Le ferie in Procura, a Larino, e in Questura, a Campobasso, sono solo formali. Ma, sarà il sole o sarà il caldo, la gestione della comunicazione barcolla e oggi s’è vissuta la giornata dell’assurdo. C’è stato chi ha parlato di svolta entro le prossime ore, ma forse è una previsione fin troppo ottimistica, anche se è ormai palese – nonostante il silenzio assoluto imposto a tutti dalla procuratrice Elvira Antonelli (che oggi ha pure “sbroccato”) – che l’auspicato riallineamento tra le evidenze scientifiche e quanto emerso con le indagini tradizionali sia effettivamente avvenuto. Non significa, sia inteso, che c’è già il nome dell’assassino o degli assassini, ma che i quesiti posti agli esperti tedesci del Robert Koch Institut hanno già in larga parte una risposta.
Ha iniziato a circolare ieri, infatti, la notizia che ci sarebbero già delle primissime anticipazioni sulla ricerca anticorpale effettuata su Alice Di Vita e suo padre Gianni. Questa mattina anche l’Ansa ha sganciato la bomba, mentre la giornalista di una tv locale, Alessandra Potena, ha aggiunto addirittura un dettaglio: per entrambi l’esito della ricerca anticorpale ha dato esito negativo. Una indiscrezione, sia inteso, ma che potrebbe cambiare tutto, soprattutto per quanto riguarda la posizione di Gianni Di Vita, che ora dovrebbe dare una spiegazione ai sintomi lamentati e al fatto che nel suo sangue non solo non erano state individuate tracce del potente veleno, ma neanche di quegli anticorpi che dimostrerebbero la possibilità che ne sia comunque venuto a contatto. Il problema, però, è che la fuga di notizie ha mandato su tutte le furie la procuratrice, Elvira Antonelli, che nel pomeriggio ha smentito l’indiscrezione. Anzi, ne ha approfittato pure per smentire la voce dei giorni scorsi secondo cui gli esperti del Robert Koch Insitut di Berlino avrebbero già individuato il vettore del veleno.
Sembra, dispiace dirlo, una corsa a chiudere i recinti quando ormai c’era più niente da contenere. Vere le indiscrezioni? Vera la smentita della procura? Inutile stare a sbilanciarsi adesso (ma a breve potrebbe arrivare la smentita della smentita, a buon intenditor…), anche perché intorno al delitto di Pietracatella non è la prima volta che le varie fonti finiscono per smentirsi a vicenda. E’ il segnale, però, che qualcosa di grosso si sta muovendo davvero, con la maldestra gestione della comunicazione che lascia inevitabilmente trasparire un inspiegabile nervosismo. O, forse, uno spiegabilissimo tentativo di far crollare qualcuno? Va be’, evitiamo di andare su terreni pericolosi. E restiamo, piuttosto, su quelli certi. Sì, perché nel marasma di oggi, forse è sfuggita a molti la notizia più importante: dallo studio di Gianni Di Vita sono stati sequestrati PC e supporti informatici.
Un computer, per la precisione, e dieci pendrive contenenti dati e file. Qui carta canta, nessuno potrà smentire e, come ci piace fare su MOW, abbiamo anche il verbale in mano. Proprio da quel documento, è vero, emerge che il sequestro è stato effettuato nell’ambito dell’inchiesta a carico dei cinque medici indagati sin dalle ore successive la morte delle due donne, ma c’è un dettaglio in più: una voce che parla di “ignoti”. Insomma, la suggestione non sta tanto su ciò che è stato sequestrato (visto che sia Antonella che Sara frequentavano lo studio di Gianni Di Vita) ma in che cosa è stato sequestrato e in quale contesto d’indagine. Cosa significa? Semplicemente che c’è un indirizzo. Una pista presa. Ecco perché nelle ultime ci sono state nuove convocazioni in Procura. Sembrerebbe, infatti, che alcune delle testimonianze raccolte non coincidano con quanto riscontrato dagli inquirenti nelle varie ricostruzioni di quei maledetti giorni di Natale e nemmeno con quanto riscontrato dall’esame dei dati relativi al traffico telefonico. In estrema sintesi? Qualcuno non ha raccontato tutto quello che invece andava raccontato. E non è escluso, in questo clima di morsa che stringe sempre di più, che chi ha giocato alle omissioni si ritrovi nella necessità di aprire il rubinetto delle verità. Magari pure quello della verità definitiva. Fino alla prossima smentita.