Lei lo abbraccia da dietro e gli stampa tre baci sulla schiena. Lui sorride, sotto il ciuffo dei suoi capelli ben pettinati, indossa una camicia bianca e non sa che sulla schiena ora porta impresso il disegno rosso delle labbra di lei, che sarà almeno un metro e settanta, ma lui supera certamente il metro e novanta. Ora ballano insieme, lei è in estasi perché lui l’ha portata ad ascoltare Alexia dal settore del pubblico più vicino al palco e riservato agli special guest e ai giornalisti. Si vede che si amano, però se ne stanno avanti a tutti e oscurano lo spettacolo a tutta la fila di persone che sta dietro di loro. Conviene salire su uno dei gradini ai lati del palco per osservare meglio lo spettacolo. C’è chi, invece, gode di una visuale ancora più privilegiata. Barbara D’Urso, da un balconcino sopraelevato unisce le mani a cuore mentre balla a tempo di “Dimmi Come”. Una hit dopo l’altra per due ore, Alexia, balla e canta insieme ai suoi ballerini e la gente letteralmente impazzisce per lei. Si muove come una ragazzina e la sua voce è ancora quella di una volta, ovvero una bomba. Ma chi è Alexia? Forse occorrerebbe domandarsi “cosa” sia Alexia.
A parte il suo successo mondiale occorre tracciare qualche coordinata stilistica. A est Zucchero, a ovest gli Jamiroquai, a Nord i Five Sixty Five, a sud Gigi Dagostino, Micheal Jackson e lei al centro di questa rosa dei venti, ma definirla sintesi di qualcos’altro è forse riduttivo. Lo si legge negli occhi di chi ha pagato il biglietto per godersi due ore di musica vera, suonata da musicisti veri. Sono tutti estasiati, ci sono comitive di amici, famiglie, coppie. C’è pure un ragazzo che in mezzo a tutto questo ballare rimane fermo, con lo sguardo fisso verso Alexia. Non batte ciglio. Pare un serial killer, ma forse è solamente avvolto in qualche strana trance mistica. D’altronde stiamo parlando di musica che ha fatto la storia dell’eurodance e che ancora oggi fa ballare i ragazzini nelle discoteche di tutto il mondo senza che nemmeno sapere chi sia a cantarli. Infatti nel pubblico ci sono anche quei gli sbarbatelli nati negli anni duemila che hanno partecipato alla puntata di Cult Pop dedicata proprio alla scoperta della musica di Alexia per le nuove generazioni. Nel frattempo, invece, sullo sfondo il tipo inespressivo è sempre lì fermo, come inebetito. Forse non è un serial killer, è solo innamorato di Alexia. È passata un’altra mezz’ora. Alexia continua a cantare i pezzi che le hanno fatto vendere milioni di dischi in tutto il mondo, da “Money Honey” a “Uh La La La”. Quando parte “Number One” la diva muove i fianchi a tempo, balza in avanti, poi indietro insieme ai suoi ballerini e ballerine finché tra gli ascoltatori un altro spilungone – questo davvero un gigante – si para davanti alla coppietta di innamorati oscurando loro la visuale.
La sua altezza sembra far impallidire anche l’innamorato incamiciato di cui sopra. Il gigante in questione è Matteo Piano, l’argento olimpico della Pallavolo a Rio nel 2016, alto niente meno che 2 metri e 8 centimetri. Giusto in tempo per godersi l’ultimo pezzo, “Goodbye”, appunto. Applausi applausi applausi. Milano ha amato Alexia e le ha reso un grande omaggio. Dopo l’ultimo saluto la gente se ne va man mano e il locale si svuota, ma nella corrente di persone che scorre verso l’uscita, fermo rimane a fissare il palco ormai vuoto il tipo inespressivo, inebetito o innamorato. Forse è morto. Ma no, una guardia con la pettorina gialla gli fa cenno di andarsene e lui, gettando un ultimo sguardo a quel palco che forse lo ha fatto sognare come nessuno mai, se ne va, indecifrabile. A cosa avrà pensato così a lungo? Forse è come sospettavamo, ci è rimasto sotto. Non necessariamente a causa di qualche sostanza. Un concerto con 20 hit mondiali una dopo l’altra è qualcosa che non si vedeva da un po’ e che Milano chissà, quando rincontrerà. Forse era solo un po’ triste, ecco, e in fondo, possiamo pure capirlo.