Non sono tra quelli che gridano allo scandalo per il trattamento che Balich ha riservato all’opera e alla musica classica nella cerimonia d’inaugurazione di Milano-Cortina 2026. Quindi, se sperate di trovare qui una condanna e grida di lesa maestà, fate bene a smettere di leggere subito così non vi esplode la bile.
Ammetto di essermi seduta sul divano pensando “Difficile fare peggio di Parigi”. E quando ho visto il quadro iniziale di Amore e Psiche con Claudio Coviello e Antonella Albano, circondati da 70 ballerini della Scala, mi sono subito rilassata, magnificando mentalmente la superiorità italiana for ever end ever. Da dove si poteva iniziare, se non da Canova e dal Teatro alla Scala?
Poi, però, vedo calare dal cielo i tre tubi di colori primari, che si mischiano e cambiano la scena. Ed è lì che mi è apparso chiaro che Balich avrebbe fatto un’operazione finissima di bastone e carota, mescolando eccellenza e parodia grottesca.
I tre pupazzoni di Verdi, Rossini e Puccini (che pare D’Alema) si muovono come tre gabibbi in gita fuori porta, e non posso fare a meno di sorridere pensando al furore dei parrucconi e degli integralisti dell’opera. Ma dove sta il genio? Nell’entrata di Matilda De Angelis, che inevitabilmente fa pensare alla questione innominabile non solo perché è direttrice d’orchestra, ma anche per un abito alato che lascia poco spazio all’immaginazione.
Ottimo, la cosa si fa interessante. E infatti arriva Giovanni Andrea Zanon, violinista onnipresente nelle celebrazioni, una sorta di bandiera italiana e a ragione, visto che è bravissimo, comunicativo e controcorrente il giusto per fregarsene degli invidiosi.
Passando per un omaggio (finalmente!) a Raffaella Carrà e un quadro tricolore mozzafiato come tributo a Giorgio Armani, arriva l’inno italiano con Laura Pausini, e tutti si accorgono che non canta dal vivo. Non ve se po’ nasconde niente eh!?
Punto uno: a parte i discorsi, tutta l’inaugurazione è pre-registrata. Avete idea di che operazione televisiva difficilissima sia e del freddo che fa per cantare/parlare dal vivo? Punto due: perché Laura Pausini aveva bisogno di cantare dal vivo l’inno (bellissimo arrangiamento, tra l’altro) alle Olimpiadi per dimostrare di essere una cantante suprema? Ma mi faccia il piacere!
Ammetto che su Valentino Rossi, che guida il tram con Mattarella passeggero, mi stava scattando la lacrima. Questo Presidente ne sta vedendo di ogni e la scelta di alleggerirlo con il sorriso del Dottore mi sembra un bel pensiero gentile.
Ed ecco che per gli appassionati d’opera e classica parte lo slalom fatale.
Inizia Andrea Bocelli, ma l’attenzione si sposta inevitabilmente sulla disposizione dell’orchestra, che pare stare in tram, e sulla moglie che si intravede dietro mentre lo aiuta a descrivergli ciò che succede sul palco.
È un’immagine che restituisce verità: ci si dimentica troppo spesso che Bocelli è cieco, e che il suo successo è nonostante questo, non grazie a questo. Bocelli è idolatrato nel mondo, seguito e amato da milioni di persone.
Imperdonabile per i giustizieri del web. Canta Nessun Dorma (aka Vincerò): però qui, più che “Vincerò”, al massimo è un “Pareggerò”, perché nelle orecchie abbiamo ancora il bomber Luciano Pavarotti. E ci resterà per sempre.
Arriva Cecilia Bartoli, che canta l’inno olimpico con Lang Lang al pianoforte e il coro di voci bianche della Scala (ancora, sempre e solo la Scala come eccellenza di Teatro italiano nel mondo, il che già è una risposta a tante domande degli ultimi tempi).
Ho amato Brenda Lodigiani con i gesti italiani (linguaggio non verbale prezioso, lo farei diventare patrimonio Unesco) e la superstar Sabrina Impacciatore, che diverte moltissimo come sempre.
Mariah Carey? Il fuori onda del gobbo di “Volare” in broccolino è imperdibile.
Mentre Charlize Theron è maestosa con il suo messaggio di pace ispirato a Nelson Mandela.
Ma è Ghali/Rodari il momento più alto, nonostante tutta la polemica inutile. Allora, non andare, no? Invece bene che sia andato, e bellissima la scelta di una ripresa sempre dall’alto, che è proprio il concetto della sua esibizione dedicata alla pace, visto che poi i ballerini diventano colomba. E ai soliti spara sentenze che “Ecco, Ghali non lo inquadrano mai gomblottooo”, vorrei ricordare che la regia di un evento così non si fa tre giorni prima leggendo i social, ma con mesi/anni di anticipo. Ritentate.
Il ritorno dei tre gabibbi Verdi, Puccini e Rossini sulle note di “Vamos a la Playa/Milano-Cortina” è assolutamente iconico: uno schiaffo in faccia a chi già stava con la giugulare di fuori perché “Scandaloooo”.
Insomma, Balich e Michieletto non raccontano la bellezza e il genio italiano edulcorandoli. Ne mostrano anche tutti i lati controversi e grotteschi in modo visionario e spietato. Un Fleurs du mal in mondovisione, concepito come viaggio mentale sotto effetto di stupefacenti.
A Snoop Dogg piace questo elemento.