Ma ci sarà ancora qualcosa di Fabrizio Corona che non sappiamo? Questo ce lo dirà Io sono notizia, la serie di Netflix in uscita venerdì 9 gennaio sull'ex re dei paparazzi. Fresco di "Signorini Gate", Corona si è già promosso con il canale You Tube Falsissimo e ora si prepara a scalare la classifica dei più visti sulla grande N.
"Ogni storia è una risposta in forma di esempio alla domanda: che cos'è la vita umana?": è con queste parole che si apre la docuserie, pronunciate dallo scrittore Enrico Dal Buono. Lo scrittore infatti, è uno dei tanti nomi chiamati a raccontare il fenomeno Corona tra tribunali e podcast, montagne di soldi, cadute e risalite. Autore per La Nave di Teseo, quattro romanzi di cui l'ultimo è Male Maschio, Dal Buono cerca di indagare attraverso la narrativa la condizione umana della nostra contemporaneità: chi meglio di lui allora per capire il personaggio di Corona? Quello che, nella sua autobiografia proprio per La Nave di Teseo, sosteneva addirittura di aver "inventato l'Italia"?
Perché secondo te Netflix ha deciso di dedicare una docuserie a Fabrizio Corona?
So che le piattaforme prediligono storie molto radicate in Italia, perciò credo pensino che più è radicata in Italia, più possa essere interessante per l'esterno. Il titolo internazionale è "King Paparazzi", probabilmente perché “paparazzi” oltre a essere un termine internazionale, richiama un certo modo di essere italiani: “Io sono notizia” non aveva lo stesso appeal, su un pubblico di oltre confine.
Anche perché, all'estero, come lo spieghi un personaggio come Fabrizio Corona?
Appunto. Mentre in Italia chiunque, diciamo l'80%, lo conosce, altrove non hanno idea di chi sia: con un termine come “paparazzi”, viene inquadrato subito il contesto.
Tu compari nella serie come scrittore, ci anticipi qualcosa?
Si, analizzo Corona non come persona – non ne ho interesse, né competenza né voglia- ma in quanto fenomeno narrativo, cioè per cosa rappresenta la sua storia per gli spettatori e il suo Paese.
E cosa rappresenta?
L'aspetto interessante è che Corona con la sua epopea grottesca incarna tutta una serie di caratteristiche che descrivono bene i tic, le idiosincrasie, gli slanci e anche le brillantezza dell'italiano ma, allo stesso tempo, anche le nevrosi contemporanee. Secondo me è un buon personaggio narrativo, cosa molto diversa dall'essere una brava persona. Quando un personaggio narrativo riesce ad incarnare l'universale, diventa potentissimo: da questo punto di vista, Corona è un personaggio letterario. Ha la capacità di condensare un'intera epoca.
In cosa incarna l'italiano?
Quella furbizia, la capacità di cavarsela in ogni situazione; il non credere in niente. La sua capacità di adattarsi a ogni situazione, questo suo cinismo, secondo me sono tutte caratteristiche molto italiane: noi non potremo mai essere un Paese da epica, siamo un Paese da commedia. Lui questo lo esprime molto bene: suo malgrado, è l'ultimo grande interprete della commedia all'italiana, quel brillante e tragicomico cialtrone che è stato il perno di tanto nostro cinema, da Sordi a Gassmann. Per tornare alla letteratura, potrebbe essere Stavrogin de I Demoni, di cui si dice: “Quando crede, non crede di credere; quando non crede, non crede di non credere”. Corona è sempre al limite tra l'amarezza e, se vuoi, lo squallore: non crede neanche al suo dolore.
Perché dici che, oltre ad essere un “arci italiano”, incarna anche le nevrosi contemporanee?
Perché è molto dipendente dal giudizio degli altri: se ci fai caso, nei video cerca continuamente di immaginare come gli altri stanno valutando. Di conseguenza, essendo appunto molto dipendente dal giudizio degli altri, e dato che nella nostra società il modo più banale per valutare il valore delle persone è il denaro, lui trova appaga il suo bisogno di approvazione proprio col denaro. Questo aspetto lo rende portatore di un modo di intendere le cose molto diffuso. Un'altra cosa, è che lui nella sua vita annulla ogni differenza tra realtà e finzione.
Quindi dobbiamo sentirci tutti rappresentati da Fabrizio Corona?
Il motivo per cui io sono stato coinvolto nella serie, è il tentativo di allargare la prospettiva dal mero dato di cronaca all'inquadramento di Corona come simbolo dell'evoluzione -o involuzione- della società italiana. Perché lui è passato attraverso i fenomeni mediatici più importanti degli ultimi decenni: il berlusconismo imperante, Vallettopoli, i calciatori, fino ai social e YouTube. Se ci pensi, è stato tanto simbolo di Vallettopoli e di quel mondo berlusconiano della prima parte del nuovo millennio, che della disintermediazione e della crisi dei media tradizionali, con Falsissimo che fa più visualizzazioni di una trasmissione in prima serata di un canale nazionale.
Non è singolare che ora si spacci per colui che lotta al potere, quando Corona stesso, tra ricatti ed estorsioni, è stato il potere?
Si, Corona ha sempre un'ambiguità. La sua intenzione narrativa è stata quella di collocarsi sempre al centro di un conflitto: la sua battaglia con la magistratura ai tempi di Woodcock e Vallettopoli, ora i video di Falsissimo. Non so quanto si sia cucito addosso consapevolmente questo personaggio, ma fatto sta che è diventata la sua stessa personalità pubblica.