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25 giugno 2026

Nicola Porro su MOW distrugge la patrimoniale: “Lo Stato italiano spende 1100 miliardi di euro e poi va a cercare i soldi con le tasse”. La sinistra? “Non ha contatto con la realtà. Voleva dare alla gente la Tesla ma i problemi sono altri”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

25 giugno 2026

Da liberale, Nicola Porro spiega perché la patrimoniale è tornata di moda, perché la sinistra ha perso il contatto con il ceto popolare, e cosa ci dice davvero il fenomeno Vannacci sul disagio sociale in Italia
Nicola Porro su MOW distrugge la patrimoniale: “Lo Stato italiano spende 1100 miliardi di euro e poi va a cercare i soldi con le tasse”. La sinistra? “Non ha contatto con la realtà. Voleva dare alla gente la Tesla ma i problemi sono altri”

Dalla patrimoniale a Vannacci, i temi caldi dell’Italia di oggi visti dall’ultimo (e forse l'unico) liberale del giornalismo italiano. Nicola Porro ci spiega dove sta andando l’Italia di oggi, dove potrebbe andare quella di domani e soprattutto quello che Meloni e Schlein non stanno ancora vedendo. Da anni tra i pochi a rivendicare apertamente un'identità liberale, lontana sia dallo statalismo di sinistra sia dal sovranismo economico che oggi attraversa anche la destra, Porro parte dai conti pubblici e finisce dritto nel cuore del paese reale: i quartieri popolari, la sicurezza percepita, lo scollamento di una sinistra che ha smesso di parlare al suo elettorato storico. Perché la vera crisi oggi non è economica, ma identitaria.

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Perché il tema della patrimoniale torna così spesso nel dibattito pubblico italiano?

Perché si pensa che attraverso la patrimoniale si possano recuperare facilmente, facendo male solo a pochi, moltissimi soldi da spendere pubblicamente.

Funzionerebbe? Almeno a livello tecnico?

La prima contestazione che faccio è che il perimetro della patrimoniale è indefinito: nessuno ti dice cosa c'è dentro. Un Picasso è dentro la patrimoniale? Un palazzo diviso tra dieci eredi? Il contante in cassetta di sicurezza, i gioielli, gli orologi? Non è facile definire il perimetro. Questo significa che per incassare cifre rilevanti bisogna agire solo sui beni registrati, quindi sostanzialmente sugli immobili, e per avere molte risorse la patrimoniale dovrebbe coinvolgere un'ampia platea di proprietari immobiliari.

Inoltre chi possiede patrimoni davvero ingenti ha alternative facili per sottrarsi al prelievo. Di fatto il rischio che si è sempre verificato con la patrimoniale è che va a penalizzare molte più persone di quanto si pensi inizialmente. Quindi o penalizzi molte persone o non becchi una lira.

Questi soldi invece dove li dovremmo prendere?

In Italia la spesa pubblica è al 52%. Non bisogna guardare la pressione fiscale, che è al 43%, ma la spesa, che sono soldi pubblici spesi dallo Stato. Siamo intorno ai 1100 miliardi di euro. Su una cifra simile non si possono recuperare 10 o 15 miliardi l'anno tagliando le inefficienze?
Una famiglia normale, quando ha un problema di bilancio, riduce le spese. Le famiglie si fanno un mazzo così perché il vincolo sono le entrate, e in base a quelle si spende. Lo Stato italiano fa il contrario: spende e poi va a cercare i soldi con le tasse. È una logica sbagliata!

Siccome i soldi non si creano sugli alberi ma si creano sulle tasse degli italiani, bisogna prima pensare a dove recuperare i soldi, poi a come spenderli. È una vera rivoluzione copernicana, e non lo dice solo un liberale come me, lo dicono anche economisti di cultura molto diversa, come Carlo Cottarelli. L'Occidente europeo è diventato un continente che, invece di avere un bilancio di buon senso, si inventa programmi di spesa pubblica e poi pensa a come finanziarli, con le tasse o con il debito. È una follia.

Sulla spesa pubblica da tagliare mi viene in mente il tema delle pensioni...

Sulle pensioni ci sono studi interessanti fatti da Brambilla con il suo centro studi (Itinerari Previdenziali). Il ragionamento di buon senso è questo: se ho versato contributi sufficienti a generare una rendita pensionistica, allora quello si chiama sistema pensionistico. Se invece non ho versato contributi per quella rendita, dispiace dirlo, non si chiama più pensione ma assistenza sociale — e va chiamata così.
In Italia tutte le integrazioni al minimo non derivano dai contributi versati, ma sono assistenza sociale. Allora dobbiamo metterci d'accordo: quanti soldi vogliamo dare all'assistenza sociale? Ma non ci prendiamo per i fondelli però...
Se ci troviamo nella condizione paradossale di tagliare le pensioni a chi se l'è effettivamente pagata per finanziare una pensione ridicola a quelli che non se la sono pagata stiamo facendo una redistribuzione del reddito molto poco meritocratica.

Brambilla calcola che noi abbiamo centinaia di miliardi di assistenza sociale mascherata da sistema pensionistico per le integrazioni al minimo. Dicono sia uno schifo che le pensioni al minimo sono basse, ma se nella vita non hai mai pagato un euro di contributi quei 500 euro li prendi dalla fiscalità generale, quindi dalle tasse di tutti. Non significa non aiutare chi è stato sfortunato nella vita, significa chiamare le cose con il loro nome: se è assistenza, decidiamo insieme quante risorse vogliamo destinarle. E poi c'è una cosa da precisare, tagliare la spesa pubblica in un continente abituato a spendere, come l'Europa, è un'operazione dolorosissima: non c'è nulla di più impopolare.

Dunque la patrimoniale è più una bandiera identitiaria, su cui peraltro il Campo Largo già si sta dividendo: non è indice di una tenuta debole sulle idee di una coalizione troppo eterogenea?

Non c'è collante più forte del potere: non bisogna sopravvalutare le differenze di prospettiva dentro le coalizioni. Il centrodestra nasce nel '94 con Berlusconi che mette insieme un secessionista come Bossi, un post-fascista come Fini e un democristiano-socialista come lui stesso: un vero miracolo. Il problema del Campo Largo non è la differenza di programmi, ma lo scollamento dalla realtà.

Io sono diventato una persona molto fortunata e ho la possibilità di frequentare molte persone facoltose, mi stupisce constatare quante persone molto ricche siano favorevoli alla patrimoniale. Questo dice che la sinistra frequenta un certo ambiente e ha perso il contatto con il ceto medio — che peraltro non ha mai davvero rappresentato, essendo storicamente il voto democristiano del dopoguerra — ma soprattutto ha perso il ceto popolare.
Non esiste più la vecchia lotta di classe tra ricco e povero di periferia: esiste il povero di periferia e l'immigrato clandestino — sia chiaro, clandestino, non l'immigrato integrato, di cui in Italia ce ne sono milioni. Il punto è che la sinistra ha perso il ceto popolare continuando a proporre ricette percepite come lontane dai problemi reali, come la patrimoniale, che piace più ai ricchi per sentirsi buoni che al popolo, perché il popolo ha capito che non è quella la soluzione.

Non nota una tendenza trasversale, a destra come a sinistra, ad aggiungere tasse piuttosto che toglierle?

Ma certo. Ci siamo inventati la tassa da due euro sui pacchi. Le tasse moderne sono diventate tasse ideologiche: ci stanno sulle pa**e i cinesi, mettiamo due euro di imposta sui pacchi fino a 150 euro. Bene! Peccato che hanno solo annunciato la tassa e il risultato è stato che i pacchi non passano più dalla logistica italiana ma vengono sdoganati in Belgio, Olanda e Ungheria, dove quella tassa non esiste, e arrivano in Italia senza alcun prelievo. La logistica italiana, di fatto, è dovuta andare a recuperare quei pacchi in altri paesi. Si può essere più cretini...

In questo momento l'unica area che mi sembra rappresenti i principi liberali è quella del “centro”. Che ne pensa?

Per paradosso i centristi di oggi hanno il taglio più liberista sul piano economico. Da osservatore — non mi interessa la politica in sé — è indubbio che se cerchi una prospettiva davvero liberista oggi, la trovi lì. C'è però un problema pragmatico: la tenuta quando si governa. Dietro ogni programma di spesa pubblica c'è un interesse, e se diventi partito di maggioranza è difficile spiegare ai tuoi elettori che quella spesa non si farà più. Non è che sia più facile essere liberisti restando all'opposizione, ma obiettivamente aiuta.

Come giudica l'operato del centrodestra da questo punto di vista? C'è qualcosa che si poteva fare di più?

Qualsiasi governo può fare più di quanto ha fatto, ma i governi si devono sempre misurare con il consenso elettorale: le cose che dico io sono impopolari, e infatti io non prenderei un voto. È facile fare il fenomeno se non devi conquistare elettori. Puoi dire cose giuste ma se non ti vota nessuno chissenefrega. Io mi accontenterei già di un freno alla spesa pubblica.

Sul piano del consenso elettorale c'è qualcosa che sta sfuggendo al centrodestra? Il fenomeno Vannacci, ad esempio, cosa ci dice?

Il centrodestra, più che sui temi economici — fondamentali ma di relativa popolarità, perché è difficile spiegare agli italiani che lo Stato deve spendere meno — ha un problema di percezione della sicurezza. Il fenomeno Vannacci nasce da una domanda di sicurezza che questo governo doveva soddisfare con più forza, anche a costo di subire le urla di fascismo che sarebbero arrivate, legittimamente, dall'opposizione.
Non si tratta solo di avere più agenti o pagarli meglio — abbiamo forze dell'ordine sufficientemente pagate e numerose — ma di dare ai cittadini un senso di sicurezza che oggi manca. Non siamo certo nel Vietnam, ma questa percezione mancata è, secondo me, il costo politico più alto che paga il centrodestra, ed ha lasciato varco a un'opposizione interna al proprio elettorato. Il fenomeno Vannacci non nasce dalle tasse alte o dalla spesa pubblica eccessiva, nasce dai temi della sicurezza. Ed è vero che poi il governo si scontra con magistrati, regole, sindacati, ma siccome qui parliamo soprattutto di percezione, serviva maggiore presenza sul territorio, con una comunicazione difficile ma necessaria.

È indicativo su questo che Vannacci prende i suoi voti dai partiti più "di pancia", la Lega, ma anche Movimento 5 Stelle e l'astensione.

Il tema vero in questo paese è che c'è oggi una relativa tenuta economica, relativa. Ci sono problemi ma l'inflazione è domata, le tasse per il ceto basso sono diminuite, c'è ancora molto da fare ma in un'altra legislatura potrebbero mettere a posto le cose. Quello che davvero non funziona riguarda i centri popolari che sono più a diretto contatto con il disagio della convivenza civile.

Se chiedi a una signora di 75 anni che vive a Tor Bella Monaca se il suo problema è la bolletta elettrica, dirà di sì, ma solo fino a un certo punto — il governo ha fatto molto su quel fronte. Il problema reale è che non riconosce più quel quartiere come suo. E questo riguarda ormai anche i centri delle città, anche se la zona ZTL vota sempre a sinistra, non è lì il vero tema. La gente normale non vive nei centri delle città. La gente a cui la sinistra voleva dare Tesla e colonnine elettriche oggi non ha il problema con la colonnina elettorica ma con un'immigrazione clandestina — non quella con cui si convive tranquillamente ogni giorno, nessuno si lamenta di quell'immigrazione. Tutti abbiamo la pizzeria sotto casa con il pizzaiolo egiziano che conosci da una vita, ma ti girano i cogl*ni quando, uscito dalla pizzeria, trovi quello che ti molesta. Il problema è fuori, non dentro: è la rappresentazione plastica di questo disagio.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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