Si dice che ogni casa abbia una sorta d’anima, spirito o genio. I napoletani la chiamano Bella ‘mbriana. Quella Bella ‘mbriana che accompagna chi l’abita in ogni momento ci rimane male quando si parla male di lei, tant’è vero che in caso di vendita, abbandono o quant’altro, conviene discuterne fuori. Non bisogna farla soffrire. Ecco, quella Bella ‘mbriana che abita la tenuta di Marina Berlusconi a Valbonne, affacciata sul mare di Cannes, tutto sente e tutto vede in quei 100 km quadrati che sorveglia e per la sua vastità è complesso nasconderle qualcosa. Due ville comunicanti in un parco sterminato, con una piscina che definire olimpionica sarebbe un eufemismo, ma che in pochi hanno avuto il privilegio di conoscere davvero. Ad ogni modo la Bella ‘mbriana di Valbonne, evidentemente, sa cosa si saranno detti Antonio Tajani e Marina Berlusconi qualche giorno fa, quando l’erede obbligato di Silvio a segretario di Forza Italia è volato nel quartier generale profondo di Forza Italia, in cui il Cavaliere era uso rifugiarsi per fare geometria politica del caos politico che lo circondava. Lontano dal Bacco d’Arcore, dallo sbadiglio di Milano e dal panico ruvido di Roma. Forse la solita questione di soldi per il partito, oppure un incontro simbolico, dato che pure Giorgia Meloni si è concessa in una lunga intervista manifesto a Chi (un tempo di Alfonso Signorini, e ora non più). Da qui, Marina Berlusconi in questi giorni osserva da lontano il caos italiano, attutito dalle onde del mare di Cannes, reso inoffensivo. Osserva il partito fondato da suo padre alle prese con il rinnovo del segretario: tutto va secondo i piani. Roberto Occhiuto e Alberto Cirio si contendono quella corrente avversa a quella di Paolo Barelli, l’erede naturale di Tajani che vorrebbe emancipare il partito dal finanziamento della famiglia Berlusconi. Da qui, Marina osserva l’oscuro affaire Lavitola e il lento ritorno del Brasile fra le cronache di questa patetica Italia. Sa bene, poi, la Bella ‘mbriana di villa Valbonne chi fu ad avvelenare i cani di Marina Berlusconi nella sua villa di Châteauneuf-de-Grasse a Valbonne, mentre la procura di Nizza non venne mai a conoscenza della verità. Era il 2010 e mentre Giuseppe Graviano veniva rimosso dall’isolamento diurno durante il suo soggiorno in 41 bis presso il carcere di Opera. Villa Valbonne pareva non esser più quel porto sicuro che per la famiglia del Cavaliere ormai rappresentava e oggi Marina da qui si prepara alle pesanti parole che Graviano renderà di sua spontanea volontà ai Pm di Caltanissetta a proposito di suo padre, chissà con quale vero scopo. La villa di Châteauneuf-de-Grasse rimane comunque un porto sicuro controllato dai vari mezzi societari come la SCI Billy nel 2001 e la SCI Cardigan nel 2010, fondate proprio da Marina Berlusconi. La seconda costituita con 990 euro lei, e appena 10 euro (un panino e una birra) da parte di suo marito Marco Vanadia.
Parliamo di una tenuta ottocentesca in marmi bianchi difficile da scrutare al di là dell’enorme cancello che la separa dal mondo esterno. Fino al 1972 è stata dell’esotico petroliere armeno Nubar Gulbenkian e una volta di Marina, Silvio soleva rifugiarvisi spesso. Residenza della sua anzianità politica, fortezza della fase discendente della sua parabola politica. Nel gennaio del 2012, nel pieno della crisi globale, dello spread a palla e tutto il disastro che ne conseguì, prendeva il potere il tecnico Mario Monti. Il Pdl era in subbuglio e proprio a Villa Valbonne si provava ad immaginare le elezioni del 2013. Nel settembre dello stesso anno vi festeggiava il suo 76esimo con il suo omonimo nipote nato il suo stesso giorno, oggi aspirante rapper e re dei mondani. Intanto, Angelino Alfano era alle prese con il fuoco incrociato interno al Pdl e Gianni Alemanno si preparava a ricandidarsi a sindaco di Roma. Sullo sfondo, le elezioni in Sicilia. Tre anni dopo Silvio tornava in Provenza per ragionare lontano da tutto sulle amministrative, sul futuro di Forza Italia, al complesso rapporto con Matteo Renzi e la necessità di ricomporre il centrodestra. Poi arrivò il 2020 insieme al Covid e la premurosa Marina portava via il padre nella boccaccesca Provenza insieme con l’ultima donna della sua vita, Marta Fascina. All’epoca il sindaco di Châteauneuf-de-Grasse, Emmanuel Delmotte, commentava seccamente la presenza del cavaliere nel suo comune come “una faccenda privata”, anche se il suo comune, come scriveva il Secolo XIX, era ormai divenuta una piccola capitale della politica italiana all’estero, con buona pace del suo primo cittadino. Arcore era ormai un lontano ricordo. Una capitale “eterea”, adeguatasi perfettamente ai crismi dell’isolamento di quegli anni. Nel giugno 2020, infatti, proprio da Valbonne Berlusconi si collegava via Zoom a una riunione di Forza Italia alla quale prendevano parte Tajani, Bernini, Gelmini, Santelli, Ronzulli, Ghedini e Letta. Sul tavolo c'erano lo scontro con Matteo Salvini, la leadership del centrodestra e le candidature regionali, dalla Campania alla Puglia, con i nomi di Stefano Caldoro e Raffaele Fitto.
Pure ad ottobre, mentre Salvini, Meloni, Tajani e Ronzulli erano riuniti nell'ufficio del leader del Carroccio per discutere delle amministrative del 2021, l’Immortale, ancora una volta appariva per via eterea collegato da Valbonne. Già allora il centrodestra proponeva miriadi di candidati per Milano e Roma, ma il tutto politico assumeva quel retrogusto francese del grand commis di stato che attraversa le epoche e i vari progressi della tecnica. A dicembre Berlusconi sarebbe intervenuto dalla stessa residenza alla presentazione del libro di Bruno Vespa, mentre al tavolo c'erano Salvini e Meloni, i due predestinati. Il tema era quello della possibile maggioranza alternativa, del governo Conte e del futuro del centrodestra. E quando, nell'ottobre del 2020, tornò nuovamente nella villa dopo aver superato il Covid, il soggiorno serviva anche a garantire riposo e distanza dalle processioni dei parlamentari azzurri, come scrive il Fatto Quotidiano. Poi il ricovero nel Principato di Monaco per i problemi cardiaci e il ritorno direttamente a Châteauneuf-de-Grasse. Mentre l’Italia si preparava alla crisi che avrebbe portato a Mario Draghi, Berlusconi era lì, nella sua dolce Provenza, con buona pace del sindaco Delmotte che durante una crisi idrica locale accusò i grandi proprietari della zona di consumare quantità enormi d'acqua. Tra i cinque nomi citati compariva anche la famiglia Berlusconi, insieme all'ex re dei belgi Alberto II, al granduca del Lussemburgo Henri e a due miliardari scandinavi. I cinque, scrive il Corriere, avrebbero consumato complessivamente circa 2000 metri cubi d’acqua alla settimana. Poi, il 12 giugno 2023, Silvio Berlusconi morì. Ma quella villa non entrò nell’eredità del Cavaliere, perché era già riconducibile al patrimonio di Marina e da lì tradizione vuole che le faccende più delicate non si discutano a casa di Marina, vicino a Corso Venezia, a Milano, ma qui, a Valbonne, in Provenza. Nel silenzio della Costa Azzurra, nel riserbo che il marmo bianco concede alle parole che per sfuggire alle orecchie della Bella ‘mbriana devono prima attraversare 100 km quadrati di parco, se non si sono lasciate sedurre prima dalla grande piscina, dal panorama o da quel passato che, da quelle parti, non passa mai.