Dell'incarico di ispezionare la casa, prelevare campioni e procedere con tutti gli accertamenti necessari affidato a esperti tedeschi era già noto. Così come si sapeva da giorni che il team che arriverà da Berlino procederà a un accesso nella casa della famiglia Di Vita, a Pietracatella, già nella giornata di giovedì 30. Chi pensava, però, che ci si sarebbe immediatamente concentrati su cibi, vestiti o superfici dovrà ricredersi. Sembra, infatti, che la caccia alla ricina (o al ricino) non comincerà da dispensa e frigorifero, ma dal bagno e con tanto di attrezzatura adeguata già procurata. Saranno prelevati campioni da scarichi e sifoni, oltre che dai sanitari e potrebbe essere un lavoro che non durerà qualche manciata di ore, ma molto di più. Perché la ricina scompare e le tracce vanno cercate in punti di non facile accesso.
Sul sopralluogo del 30 luglio, però, è un'altra la grande domanda che in molti si stanno facendo e su cui gli addetti ai lavori – anche quelli che pur non parlando qualcosa, di solito, lasciano intendere – non tradiscono neanche la minima espressione del viso o della voce. Sembra, infatti, che a Pietracatella in questi giorni sia stata rafforzata la presenza di agenti in borghese che, chiaramente, in un paesino di 1200 anime non sono passati inosservati. Tenevano d'occhio movimenti e spostamenti più che qualcuno nello specifico e questo fa pensare alla possibilità che l'ispezione degli esperti tedeschi possa essere estesa anche fuori dall'abitazione dei Di Vita. Magari in altri luoghi familiari o frequentati. Si tratta, sia inteso, di una indiscrezione che non è stato possibile verificare (visto il muro di no comment), ma è chiaro che se davvero sarà aperto anche qualche altro portone oltre quello di casa Di Vita diventerà facile anche capire su chi potrebbero essersi concentrati i sospetti degli inquirenti. A quel punto la svolta sarebbe vicina?
No e difficilmente sarà vicina prima di settembre, visto che la Procura di Larino aspetterà di sicuro gli esiti di tutti gli accertamenti disposti e visto che non c'è fretta di iscrivere qualcuno sul registro degli indagati se non lo si è fatto fino a ora. Quello che è evidente, però, è che se prima si indagava a 360 gradi, passando al setaccio ogni ipotesi compresa quella dell'incidente o dell'ingestione volontaria, adesso nessuno ha più dubbi sul fatto che si sia trattato di un omicidio. E nemmeno sul fatto che il movente possa essere maturato nel contesto della famiglia o comunque delle amicizie strette, senza spostarsi troppo dai confini della piccola Pietracatella.
Intanto, mentre si cerca la prova scientifica definitiva, sul fronte delle indagini tradizionali ci si continua a concentrare non solo sui dati di cella relativi alle utenze telefoniche o sui contenuti informatici di dispositivi e supporti, ma anche sulle geolocalizzazioni. È noto che nei dintorni di Pietracatella ci sono piantagioni di ricino e l'attenzione degli inquirenti è proprio sulle zone ormai mappate in relazione a eventuali presenze. Insomma, è presto per parlare di cerchio che si stringe, ma una strada definitiva è stata presa e adesso si tratterà solo di capire se e dove porterà anche grazie all'ausilio degli esperti tedeschi che da giovedì si metteranno al lavoro a casa Di Vita e probabilmente anche in altri luoghi già individuati come “di interesse”.