Fabrizio Corona, parafrasando il Pacciani, è convinto che nel mondo non esista bene. Si sbaglia: esistono sia il bene che il male, ed entrambi sono disponibili su Netflix. Esce Io sono notizia, serie che racconta il furore, l’ascesa e la caduta, la condanna e l’assoluzione dell’ex re dei paparazzi. Cinque episodi per tracciare la tangente della sua vita. Le origini di una mitologia contemporanea, fatta di ombre e qualche bagliore. C’è da riflettere sul contenuto e pure sul contenitore. Sono le serie Netflix che parlano del mondo, o il mondo che imita una serie della grande “enne”? In altri termini, riproponiamo la stessa domanda: la distopia è il nuovo realismo? A guardare la classifica dei titoli più visti pare di sì. Il Capodanno 2025 è stata la notte della tragedia di Crans-Montana, nel rogo sono morti 40 giovanissimi, i feriti superano i cento. Alcuni dei sopravvissuti hanno l’80% della superficie corporea ustionata, hanno respirato fumi tossici, le operazioni dei medici sono complicate proprio a causa di questa combinazione. Una strage evitabile? Sicuramente. I precedenti non sono lontani nel tempo: nel 2015 il locale Collective di Bucarest brucia a causa di uno spettacolo pirotecnico, nell’incendio muoiono 64 persone; nel 2013, invece, l’incidente del Kiss, club di Santa Maria, in Brasile, provoca la morte di 242 persone. Quest’ultimo caso è soggetto della serie La notte che non passerà. Oggi 9 gennaio è quarta nella top 10 italiana di Netflix, tristemente rilanciato in classifica dalla strage avvenuta in Svizzera.
I nostri sono anni in cui certe battaglie sono più dure e sentite di altre, in cui la cronaca diventa, forse come non mai, benzina per la politica. Ogni commento, non commento, foto o mancata presa di distanza valgono come variabile quotidiana del consenso. Anni in cui si contano femminicidi e ci si interroga sulle ragioni e i fondamenti culturali di questi crimini. Parallelamente esce Adolescence, un “caso” eccellente di serie tv che smuove il dibattito. Debutta su Netflix il 13 marzo scorso. Il 14 aprile vengono pubblicate le motivazioni alla sentenza a carico di Filippo Turetta, assassino di Giulia Cecchettin. Il 2025 è anche l’anno dell’esplosione della manosfera, incarnata da Andrew Tate e da altri imprenditori come Puff Diddy, maniaci del controllo e ispiratori di stili di vita vincenti e violenti, abituati a trattare come pezzi di carne donne e qualsiasi collaboratore. Gli altri diventano mezzo e non più fine, contravvenendo alla massima. Sean Combs viene condannato il 3 ottobre 2025 a New York. Il 2 dicembre arriva The Reckoning in piattaforma. Larghissimo successo anche per la docuserie su Terrazza sentimento, che pur in assenza di appigli nella cronaca si è comunque appoggiata a quel comprensibile crescendo di insofferenza nei confronti di storie del genere.
Ci sono tempistiche casuali e diaboliche, altre semplicemente studiate a tavolino. Corona scatena il caos intorno ad Alfonso Signorini, legge le chat di Antonio Medugno, cominciando una campagna fatta di “uccelli rapaci”, battiti d'ali e accuse pesanti. L’ipotesi (da dimostrare) è un sistema fatto di ricatti sessuali in cambio di un posto nel reality. L’ex conduttore del Gf si è autosospeso da Mediaset e la Procura ha aperto un’indagine. In quei giorni, con la “crisi” appena scatenata nella tv italiana, Netflix annuncia Io sono notizia per il 9 gennaio. Corona è così: o fa scandalo o non fa.
A questo punto si dirà: la cronaca ha sempre alimentato l’arte e l’intrattenimento. Vero, ma l’immediatezza della conversione di un fatto nella sua rappresentazione è qualcosa di mai visto. Non che ci sia un tempo preciso, giorni, settimane, mesi o anni sufficienti a rendere accettabile una tragedia. Quello che è cambiato forse è l’atteggiamento nei confronti di un avvenimento. La “presa di distanza” (seppur - di nuovo – questa sia concretamente impossibile da quantificare) è un concetto già messo in soffitta. In questo senso Netflix sembra più la mente di un giornalista onnisciente che registra e lavora con l’algoritmo ogni evento, facendolo diventare subito un contenuto da lanciare. Un grande cervello che elabora dati e li traduce in immagini, cronaca costante e spettacolare del mondo. Magari vicino alla sinistra, progressista e persino woke; talvolta più vecchio stile, un po’ gossipparo un po’ tv anni Duemila. Netflix è il talk show perfetto: il contraddittorio è sempre garantito. Una grande lavatrice del male. Perché tutto fa content, la tragedia di un incendio come la parabola di un ex paparazzo.