Report, o, come piace dire anche alla nuova conduttrice Claudia Di Pasquale in omaggio al suo predecessore, Rèport, riparte dopo un’estate in cui è stato al centro del dibattito. Riparte da una conferenza stampa e dal vittimismo di Claudia Di Pasquale, che piange a favor di telecamere, contro il trattamento riservato a lei e alla redazione negli ultimi mesi: “Scusate l’emozione, è per quello che abbiamo passato in questi mesi. Abbiamo attraversato un’estate orribile, siamo stati oggetto di attacchi tutti i giorni. Siamo stati stritolati da questa campagna mediatica che in molti casi è stata strumentale con attacchi volte anche personali e gratuiti, ma siamo rimasti qua a tutelare Report perché ne sentiamo la responsabilità di restare a presidiarlo”. Metodo Report direbbe qualcuno, quello che per anni hanno riservato a politici e imprenditori. Il Metodo Report contro Report. Ma neanche quello va bene, infatti l’inviato Danilo Procaccianti risponde ai colleghi di Libero: “Avete parlato per mesi di questo metodo Report, sembrava quasi che noi avessimo ucciso la gente, avessimo rovinato la vita delle persone, qual è questo metodo Report? Una narrazione ha bisogno di dati di fatto, e il dato di fatto è che qui non è mai stato condannato nessuno per diffamazione. A differenza del suo direttore” (un riferimento, a quanto pare, alla condanna per diffamazione di Alessandro Sallusti del 2012, per un articolo pubblicato su Libero nel 2007). Una risposta un po’ acida e stizzita, a cui il direttore di Libero Sallusti ha risposto questa mattina con l’editoriale “Metodo Report e metodo Libero”, elencando le persone che, secondo il quotidiano, sarebbero state danneggiate da inchieste di Report e poi scagionate: l’imprenditore Giulio Romagnoli, rovinato da un servizio del 2014 e assolto dopo nove anni; l’ex presidente di Enoteca d’Italia Domenico Garrone, per cui Report si sarebbe scusata dopo sedici anni; l’ex parlamentare Pd Stefano Esposito, che parla di un’intervista “estrapolata e montata ad arte”; il medico Roberto Rigoli, assolto ma senza scuse; l’assessore veronese Marco Giorlo, che dice di aver perso la moglie e ottantamila euro. Casi che Libero contrappone a un “metodo Libero” senza “scheletri nell’armadio tipo Lavitola”, chiudendo con l’invito ai “reportini” a controllare le notizie prima di mandarle in onda.
Poi Procaccianti prosegue: “Quindi quando parliamo del metodo Report è il metodo di una squadra assolutamente indipendente, io incontravo Ranucci all’inizio dell’inchiesta e dopo tre mesi quando era pronta”. Quindi, la domanda a questo punto sorge spontanea, Sigfrido Ranucci, che ha personificato Report fino a quasi portarselo a fondo con lui, che faceva a Report? A quanto pare oggi è come se dalle parti della redazione quasi non lo conoscessero: “Non eravamo a conoscenza di questa amicizia così forte”, dice Claudia Di Pasquale. Seppur fosse un’amicizia che, come emerso dalle cronache estive, conoscessero in molti negli ambienti giornalistici, seppur Lavitola fosse entrato in Rai più di una volta e seppur almeno una (per quanto ne sappiamo) giornalista di Report, Giulia Presutti, fosse stata a cena al celeberrimo Cefalù. E il punto è che Report riparte, ma decide di non rompere con il passato, decide di rompere con Ranucci. Scarica a mare quello che fino a pochi mesi fa era il capitano (e l’eroe) della barca, ma salva l’equipaggio. E l’occasione, per dare un segnale chiaro, c’era eccome. Perché chi meglio dei giornalisti di Report avrebbe potuto avere accesso alle informazioni che avrebbero portato alla luce il reale rapporto tra Lavitola e Ranucci. Invece si è deciso di girarsi dall’altra parte: “Non parleremo della vicenda Ranucci”. Parleranno invece di Lavitola, ma non dei suoi affari in giro per il mondo o del suo progetto politico, ma ritirando fuori la storia del cantiere Vittoria di Adria e “tutti gli interessi che gli gravitavano attorno”, quando i cui gestori del cantieri sono già stati accusati (ingiustamente) in diretta nazionale di essere i mandanti della bomba. Insomma, siamo curiosi di vedere cosa tireranno fuori, ma le premesse, con tutta la carne al fuoco offerta quest'estate, sembrano povere.
Intanto, con Ranucci, continua il clima da guerra fredda, almeno sponda RaiNews24. Alla presentazione della nuova stagione, a chi gli chiedeva se avesse sentito Ranucci, il nuovo conduttore Daniele Piervincenzi ha risposto: “No, per la verità no, non l’abbiamo sentito. Ci aspettiamo un in bocca al lupo da tutti quelli che hanno partecipato a questa avventura di Report”. Ma Ranucci risponde a modo suo, con una frase che dice tutto, interpellato dall’AdnKronos: “Faccio in bocca a lupo ai ragazzi di ‘Spotlight’, che con passione e meno risorse stanno sputando sangue per realizzare un prodotto per il servizio pubblico”.
Report riparte insomma dal metodo Report, dai veleni reciproci, dalle accuse, dal vittimismo e dall’idea (malsana) di essere sopra tutto e tutti. Ora non ci resta che vedere la prima puntata.