Argentina contro Spagna è, prima di tutto, Leo Messi contro Lamine Yamal. A contendersi la finale dei Mondiali di calcio ci sono i due migliori calciatori in circolazione. Uno, Messi, è un fenomeno fatto e finito, ha già vinto il trofeo quattro anni fa, ha fatto incetta di Palloni d'Oro, ha incantato Barcellona e sta terminando la sua immensa carriera negli Stati Uniti in maniera più che dignitosa. L'altro, Yamal, è un baby prodigio in cerca d'autore, un talentino dalle potenzialità enormi che sogna il Pallone d'Oro e di rifare con il Barça le stesse cose che ha fatto la Pulce. I due numeri dieci sono accomunati dalla classe ma, sorpresa, rappresentano due facce diametralmente opposte di un tema che sta scuotendo il pianeta: la guerra in Medio Oriente che vede protagonista Israele. Il motivo è semplice. Mentre la stella della Spagna, Lamine Yamal, è un acceso sostenitore della causa palestinese (qualche mese ha sventolato la bandiera palestinese dal tetto del bus durante la parata del Barcellona per la vittoria della Liga), Messi vanta stretti legami commerciali con lo Stato ebraico. Sia chiaro: da quando sono esplose le ostilità nella Striscia di Gaza la Pulce non ha rilasciato dichiarazioni né su Israele né sulla Palestina, nel comprensibile tentativo di evitare ogni polemica. Tuttavia, a poche ore da Spagna-Argentina, la rivista indiana MintPress News ha pubblicato una lunga inchiesta sui rapporti tra Leo e Tel Aviv.
Precisazione più che doverosa: Messi non ha compiuto alcun reato. Le sue legittime decisioni economiche e commerciali connesse con Israele, ben evidenti ma tenute lontane dai riflettori per evitare polemiche, devono però essere raccontate. Anche perché, essendo la stella del calcio mondiale per eccellenza, parliamo di un atleta comprensibilmente molto attento alla sua immagine e che sceglie con cura le persone e i brand con cui collaborare. Sembrerà curioso ma, oltre che sui cartelloni pubblicitari di colossi come Adidas, Pepsi e Mastercard, il volto della Pulce è apparso in una partnership con OrCam, una società israeliana di intelligenza artificiale che produce dispositivi indossabili per la visione artificiale (simili ai Google Glass). Nel 2020 Messi è stato ambasciatore globale del marchio e uomo copertina dell'azienda. Azienda che molti definiscono controversa, dal momento che OrCam è una derivazione dell'apparato di sicurezza nazionale israeliano e che impiega decine di ex agenti dell'Unità 8200, l'agenzia di spionaggio militare di Tel Aviv. I suoi agenti hanno tra l'altro sviluppato software spia altamente invasivi, come Pegasus, utilizzato per spiare decine di migliaia di leader stranieri, giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani in tutto il mondo.
Lionel Messi ha visitato Israele in diverse occasioni nel corso della sua carriera. Nel 2013, insieme al Barcellona, prese parte a quello che venne presentato come un "tour per la pace" tra Israele e Palestina. Durante quella visita incontrò l'allora primo ministro Benjamin Netanyahu, che in più occasioni ha dichiarato di considerarlo il suo calciatore preferito. Messi visitò inoltre il Muro del Pianto, il luogo più sacro dell'ebraismo, dove indossò la kippah secondo la tradizione, e salutò anche alcuni militari delle Forze di Difesa Israeliane. Un altro elemento poco noto riguarda la sua sicurezza personale. Da anni, infatti, Messi si affida a un team composto da ex membri di unità d'élite israeliane, incaricato di organizzare e gestire la sua protezione, soprattutto durante gli spostamenti internazionali. Secondo Espn, lo stesso gruppo si occupò della sicurezza anche in occasione del suo matrimonio, celebrato nel 2017. Last but not least, al suo insediamento alla presidenza argentina nel dicembre 2023, Javier Milei ha fatto del sostegno a Israele uno dei cardini della politica estera di Buenos Aires. Insomma, in un contesto internazionale in cui Israele ha visto ridursi il numero dei suoi alleati più convinti, l'Argentina guidata da Milei si è distinta come uno dei suoi sostenitori più espliciti. Buona finale del Mondiale a tutti.