Sono arrivati dalla Germania i primi risultati degli accertamenti effettuati dagli esperti tedeschi sui cibi prelevati nel primo sopralluogo nella casa di Pietracatella in cui viveva la famiglia Di Vita e, stando alle indiscrezioni che circolano, anticipate poco fa anche in TV a La Vita in Diretta, in un cibo in particolare sono state individuate tracce del veleno letale. Probabilmente, gli esperti del Robert Koch, durante il secondo sopralluogo, sapeva, quindi, dove andare a effettuare ulteriori tamponi e in quale zona della casa concentrarsi in particolare. E’ chiaro, dunque, che la prova scientifica tanto voluta dalla Procura della Repubblica di Larino adesso potrebbe esserci e diventa altrettanto chiaro supporre che il cerchio dei sospetti possa essersi stretto ulteriormente su pochissime persone. Attenzione, però, perché ogni conclusione affrettata – almeno sul piano mediatico – potrebbe rivelarsi una topica clamorosa.
Non è ancora chiaro, infatti, se quanto individuato in un cibo in particolare (c’è chi addirittura parla di un liquido contenuto in due borracce utilizzate da Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita) sia effettivamente ricina (intesa come veleno vero e proprio ricavato in laboratorio) o una concentrazione di tossine dei semi del ricino. Sembra un dettaglio da poco e, invece, è tutto. Se sarà confermata l’ipotesi del veleno, allora è molto probabile che per qualcuno non resterà che la confessione. Ma se dovesse rivelarsi reale l’altra ipotesi, allora continuerebbe a restare in piedi anche la possibilità di una tragica fatalità.
Ecco perché in Procura a Larino, così come in Questura a Campobasso, nessuno ha intenzione di lasciarsi andare a proclami o conclusioni affrettate. Tra l’altro – sempre secondo le solite gole profonde – tra la stessa Procura e la Questura è stato rinnovato un ancora più serrato “patto del silenzio” per scongiurare altre fughe di notizie. Come se, insomma, il male assoluto sia chi fa informazione intorno a una vicenda su cui inevitabilmente, ormai, si sono accesi i riflettori. Risultato? Tutti sussurrano, molti lasciano intendere, nessuno conferma: la classica confusione da comunicazione gestita coi paraocchi.
Considerazioni a parte, però, il focus deve restare uno solo: Antonella e Sara sono state ammazzate? E, se sì, da chi? La svolta definitiva, se arriverà, arriverà dagli accertamenti effettuati nel secondo sopralluogo degli esperti tedeschi perché, come già accennato, l’impressione è che si siano concentrati su qualcosa di specifico seguendo, quindi, un’ipotesi già chiara definita dalle così dette indagini tradizionali. La certezza? Non ci si allontanerà troppo da Pietracatella e dal giro stretto della famiglia Di Vita (amicizie comprese), ma non ancora il momento delle sicurezze. Meno che mai delle sentenze emesse prima ancora che si formalizzino i nomi di eventuali indagati.