“Sto preparando la contromossa, vedrete”. Fabrizio Corona, nel momento di massimo scontro con Mediaset e la censura di Meta, sta lavorando a una risposta. I suoi social sono stati bloccati, ma la reazione potrebbe arrivare presto: “Nessuno se l’aspetta”. Nel frattempo l’azienda della famiglia Berlusconi ha intimato i locali che lo ospiteranno di fare attenzione a ciò che dirà durante le serate. Attualmente ha in programma più di cinquanta eventi in diversi locali in tutta Italia. Ivano Chiesa ha già annunciato che hanno sporto denuncia per tentata estorsione proprio per questo motivo. Quando lo chiamiamo per organizzare l’incontro è in ospedale per un problema che si sta trascinando da tempo. Ci risponde, dà l’ok, ma ci liquida in fretta, deve fare un esame molto specifico e il telefono non può averlo vicino. Lo raggiungiamo dopo a casa sua. Ci accoglie in maglietta, cappellino brandizzato Falsissimo e cerotto sul braccio, quello che ti mettono dopo le analisi del sangue. Lui e Pisto parlano della visita appena conclusa, vuole un consiglio, magari condividere il proprio disagio con qualcuno. Si siede sul divano e accende la tv, c’è il Tg1 che sta parlando dell’accusa di diffamazione mossa da Alfonso Signorini, della denuncia di Mediaset e della famiglia Berlusconi e della conseguente censura dei suoi profili social. Una delle famiglie più potenti d’Italia e la piattaforma che decide cosa può essere mostrato e cosa no. Un’alleanza particolare. Il punto non è nemmeno che sia stato Fabrizio Corona a diffondere quei video, con quel linguaggio, sui social. Meta ha delle policy, non si scappa. Puoi essere chiunque, ma se le infrangi ti bloccano. O almeno se vogliono farlo lo fanno. Corona chiama il regista di Io sono notizia Massimo Cappello: vuole sentire tutte le voci, anche quelle che possono dirgli che effettivamente a certe cose doveva fare più attenzione: “Voglio essere onesto con me stesso”, dice. Il problema è che quel tentativo di dire la verità a sé stesso è alternato a un pensiero costante: quello dei soldi.
Meta, le big tech: avversari di un altro calibro, che stanno più in alto di tutti. Che fare, quindi, con Falsissimo? Quel seguito guadagnato in questi mesi non andrebbe comunque perso. Corona lo ha già detto fuori dal Tribunale di Milano dopo l’udienza: “Entrerò in politica”. Ma quella è una partita diversa, giocata su un campo ancora più difficile. E poi c’è una questione: come si fa a rinunciare ai social nel 2026? Sono i social che garantiscono la base economica per qualsiasi iniziativa. E i soldi, per uno come Corona, non sono un dettaglio. Non l’ha mai nascosto, l’ha sempre detto apertamente. “Sono ossessionato dal denaro, lo sai, lo sapete”. Voleva arrivare lì dove suo padre, Vittorio Corona, per strade diverse, non è riuscito ad arrivare. Vittorio “King” quando stava nelle seconde file, lavorava a monte, la scena la lasciava agli altri. Fabrizio, al contrario, ha bisogno di essere visto da più persone possibile. “Dovresti lasciar perdere, allontanarti per un periodo”, è il consiglio di Pisto. Ma uscire dalle piattaforme significa dire no a un compromesso, decidere di trovare altre strade, altri canali, per parlare con persone e non solo utenti. Su questo ha deciso di impostare la sua strategia, di cui sta discutendo da giorni con i collaboratori: “Potrei creare una mia piattaforma, diversa da tutte quelle controllate da Meta”. È entusiasta di questo nuovo progetto, convinto che possa riuscire. “Tu devi aggiustare il tiro, devi essere più alto di così: devi contrapporti al potere”, gli dice Pisto, “se non accetti il compromesso che l’algoritmo ti impone la gente ti seguirà”. Questo è uno dei paradossi di Corona: per anni è stato considerato parte di quel potere che ora sta provando a distruggere. Serve una rottura, una discontinuità netta, totale. Il passato non si dimentica. Ma è innegabile che, a torto o a ragione, Corona è visto come qualcuno che racconta la verità. Lo chiarisce lui stesso: “La gente non ascolta quello che dico: ascolta me”.
Oggi o si crede ciecamente o non si crede affatto. La totale fiducia in un personaggio è bilanciata dallo scetticismo nei confronti di chi tradizionalmente faceva informazione. Tutti danno la loro versione dei fatti. Il passaggio da famoso e popolare è difficile. Chi è Corona? Un uomo famoso o una figura popolare? La fama porta soldi, la popolarità porta responsabilità. “Le visualizzazioni che faccio io non le fa nessuno”, dice. I numeri e le statistiche, però, sono uno strumento. I fini sono altri. A teatro Corona c’è già stato. Il palco è ancora un luogo in cui il contatto con la gente è reale, privo del filtro dell’algoritmo. Oppure l'altra ipotesi su cui sta già lavorando: la piattaforma appunto.
Gli viene incontro suo figlio Thiago, accompagnato da Sara Barbieri. Lo tiene in braccio, il bambino prende le AirPods e le tiene in mano come un giocattolo. Pisto dice: “Si vede che è il numero uno”. E Corona: “Hanno fatto una cosa brutta a papà”. La questione aperta poco prima rientra per un attimo nella stanza: “Il mio consiglio è: non parlare. Pensa”, aggiunge ancora Pisto. Thiago ha un anno e sei mesi. È già grande per la sua età. “Mi sembra di vivere in un film di Tarantino”. Corona difficilmente sta da solo: è sempre circondato da persone, collaboratori, amici. Ora che la guerra giudiziaria con Mediaset è cominciata ci sono anche gli avvocati. “Pensa, non esporti”, ripete Pisto prima di andare. Thiago sorride, Corona lo accarezza ancora. Le ossessioni, almeno per un istante, sembrano sparite.