di David, lo dice la Commissione stessa. Risulta però dai tabulati telefonici due volte, la prima alle 20:16 e un'altra dopo. Nella prima inchiesta la TIM dice ai magistrati che sono dei numeri tecnici loro per richiamare, per fare ricariche o per rimandare a certi server interni. Però anche questa parte ce la siamo dimenticata.

Le indagini della Dda potrebbero riaprire certi capitoli giudiziari sugli scandali legati invece al Monte?

È impossibile. Hanno fatto sette processi in quattro Procure diverse, le hanno girate come un calzino, non hanno trovato lo straccio di un reato, nemmeno uno, in dieci anni. La storia è chiusa. Hanno fatto una cosa eticamente, moralmente riprovevole, perché in effetti hanno sputtanato la banca e una città, ma reati non ne hanno commessi. È solo stupidità e incompetenza. Poi può pure darsi che sia un super complotto, con quattro Procure italiane messe d'accordo in sette processi diversi per fare in modo di assolverli tutti, perché sennò poi chissà che succedeva. Può darsi, per carità.

L’annuncio della Commissione Vinci arriva a pochi giorni dall’Opas di Intesa Sanpaolo che potrebbe comprarsi Monte dei Paschi e, insomma, chiudere un'era millenaria per Siena.

Diciamo che era già chiusa da un po’. Siena non possiede più quella banca. La Fondazione Monte dei Paschi è allo 0,20% del capitale sociale. Di fatto non c'è più questo legame. In verità la città si sta battendo per tentare di mantenere la direzione centrale della banca nuova che nascerà da Unipol, perché poi la gran parte degli sportelli di Montepaschi saranno ceduti a Unipol da Intesa Sanpaolo, di mantenerla a Siena e non farla andare a Modena o da quelle parti dove c'è BPER. Quello è un fatto anche di marketing, perché Montepaschi Siena è la banca più antica del mondo, quindi comunque sia ha un'immagine, un'identità, per quanto sputtanata, conosciuta in tutto il mondo. E quindi probabilmente qualcosa riusciranno a salvare. Io penso che questa coincidenza sia abbastanza fortuita. Semmai, ecco, c'è questa tensione fra un certo tipo di governo e la magistratura che in certi momenti si accende e in altri si spegne. Ora ci avviciniamo alla campagna elettorale e, come prima del referendum, tutti questi casi in cui la magistratura è in difficoltà assumono un'importanza, una rilevanza ancora maggiore. Ormai io questo lo chiamo l'omicidio a furor di popolo. C’è talmente tanta voglia di trovare un responsabile e tale è la certezza che sia un omicidio che va trovato qualcuno alla svelta a cui dare la colpa. Secondo me, però, a meno che non esistano elementi nuovi, con questi elementi qui non ci fanno assolutamente niente. Il memoriale di Correa in un tribunale non è utilizzabile. Quell'altro di Giampà è utilizzabile ma è poco credibile. Le perizie stesse sono abbastanza all'acqua di rose.

David Rossi
David Rossi Foto Ansa

Quindi insomma la pista mantovana non c’entra niente con la morte di David?

Ti ricordo che il mio povero amico era laureato in Storia dell'arte e infatti di banca non ci capiva una mazza. Quando avevamo l'agenzia giornalistica insieme, l'amministrazione la tenevo io, perché lui non ci capiva niente. Lui è finito a Mantova per la sua passione per l'arte. Lui non l'ha mai detto, ma io ero convinto, e resto convinto, che il suo sogno nel cassetto fosse proprio Palazzo Te, cioè che lui si fosse avvicinato a me e avesse chiesto a Mussari di essere messo lì perché la vedeva come sua exit strategy: lasciare la banca e finalmente approdare a un ruolo di prestigio all'interno del mondo dell'arte, che era il mondo suo. Perché lui ha sempre avuto quella passione lì, essendo storico dell'arte. Considera la musealizzazione di Rocca Salimbeni, è stata opera sua. E gli investimenti in arte antica senese della Fondazione sono un'invenzione sua per riportare a Siena patrimoni artistici senesi. E, di più, il primo censimento di tutte le opere d'arte possedute nelle filiali del Monte dei Paschi in giro per il mondo lo fece fare lui. Cioè, lui le fece catalogare, capito? Lui aveva questa passione per tutto. Era fatto così. Aveva la poesia autografata da Tozzi, il poeta, attaccata nel suo soggiorno. Era questo lui, una persona molto sensibile, molto discreta, anche stronza, se c'era da essere stronzi, ma tutto al di fuori di un mondo così brutto e brutale come viene descritto oggi. Gli avrebbe fatto schifo.

E la storia della valigetta?

Guardi, David aveva un senso alto delle istituzioni. Si è lavorato insieme tanti anni dentro dei Comuni. Quando lavori dentro dei Comuni grandini, perché poi alla fine Siena era una mezza repubblica, lo senti. Il Palazzo a Siena gestisce il governo della città e della Repubblica dal 1300. Lo senti quando lavori dentro tanti anni, questo peso e questo onere. Non avrebbe mai accettato una cosa di questo tipo. Io non riesco a immaginarmelo compromesso in situazioni ambigue. Voleva parlare con i magistrati. A me lo disse, lo ha scritto anche nella mail a Viola, c'è scritto. Lui voleva andare a parlare ai magistrati perché, avendo lavorato in Comune, in Fondazione Monte dei Paschi, lui era in grado di ricostruire lo scenario politico, diciamo, della città e come queste istituzioni lavoravano fra loro. E io gli dissi: "Ma che gli vuoi fare? Hanno ben interrogato il sindaco, hanno ben intervistato il presidente della Fondazione, hai visto quante volte sono andati a Roma, avranno visto qualcuno del Pd. Che gli vuoi raccontare tu?". Non è che ci avesse da svelare chissà che cosa! Poi, se ha condotto una doppia vita all'insaputa di tutti, sai, anche lì non lo puoi sapere. Sono abituato a pensare, da vecchio giornalista, alla soluzione necessaria e sufficiente, come si dice, al rasoio di Ockham.

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