C’è una notizia che mette ancora più tristezza e sgomento di quella della morte della piccola Beatrice, la bimba di Bordighera di soli due anni deceduta in seguito ad un trauma cranico di cui la Procura ritiene responsabili la madre Emanuela Aiello e il suo compagno Manuel Iannuzzi che attualmente si trovano in carcere con l’accusa di maltrattamenti aggravati dal decesso della piccola. In queste ore gli esami autoptici eseguiti dal medico legale Francesco Venutura sul corpo della bimba hanno rilevato che la morte è sopraggiunta in seguito ad un colpo alla testa che ha provocato un’emorragia cerebrale acuta avvenuta non prima di 48 ore rispetto all’ora del decesso quindi nel lasso temporale in cui la piccola si trovava con la madre e le sorelline a Perinaldo presso l’abitazione di Iannuzzi. Questo significa che se la madre e il compagno invece di tergiversare e tentare di nascondere il fatto che la bimba stesse molto male avessero dato ascolto alle sue sorelline che li imploravano di allertare i soccorsi e avessero chiamato tempestivamente un’ambulanza, Beatrice si sarebbe potuta salvare. Una notizia che provoca dolore e rabbia in chiunque tenti di mettersi nei panni non solo di una bimba che non è mai stata accudita e amata come avrebbe meritato e come meriterebbe ogni bimbo della sua età ma anche delle due sorelline di sette e nove anni spesso costrette ad assistere ai maltrattamenti e alle ingiurie di cui Iannuzzi si rendeva protagonista senza che la madre delle bambine alzasse un dito e si opponesse a tutta quelle serie di abusi e violenze ripetute.
Come quando Iannuzzi inveiva contro le piccole ricoprendole di insulti e parolacce via messaggio solo perché avevano osato disturbare la mamma videochiamandola al cellulare mentre era in sua compagnia e diceva alla più grande (che aveva nove anni!) di trovarsi un fidanzato per “scassare i coglioni a lui” e a Beatrice di andare a dormire perché tanto la mamma a casa non sarebbe più tornata, situazione che si è effettivamente verificata più volte dato che le sorelline più grandi hanno riferito agli inquirenti che spesso venivano lasciate sole anche di notte, sole in un’abitazione molto isolata dal resto del paese e in pessime condizioni igienico sanitarie come documentato dal sopralluogo della polizia. Dalla relazione dell’anatomopatologo emergono anche altri particolari che descrivono le sofferenze e i maltrattamenti che Beatrice ha dovuto subire per mano di quegli adulti che avrebbero dovuto prendersi cura i lei e invece le hanno reso la vita un vero e proprio inferno: la bimba presentava emorragie anche sulla parete intestinale e ai reni e soffriva di steatosi epatica da malnutrizione ovvero di una patologia che insorge quando si subiscono digiuni prolungati, quando si è denutriti e non curati come richiederebbe una bimba dell’età di Beatrice.
Il particolare forse più raccapricciante ma utile alle indagini per descrivere il clima di abusi a cui Beatrice era costretta è la rilevazione nei polmoni della piccola della presenza di nicotina non riconducibile al fumo passivo ma piuttosto a quel terribile video acquisito dagli investigatori in cui Iannuzzi obbliga la bimba a fumare una sigaretta confezionata in casa nonostante lei pianga e tenti di ribellarsi. Il simbolo forse più tangibile di quello che è lo sfregio all’innocenza dell’infanzia e all’impossibilità di difendersi di una creatura impotente nelle mani dei suoi aguzzini. A questo riguardo suonano davvero stonate e irritanti le parole dell’avvocato di Iannuzzi, Maria Gioffrè, che pur esercitando legittimamente il suo ruolo di difensore dell’indagato, si sarebbe potuta astenere dal definire in diretta tv “una goliardata” quel video che di goliardico o comico non ha proprio nulla ma suscita solo tanta rabbia.
Dato che proprio in queste ore è atteso il deposito formale in Procura delle risultanze degli esami autoptici e ciò che sembra emergere in maniera inconfutabile è che il trauma cranico che è stato fatale a Beatrice è avvenuto con ogni probabilità 48 ore prima del suo decesso, ci domandiamo se alla luce del fatto che la bimba si sarebbe potuta salvare grazie ad un tempestivo intervento dei soccorsi, il capo di imputazione a carico di Aiello e Iannuzzi non possa trasformarsi in omicidio con dolo eventuale. In altre parole la madre di Beatrice e il suo compagno avevano messo in conto che procrastinare fino all’indomani, come in effetti è avvenuto, la chiamata dell’ambulanza avrebbe potuto provocare la morte della bambina e ne hanno accettato il rischio.