Sabato scorso ero in attesa, come tanti, che su Instagram comparisse l’ennesimo comunicato stampa del “Movimento 17 ottobre” che stava tenendo banco sui media. Questo perché mi volevo recare alla manifestazione romana (come poi ho fatto) intercettando il piatto forte della giornata e cioè appunto il corteo del gruppo creato in poco tempo su Instagram. Un post diceva testualmente: “Non ci rappresenta nessuno. Ci rappresentiamo da soli” mentre il secondo (spazialmente, ma non cronologicamente) novellava: “Cambiano le piazze. Non cambia la nostra determinazione” firmato: M1710. Il colore dominante era un amaranto ciliegia che fa tanto d’antan. Un primo comunicato stampa poi prometteva: “Venerdì 23 ottobre alle ore 15:00 usciremo con il 2° comunicato con indicazioni tattiche sulle otto piazze chiamate per sabato 24 ottobre. La repressione e la reazione del Governo purtroppo ci portano a prendere decisioni drastiche e tutelanti verso chi partecipa alle piazze”. Poi è comparso un altro comunicato con il nome di “Circo Massimo” per Roma ed altre “piazze” per altre città. Quindi sabato si era in attesa di sapere delle nuove mete previste. Un altro comunicato, ora scomparso da Instagram, spiegava come sarebbero partiti tre cortei contemporaneamente in ogni città per convergere poi su un punto unico. Ma mentre si attendeva di sapere hanno arrestato Youssef Siher e quindi non c’è stato più nessuno corteo del “Movimento 17 ottobre”.
Si può notare da subito una certa confusione organizzativa dei proclami operativi insieme all’utilizzo di un linguaggio in stile Brigate Rosse, vedi il termine suggestivo “indicazioni tattiche”, roba alla Toni Negri, per intenderci. Ed infatti Youssef Siher sembra un Toni Negri da giovane, anche e soprattutto nella scenica e nella prossemica. Possiamo forse definirlo un “intellettuale” con tanto di splendente laurea e pure dottorato che scriveva per Il Fatto Quotidiano e Il Foglio e c’ha la moglie mediatrice culturale. A proposito, Marco Travaglio e Giuliano Ferrara tacciono imbarazzati e li capiamo. Chi ha qualche anno e ricorda i fatti del secolo scorso, che poi non è tanto lontano, non può fare a meno di sentire l’“odore” dei Servizi lontano un miglio, un’impressione personale, certo, ma corroborata da qualche fatto. Come la misteriosa apparizione del fantomatico gruppo e l’altrettanto rapida dissoluzione del gruppo stesso. La brevissima permanenza in carcere depone anch’essa in tal senso. Detto questo è interessante cercare di analizzare la solita divisione tra “innocentisti” e “colpevolisti”, tipica peraltro del nostro Paese. Grosso modo gli innocentisti sono a sinistra e i colpevolisti a destra e ci vuole poco visto che i manuali riportano che la sinistra è per il disordine e la destra per l’ordine. Tuttavia, questa situazione appare nettamente strumentalizzata da entrambe le fazioni: la sinistra urla allo Stato di Polizia sudamericano mentre la destra si meraviglia e stupisce per la rapida liberazione di Siher. Anzi, leggendo le motivazioni, la destra ci vede del pericoloso buonismo e addita i magistrati come il convitato di pietra della intera vicenda.
Giorgia Meloni è stata particolarmente tagliente parlando della "pagina che incitava all'organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano" e aggiungendo che “certa magistratura” rende difficile “allo Stato normale difendere le persone perbene”. La gip infatti aveva precisato: “Disobbedienza civile, non violenza. Nessun piano eversivo”. Ed in effetti, guardando quanto rimasta della pagina cocchiera di Instagram, una certa idea uno se la può ancora fare. “Lo Stato ci piscia addosso e i media fanno credere che piove”, “si chiama esproprio proletario, redistribuzione della ricchezza” (ndr: riferito ai saccheggi di Milano), “gli unici stranieri i fascisti nei quartieri”. E poi un post con la promessa (e l’indirizzo) di “un aiuto legale per chi era stato fermato il 17 ottobre dalla Forza dell’Ordine”. Questo tra l’altro è un punto importante: c’era addirittura un servizio legale. Chi paga? L’ha messo su solo l’allampanato e inquietante Siher? Non è possibile, dietro ci deve essere qualcuno. Ma chi? Servizi italiani? Servizi stranieri? Soros, Woody Allen? Sta di fatto che qualcuno ci deve essere. La Schlein difende – in automatico e per atavico riflesso patellare anzichenò – la gip libertaria. La premier, come detto, ha additato “certa magistratura” e il tribunale di Milano ha risposto per le rime. Insomma il clima è quello di tutti contro tutti ma, come diceva Mao, “Grande è la confusione sotto il cielo, il momento è propizio”. A chi giova questo clima di confusione? A nessuno? A tutti? A qualcuno? E se sì, chi è questo “qualcuno”? La scarcerazione del giovane arabo ha legittimato, di fatto, la sua figura “politica”, lo ha sollevato dalla condizione di possibile teppistello sfascia vetri a quella di ideologo politico con tanto di baffetto malandrino da far ingelosire Massimo D’Alema che pure lui, nostalgia canaglia, aveva iniziato tirando molotov alle manifestazioni a Pisa. Insomma, la figura, anche nella sua fisicità, di Youssef Siher è troppo particolare per essere frutto del caso e propendiamo più che sia frutto della necessità e preconizziamo un sicuro sviluppo futuro di una vicenda che per la democrazia è molto più inquietante e misteriosa di quello che appare ad una prima (e superficiale) lettura.