Prima spariscono le puntate di Falsissimo su Alfonso Signorini, poi l'ultima puntata de “Il prezzo del successo”, i canali social di Fabrizio Corona e tutti i suoi video. Rimane, ultimo baluardo su YouTube, l'episodio 21 di Falsissimo, l'ultimo de “Il prezzo del successo” che, buttato giù, è tornato ieri senza le immagini contestate da Mediaset e aggiungendo nuovi contenuti, questa volta su Alfonso Signorini. Una scelta che, secondo i legali del conduttore, avrebbe violato l’ordinanza emessa dal giudice civile di Milano Pertile, il quale aveva disposto la rimozione dei contenuti ritenuti diffamatori, il divieto di pubblicarne di nuovi e la consegna del materiale in possesso di Corona. Corona parla di Editto Bulgaro, denuncia il bavaglio come un novello Enzo Biagi. Meta, la società di Mark Zuckerberg a cui fanno capo Facebook e Instagram, intanto ha rimosso i profili social di Fabrizio Corona e quelli legati al format Falsissimo dopo le azioni avviate dall'ufficio legale di Mediaset. All'origine ci sarebbero violazioni multiple: dall’uso non autorizzato di immagini coperte da copyright alla diffusione di contenuti ritenuti diffamatori e messaggi d’odio.
Ma perché Meta ha oscurato Fabrizio Corona mentre Google no? O meglio, lo ha fatto su YouTube, ma sul motore di ricerca continuano a comparire migliaia di articoli sull'ex manager di paparazzi. Il motivo è semplice. Su YouTube, Google funziona come se fosse un editore, ospita i contenuti caricati dagli utenti e ne è responsabile. Di conseguenza può decidere di rimuoverli per mettersi al riparo da eventuali responsabilità legali. Al contrario, in quanto motore di ricerca, Google è solo un intermediario. I proprietari sono i singoli siti che pubblicano gli articoli, e sono quindi loro i responsabili legali del contenuto, non Google. I siti di informazione, come la stampa, godono della protezione dell’Articolo 21, e non possono essere oscurati senza un provvedimento dell’autorità giudiziaria. “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure” dice il testo Costituzionale. La stampa e i siti di informazione dunque, per essere oscurati, necessitano dell'intervento dell'autorità giudiziaria. Questo, come tutto il caso Fabrizio Corona, ci porta ancora una volta a riflettere sullo stato di salute della nostra informazione. Abbiamo messo buona parte della nostra capacità di informarci in mano a società come Meta, che decidono arbitrariamente cosa è meritevole di essere visto e cosa no. Fabrizio Corona potrà non piacere, ma questo dovrebbe essere motivo di preoccupazione per tutti, perché come ha detto Marco Travaglio nel suo editoriale: “Oggi a te, domani a me”.