Remigrazione! Qualcuno l’ha già detto?
Dopo la vittoria del Marocco, per 3-0 contro il Canada ai Mondiali, numerosi tifosi sono scesi in strada a Torino per festeggiare, concentrandosi soprattutto nel quartiere Barriera di Milano. La serata è stata caratterizzata dall'esplosione di fuochi d'artificio e petardi, alcuni dei quali sarebbero stati lanciati in modo pericoloso, ad altezza uomo, causando disagi alla circolazione e momenti di tensione. Alcuni residenti hanno segnalato episodi che hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco. Durante i festeggiamenti, infatti, si sarebbe verificato anche un incendio in una cantina di un edificio, poi gestito dai soccorritori. Numerose le proteste di alcuni cittadini per i disagi e il senso di insicurezza percepito. E indovinate? Tra queste proteste, qualcuno ne ha approfittato per sfoggiare quel pizzico di sano razzismo che non guasta mai.
Come se noi italiani fossimo da meno, quando si tratta di festeggiare la nostra squadra del cuore che vince lo scudetto o quando si trattava (siamo costretti ad usare il passato) di scendere in strada e sparare petardi e bombe di Maradona per la vittoria degli azzurri. Improvvisamente siamo diventati contenuti in fatto di festeggiamenti calcistici? Manco fossimo i giapponesi, che esultano sulle strisce pedonali e allo scattare del semaforo rosso tornano sul marciapiede per non bloccare il traffico.
Non è che niente niente stiamo rosicando un po’? Perché mentre noi a questi Mondiali non prendiamo neanche parte, una squadra non esattamente imbattibile come il Marocco festeggia nelle nostre strade.
Eppure noi siamo sempre il Paese in cui, mentre il Napoli collezionava un altro scudetto, noi collezionavamo feriti e incidenti con tanto di arresti. Siamo gli stessi che l’ultima vittoria dell’Italia in una grande competizione calcistica ce la ricordiamo ancora perché durante quel luglio del 2020 non era il Covid a bloccarci, ma le macchine in fila nel traffico notturno, nella notte della finale europea.
Nessuno, in questi casi, si è chiesto se magari quell’innocente esultanza potesse, per esempio, ostacolare la strada a un’ambulanza o creare situazioni di pericolo per qualcun altro. È che noi siamo italiani, romantici e passionali: a noi è concesso tutto.
La nostra è solo esultanza che viene dal cuore, quella dei marocchini è la manifestazione di un popolo barbaro che deve tornarsene al proprio Paese. Perché, si sa, in Italia ogni scusa è buona per far fuoriuscire quell’odio razziale che siamo costretti a reprimere per buon senso o per quel valore prioritario che rappresenta per noi l’apparenza di sembrare persone per bene.
E invece quell’odio nei confronti dello straniero riesce a trovare sfogo alla prima occasione. Pure sul calcio siamo riusciti a fare la morale ai marocchini. Noi, famosi nel mondo non di certo per la nostra sobrietà.
D’altronde non c’è da stupirsi se il partito di Vannacci è in ascesa. Finalmente abbiamo trovato un uomo che con enorme compostezza ci spiega chi può stare dove e chi no, chi può fare cosa e chi no. “Remigrazione”: la parola dell’anno. Stiamo lì attenti ad aspettare che un africano commetta un reato o che spari un petardo per strada, per gridarla a gran voce.
Che sparare fuochi d’artificio ad altezza d’uomo sia pericoloso e sbagliato, su questo non ci piove. Ma prima di puntare il dito contro qualcun altro e improvvisare analisi sociologiche dalla dubbia attendibilità, forse sarebbe il caso di mettere in discussione se stessi e chiedersi se si può davvero dare sempre la colpa agli altri per ogni situazione sbagliata che si verifica in questo Paese. Due pesi e due misure anche quando si tratta di festeggiamenti calcistici. Perché se a sparare siamo noi è passione, se lo fa il Marocco è un’invasione barbarica.