Youssef Siher ha il nome perfetto per far sì che l’italiano medio si compiaccia del trattamento illiberale a lui riservato nel contesto di un’inchiesta che lo vede accusato di “istigazione a delinquere con finalità di terrorismo”. Ha pure tutte le idee cretine necessarie per far credere a una buona fetta di politica, e per politica intendo il giornalismo pagato dalla politica, che sia un sobilaltore che auspica la fine dell’Occidente. Sia chiaro, ciò che pensa è effettivamente cretino, a tal punto che sono all’università e in certa editoria potrebbe avere ancora spazio dopo cinquant’anni. In una parola, per citare il filosofo israeliano Avishai Margalit, ciò che pensa è puro “Occidentalismo”, una caricatura razzista dei valori occidentali, una lettura infondata funzionale, effettivamente, alla lotta contro la società aperta. Questo, tuttavia, lo rende al massimo un utile idiota della causa antioccidentale dei veri terroristi e dei veri gruppi di cui dovremmo preoccuparci. Essendo egli italiano, anche se di origine marocchine, andrebbe considerato una sorta di quinta colonna culturale dell’avversario politico, ma solo per suggestione metaforica. Più semplicemente, Youssef Siher è un ricercatore con pessime idee (come molti ricercatori di scienze sociali) che ha esercitato il suo diritto di dissenso in un contesto personale (una chat), senza mai incitare direttamente alla devastazione, senza mai aver avuto contatti diretti con chi aveva distrutto vetrine o creato disordini nei giorni precedenti all’apertura del Movimento 17 ottobre.
Per le verginelle di destra - verginelle solo quando non devono difendere il proprio diritto a essere “politicamente scorretti” - pare siano scandalose frasi come: “Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove”, o “Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”. Vi invitiamo a essere meno ingenui e a non credere a chi reputa dichiarazioni del genere la prova di una cospirazione terroristica ai danni dell’Italia, perché chi vuole farvelo credere probabilmente nella sua vita avrà pensato frasi ben peggiori. Ma soprattutto, esultando per dei provvedimenti securitari concepiti sull’onda dell’emergenza, questi ultimi dimostrano di non avere alcuna sensibilità nei confronti della minaccia “““terroristica””” contro la società civile che certo atteggiamento marziale rappresenta. Youssef Siher ha il nome e le idee perfette per diventare il target primario di una campagna di delegittimazione delle piazze che passa da uno specifico canale politico, che nulla ha a che vedere con la condanna della violenza, dal momento che poi si chiede di agire contro Siher come si farebbe in uno Stato di polizia e non in uno Stato di diritto, e che soprattutto non ha nulla a che vedere con noi, cittadini e poveracci, o con la nostra sicurezza. Non crederete mica che la macchina della disinformazione sia partita per tutelarvi e che solo casualmente ora torni utile a certa propaganda, vero?