Questa non è più una battaglia, è una guerra totale. Mediaset e Fabrizio Corona hanno smesso di limitarsi a comunicati stampa, avvocati e video virali, perché ora il campo di battaglia è la pista da ballo, il microfono, il pubblico urlante. La mossa di Mediaset? Un avviso alle discoteche che ospiteranno le serate dell’ex re dei paparazzi. Occhio a quello che si dice, occhio a quello che si fa, perché se qualcuno sul palco si scorda che il microfono è un’arma, il locale ne pagherà le conseguenze.
La notizia arriva da Fanpage: Mediaset avrebbe spedito una sorta di "lettera di monitoraggio" ai locali, con data 4 febbraio, guardacaso, il giorno dopo la chiusura dei profili social di Corona. Coincidenza? Ma per favore. Qui si tratta di strategia pura: se ti chiudono Instagram, Facebook e TikTok, ti resta il palco. E Mediaset non fa prigionieri. Nel documento, nessun nome, nessuna citazione diretta a Corona. Ma il messaggio è chiarissimo: "Messaggi aggressivi? Attacchi all’azienda? Responsabilità penali e civili per chi organizza". Tradotto sarebbe: fate pure cassa con Corona, ma se qualcuno sul palco grida “boicottate Mediaset!” e il locale finisce nel tritacarne legale.
Corona non è uno qualsiasi. Porta gente, fa sold out, scalda le piste e ora i gestori dei locali si trovano davanti a un bivio: Lo ospiti e rischi una causa? Lo banni e perdi incassi? Intanto il divo non ci sta. Si sente censurato su ogni fronte e grida al complotto per zittirlo. Ma Mediaset, da parte sua, non molla un centimetro. Anzi, alza il tiro. E le discoteche, ora, sono il nuovo fronte caldo di questa guerra. Chi vincerà questa partita? Perché se i locali avranno paura delle conseguenze legali, Corona si ritroverà senza megafono neanche tra le casse. E allora, la guerra si sposterà altrove. Ma dove?