“Siamo vicini a concludere qualcosa di positivo in termini di accordo. Non rispondere all'attacco”. Dopo che l'Iran ha colpito Israele con una selva di missili, pare che Donald Trump abbia telefonato a Benjamin Netanyahu per chiedergli di non reagire. Peccato che lo Stato ebraico abbia fatto l'esatto contrario di quanto suggerito dal tycoon. L'aviazione israeliana ha infatti bombardato Teheran e altre aree della Repubblica Islamica, colpendo tra gli altri un impianto petrolchimico e non meglio specificati obiettivi militari. La situazione è letteralmente tragicomica: mentre Trump ripete da giorni che un un accordo di pace è possibile, Israele sta continuando a colpire il Libano per neutralizzare Hezbollah, scatenando le ire degli ayatollah. L'Iran ha infatti spiegato che ogni trattativa, mediazione, negoziazione di pace deve essere ancorata alla fine dei raid israeliani in terra libanese. Una condizione, questa, che non piace per nulla a Netanyahu, desideroso di stroncare l'organizzazione paramilitare libanese proprio come fatto con Hamas nella Striscia di Gaza. “Tu sei completamente pazzo. Se non fosse per me saresti in prigione. Ti sto salvando il c*ulo. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo”, pare abbia detto Trump a Bibi, durante un colloquio avvenuto nei giorni scorsi avente come focus le operazioni militari di Tel Aviv in Libano.
Inutile girarci attorno: il nuovo fronte caldo nella guerra in Medio Oriente coincide con il Libano. Trump ha fin qui atto finta di niente, ma gli interessi di Israele e Iran passano da Beirut. Netanyahu vuole blindare il confine settentrionale, consolidando alcune zone cuscinetto ma soprattutto sradicando Hezbollah dal territorio; Teheran non ha alcuna intenzione di assistere alla proiezione di potere di Tel Aviv nella regione (anche in vista del futuro). Il risultato è che, domenica, le Idf hanno dichiarato di aver bombardato una postazione di Hezbollah nella periferia meridionale della capitale libanese, Beirut appunto, dopo che il gruppo sostenuto dagli iraniani aveva attaccato il nord di Israele. Da qui l'escalation che vanifica gli sforzi dell'amministrazione Trump volti a mediare una tregua in Libano, nonché a raggiungere un accordo di pace più ampio con l'Iran. Le indiscrezioni provenienti da Washington raccontano un tycoon furente con l'alleato Netanyahu. “Decido io. Decido tutto io. Non è Netanyahu a decidere”, ha dichiarato il presidente americano. Dopo la ripresa delle ostilità, il tycoon ha spiegato al Financial Times che il primo ministro israeliano non avrà altra scelta che accettare qualsiasi accordo gli Stati Uniti negozieranno con l'Iran e che gli ultimi raid missilistici "non avranno alcun impatto sull'accordo".
Sarà anche vero ma intanto la guerra è ricominciata, ammesso che non fosse mai davvero terminata. E non solo in Libano, dove da settimane è in corso il martellamento israeliano contro Hezbollah, ma anche in altre aree del Medio Oriente.Gli Houthi, per esempio, hanno annunciato un blocco navale contro Israele nel Mar Rosso e lanciato un missile contro Tel Aviv. Nel frattempo, alla riapertura dei mercati dopo il week end, i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 3%. Nello specifico, quello del Brent, il benchmark internazionale, è schizzato del 3,29% a 96,15 dollari al barile, mentre l'equivalente statunitense, il West Texas Intermediate, del 3,25% a 93,48 dollari al barile. Dopo le ultime ore di fuoco, Trump ha scritto su Truth che Israele e all'Iran devono “cessare immediatamente di sparare”. Buona fortuna.