Non solo ci fanno la guerra ibrida, ma ci pigliano pure per il culo. Cioè, non bastano gli allarmi bomba sugli aerei, i caccia che si alzano in volo per scortare centinaia di passeggeri inermi che in tutto questo non c’entrano assolutamente niente. No, adesso ci si mettono pure i “Combattenti dello Stato Maschile”. E già il nome fa un po’ ridere. “Il vostro regime femminista se ne ricorderà per sempre”, scrivono nella mail spedita ieri mattina, 5 novembre, all’aeroporto di Fiumicino. Ma andatevene a quel paese. Ancora una volta Ennio Flaiano si conferma un visionario e un genio, perché è proprio vero. La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria. Prima degli allarmi bomba sugli aerei, con tanto di sottofondo omofobo e misogino, ci sono stati quelli nelle scuole dei vostri bambini. Il 2 novembre quasi 280 istituti italiani hanno ricevuto messaggi minatori firmati da sedicenti appartenenti alle Guardie della Rivoluzione islamica iraniana. La psicosi europea portata alle sue estreme conseguenze. E poi, come dimenticarsene, gli attacchi hacker ai congelatori dei supermercati. La guerra al minestrone, ai piselli, alle cozze del Mar Baltico, alle vongole. Sui giornali si sono letti articoli dai titoli serissimi sulla necessità di “difendere la catena del freddo”. Ma come stiamo messi, mannaggia. Salvate il soldato surgelato. La situazione è gravissima, lo sappiamo, ma ci viene da ridere. Non pensavamo che la guerra ibrida potesse assumere contorni tanto demenziali. Poi, per carità, sappiamo benissimo che il problema non sono i piselli, ma la vulnerabilità dei sistemi informatici che controllano infrastrutture essenziali. Pensiamo, per esempio, ai frigoriferi degli ospedali che conservano il sangue per le trasfusioni. Il punto è tremendamente serio. Però, su, con quel nome, “Combattenti dello Stato Maschile”, come si fa a prendervi sul serio, chiunque voi siate? Sembra una banda di minchioni uscita da Balle Spaziali, oppure da uno Scary Movie. Lo “Stato Maschile”, in russo Muzhskoye Gosudarstvo, è stato davvero un movimento ultranazionalista, misogino e omofobo, fondato dal blogger russo Vladislav Pozdnyakov e dichiarato estremista e messo fuori legge da un tribunale russo nel 2021. Peccato che Pozdnyakov, sentito da Reuters, abbia negato qualsiasi coinvolgimento, sostenendo che il gruppo non esisterebbe più. Qui su MOW Federico Giuliani suggerisce di non trascurare la recente iperattività dei formidabili hacker nordcoreani, anche loro, con un gran senso dell'umorismo come il loro supremo leader Kim Yong Un. Ad ogni modo questi fantomatici macho-hacker hanno indicato nella mail di Fiumicino due voli ben precisi. Il Finnair AY1761 Helsinki-Roma e l’Aer Lingus EI402 Dublino-Roma. Il primo è atterrato nella Capitale scortato dagli Eurofighter dell’Aeronautica italiana. Il secondo è stato dirottato alla base militare francese di Évreux, accompagnato dai caccia francesi. Perché proprio quei voli? Perché proprio quei Paesi? Proviamo a fare un gioco. Immaginiamo che ogni collegamento aereo preso di mira rappresenti anche, simbolicamente, un collegamento diplomatico fra due Stati. E che per capire questa specie di ragnatela sia necessario guardare a ciò che quei Paesi stanno facendo, insieme, a proposito della guerra in Ucraina. Vi anticipiamo che tutta questa spiegazione razionale non c’entra niente con la vera ragione di questi attacchi. Ovvero che l’Europa è il centro occulto dell’impero transfemminista che rischia di cambiare le sorti del mondo. Ma andiamo con ordine..
Perché sta succedendo questo?
Anche perché il 9 novembre, appena quattro giorni dopo la grande ondata di allarmi, comincerà in Polonia Koalicja 26.2, una vasta esercitazione militare multinazionale destinata a concludersi il 22 novembre. Regno Unito e Francia sono alla guida. Parliamo di circa 2800 militari di undici nazioni impegnati a preparare la futura Forza multinazionale per l’Ucraina. Il ministero della Difesa britannico spiega che si tratta del braccio militare della Coalizione dei Volenterosi, composta da 35 Paesi, mentre 24 nazioni hanno assunto impegni per la futura forza multinazionale. All’esercitazione concreta, però, ne partecipano soltanto undici. Regno Unito, Francia, Polonia, Belgio, Spagna, Paesi Bassi, Germania, Estonia, Lituania, Svezia e Turchia. La forza, almeno secondo il piano ufficiale britannico, potrebbe essere schierata soltanto dopo la cessazione delle ostilità e su richiesta di Kiev, per contribuire alla sicurezza del Paese e alla ricostituzione delle sue forze armate. L’esercitazione intanto si svolgerà in Polonia, con altre attività in Francia e una componente marittima coordinata dalla Turchia. Da quegli 11 mancano proprio Italia, Finlandia, Irlanda, Austria, Bulgaria, Danimarca, Repubblica Ceca, Grecia, Portogallo e Romania. Partecipano politicamente ai Volenterosi, ma non fisicamente all’esercitazione. L’Austria, addirittura, vi partecipa come osservatore, in quanto fuori dalla Nato e neutrale. Tutti e dieci risultano interessati dagli allarmi bomba del 5 novembre. E se prendiamo in considerazione tanto le partenze quanto le destinazioni, viene fuori una classifica piuttosto curiosa. Al primo posto c’è l’Italia, con nove collegamenti aerei interessati da segnalazioni. Non tutti da Roma, naturalmente. Oltre ai due voli da Helsinki e Dublino diretti a Fiumicino, troviamo il Milano-Varsavia, dirottato a Vienna, il Milano-Bucarest, il Salonicco-Milano, il Porto-Milano, il Milano Linate-Madrid, il Roma-Madrid e il Pescara-Charleroi, in Belgio. Nove tratte che collegano l’Italia con otto Paesi europei, alcuni impegnati nell’esercitazione e altri no.Al secondo posto la Repubblica Ceca, con quattro allarmi su altrettanti voli diretti a Praga: da Glasgow, Newcastle, Dublino e Atene. Seguono, con tre segnalazioni ciascuna, Irlanda, Bulgaria, Grecia e Romania. L’Irlanda compare nei collegamenti Dublino-Roma, Dublino-Praga e Londra-Cork. La Bulgaria è interessata dai voli Madrid-Sofia, Copenaghen-Sofia e Londra-Sofia. La Grecia dai voli Salonicco-Milano, Atene-Praga e Atene-Vienna. La Romania, invece, da Milano-Bucarest, Belgrado-Bucarest e dal collegamento Amsterdam-Bucarest-Tel Aviv, oltre a una quarta segnalazione non associata pubblicamente a una tratta precisa. Poi ci sono Finlandia e Austria, con due collegamenti ciascuna: Helsinki-Roma e Helsinki-Vienna per la Finlandia; Helsinki-Vienna e Atene-Vienna per l’Austria. Infine Danimarca e Portogallo, con un collegamento identificato ciascuno: Copenaghen-Sofia e Porto-Milano. La sequenza era cominciata già il 2 novembre, con il Londra-Sofia dirottato a Budapest, ed era proseguita il 3 novembre con ulteriori minacce su tratte che interessavano Italia, Irlanda, Bulgaria, Danimarca, Portogallo e Polonia. Il 6 novembre sono arrivati nuovi allarmi, fra cui quelli relativi ai collegamenti Roma-Lisbona, Praga-Roma e Praga-Bucarest, oltre a nuove segnalazioni all’aeroporto di Copenaghen.
Chi sta usando questo strumento di pressione?
Ma ecco, perché, di grazia, allora, gli allarmi bomba per questi paesi se non prendono parte all’esercitazione militare del 9 novembre? Ma evidentemente perché sono la centrale occulta dell’impero transfemminista che minaccia pericolosamente l’identità del mondo occidentale no? In Italia abbiamo individui pericolosissimi, vedi Jonathan Bazzi, Vladimir Luxuria, l’eurodeputato Alessandro Zan e poi ad ultimo si è ricostituita la pagina social di Freeda. D’altronde il declino che i “Combattenti maschili” denunciano, purtroppo temiamo sia iniziato fin troppo tempo fa e oramai siamo fottuti. Tutta colpa di Socrate che si lasciava possedere da Alcibiade e incantava con le sue favole intrise di razionalismo i giovani dell’antica Grecia, portati a credere di potersi emancipare dalla donna. Quali sciagure ne sono derivate. Ed eccoci qui, con l’elmetto, ad affrontare una guerra ibrida che perlomeno è democratica, seppur miri ai componenti lgbtq+, ci tocca proprio tutti. Vabbé.