Avete presente Tony Soprano? Ecco, avrete allora presente pure le sue iconiche polo scure, aperte sul petto dal quale emerge la sua caratteristica catenina d’oro. Se Roberto Vannacci fosse un po’ più stempiato e più sovrappeso, cosa che invece non è – i suoi capelli mantengono una presa tenace sul suo cuoio capelluto e il suo fisico è quello di un uomo d’acciaio – potrebbe in qualche modo somigliarci un po’, perché anche lui ultimamente veste spesso con polo nere da cui emerge la sua catenina d’oro – bipenne regalatogli dalla madre più di trent’anni fa – e durante i suoi comizi, e durante le arringhe via social. Ora, però, cari lettori, vi poniamo una domanda, perché il punto vero è un altro. È forse Roberto Vannacci il vero capo dei maranza?
Sì, avete capito bene. A parte per l’outfit alla Tony Soprano, nuovo marchio di fabbrica degli incendiari comizi elettorali di Vannacci, c’è dell’altro. Chi è che riuscirà a portare i maranza sotto il proprio controllo? Chi è che riuscirà, ad un certo punto, ad inquadrarli in una divisa e a sottometterli, o a domarli? Eliminarli tutti con la remigrazione è molto difficile in pratica. Si scatenerebbe una sorta di guerra civile. È importante dunque porsi questa domanda perché, a pensarci bene, i maranza una divisa già ce l’hanno. Vestono per la maggior parte con tute adidas, oppure puma, nike, per lo più colorate di nero – come le polo di Vannacci – o comunque in tinta unita e, nell’immaginario collettivo, uniformati a livello sia di vestiario, sia di capigliatura, ascoltano la stessa musica. Perlopiù hanno origini nordafricane. Hanno capelli corti, doppio taglio, oppure alla mohicana, sì da mettere ben in evidenza la durezza dei loro crani. Vengono dalla periferia del mondo e vivono nelle periferie delle metropoli. Anche loro sono, se lo vogliamo, potenziale “sporca dozzina”. Inoltre i maranza sono futuristi. Si muovono veloci sui monopattini – i motorini del futuro-presente – sono violenti, non si lasciano mettere i piedi in testa. Quello che non possono avere – perché nati in contesti difficili dominati dalla criminalità organizzata – in qualche modo se lo prendono. Nutrono assoluta sfiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. Strappano collanine, aggredendo i ricchi borghesi liberali che si aggirano spaventati per il centro delle aree Ztl, sono degli sradicati che vivono in un limbo tra le famiglie tradizionali da cui provengono, profondamente religiose, e un mondo iper borghese improntato al laicismo, al progresso, al capitalismo, all’edonismo, che però, li respinge. Sono giovani, i maranza, e hanno le mani che prudono. Sono dei soldati perfetti per chiunque prometta loro non tanto un avvenire convincente ma potere, impunità e possibilità di crescere in fretta per le qualità di cui sono dotati.
Quali? I calli sulle mani, avere nulla da perdere, la fame, l’assenza di scrupoli, l’esercizio della violenza in modo disinvolto e l’arte del combattimento come strumento per non lasciarsi prevaricare. Questa è chiaramente una generalizzazione in astratto parecchio estremizzata e riferita ai maranza che nella testa degli italiani sono “cattivi”. Poi esistono anche i maranza buoni, per carità. Ma quelli non sono certo sporca dozzina. Questa casta sociale, perlopiù sottoproletaria, è un blocco abbastanza uniforme e agguerrito che non avrebbe nulla da invidiare a una nuova brigata Sassari o qualcosa del genere, fiore all’occhiello dell’esercito italiano. Qualora si decidesse di aprire una legione straniera, su esempio francese, anche qui in Italia, allora i generali del domani, come intuiva già qualche anno fa la rivista futurista ilBlast, potrebbero davvero essere dei maranza, immigrati di seconda o terza generazione. Negli Stati Uniti l’esercito è molto potente perché è una macchina capace di assorbire la disoccupazione e perché si tratta effettivamente di un impero, per quanto in decadenza. In Italia, invece, si ragiona ancora in termini bigotti. Ecco, Vannacci forse non lo sa – e con grande probabilità non condividerà quanto scritto sin’ora – ma in qualche modo, esiste una parte dei maranza che lo osserva muoversi sul palco, con i pantaloni neri. Le sneakers, la catenina d’oro, la polo dell’adidas. E magari lo ascoltano pure e pensano che ha ragione. “Ehi fra, ma stai a vedere che Vannacci è un bro, quello se ti prende ti sdruma, mica come Bonelli, Schlein e quelle altre pappe molli…”