La sinistra riparta da MasterChef. Dove non conta che tu sia bianco, nero o a pois, giovane o vecchio, omosessuale o etero: basta saper cucinare e alla fine, su Sky ti ritrovi con il programma più inclusivo della tv, senza nemmeno volerlo essere.
Non che il cooking show non ci provi, a cavalcare quei temi che sono cari alla gente che si piace: basti pensare alla puntata green della scorsa settimana, con la mistery box incentrata sul recupero e, addirittura, il tentativo di cucinare le specie invasive per contenerle. Tutto nello stesso programma diventato famoso per i piatti che volavano, in barba allo spreco di quello che c'era dentro. Salvo poi il dettaglio che, come ci ha spiegato lo chef Guido Mori, le specie invasive sono “selvatiche”, richiedono molto lavoro per la preparazione di un piatto e per essere credibile un assunto simile, quanto bisognerebbe mangiarne?
Invece è quando MasterChef non vuole farci la lezioncina, che dà il meglio di sé. Lo fa ad esempio quando il montaggio riesce a restituirci la personalità degli aspiranti chef durante la formazione della classe; lo fa quando anziché fare bandiera di inclusività e quote, semplicemente, si preoccupa solo di ammettere concorrenti che siano bravi ai fornelli. Il resto viene da sé: il concorrente 90enne, quelli arrivati da un altro Paese, le seconde generazioni a cavallo tra due identità, l'orientamento sessuale senza che venga specificato. Insomma: basta lasciare che la vita entri, poi la realtà si impone da sé senza il bisogno di etichette.
Il favorito di questa quindicesima edizione ad esempio, è Matteo Lee: bolognese, genitori cinesi, nervi di ferro, trascorre le giornate lavorando a casa come retail investor ed esce pochissimo. Anzi:Un protagonista che la scrittura di un reality potrebbe cavalcare tantissimo, ma per fortuna a MasterChef non si fanno pietismi inutili.
Dove lo trovate un altro programma in cui, nella totale assenza di sottintesi o ammiccamenti, si scherza sull'uscita di due concorrenti? Durante la prova della Mistery Box infatti, è arrivato un Cannavacciuolo gossipparo che ha chiesto a un concorrente, Matteo R., con chi fosse diventato amico lì dentro, per poi voler sapere se “uscite?”: Cannavacciuolo si riferiva chiaramente a una relazione con Niccolò. I due non solo escono e si scambiano ricette, ma hanno anche coinvolto Matteo Lee che, con grande stupore dello chef, ha messo piede fuori casa e si è lasciato trascinare in un locale in cui tutti erano vestiti da fatine. Insomma: abbiamo capito benissimo che genere di locale fosse, solo che a Cannavacciuolo né a nessun altro interessava. Perciò si continua a cucinare, ché il tempo corre.
Dopo 15 edizioni, il cooking show di Sky continua a dire la sua, in fatto di intrattenimento televisivo. Questa è una delle lezioni: anziché farsi promotori di messaggi, i programmi televisivi potrebbero semplicemente limitarsi a rappresentare la realtà di chi li guarda. Ci sarebbero più troni gay, più buste che non siano solo nord vs sud Italia o suocera vs nuora, meno macchiette e magari, ogni tanto, un po' di “Paese reale” senza slogan. E potrebbe prendere appunti anche la politica: che la sinistra riparta da Masterchef, lo avevamo già detto?