Parabiago. È la sera del 4 agosto 2024. Fabio Ravasio è una persona semplice e un gran lavoratore che negli anni aveva accumulato un piccolo patrimonio. Se ne sta tornando a casa in bicicletta quando un’auto compare in via Vela e lo travolge e spezzandogli la vita. L’auto fugge e sparisce nel nulla. Sarà stato un pirata della strada, si pensa in principio, ma poi, a mano a mano viene fuori l’impensabile verità. Ravasio aveva da qualche tempo una relazione con una ragazza brasiliana, Adilma Pereira Carneiro, poi battezzata dalla carta stampata come la “mantide di Parabiago”, come quell’insetto che prima si serve del suo compagno per riprodursi e poi lo divora. Fu proprio lei, la mantide Pereiro, la mandante dell’omicidio del povero Ravasio. Condannati ieri dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio – presieduta da Giuseppe Fazio con Marco Montanari – all’ergastolo Amilda, appunto, il suo ex marito che non l’ha mai veramente abbandonata, Marcello Trifone e Fabio Lavezzo, il fidanzato della figlia di Adilma. Igor Benedito, condannato a 24 anni, invece, è il figlio brasiliano di Adilma che in quella sera del 9 agosto 2024 era alla guida dell’auto che investì Ravasio, travestito con una parrucca.
Al suo fianco era seduto Marcello Trifone, l’ex marito di lei. Anche lui condannato all’ergastolo come Fabio Lavezzo, compagno della figlia di Adilma che avvisò i due esecutori dell’omicidio del passaggio in bicicletta di Ravasio. Fabio Oliva, il meccanico di fiducia di Adilma e suo amante, dopo l’omicidio avrebbe riparato l’auto danneggiata dall’impatto con il corpo di Ravasio. Condannato a 14 anni, l’unico senza l’aggravante della premeditazione. Massimo Ferretti, altro amante sottomesso psicologicamente da Adilma metteva a disposizione il suo bar per le riunioni preparatorie all’omicidio ed è stato condannato a ben 24 anni di galera. Perché? Mettere le mani sul patrimonio accumulato dal povero Ravasio grazie all’aiuto degli uomini finiti nella sua rete di manipolatrice senza scrupoli. Massimo Ferretti addirittura agli inquirenti confessò di aver aiutato Adima per amore. Mirko Piazza, condannato a 14 anni e 4 mesi svolse il ruolo di “agente di collegamento”. Era un avventore del bar di Ferretti, rimasto invischiato nella vicenda data la sua solitudine e la sua condizione di povertà. In questa storia convinse Mohamed Dahibi, suo coinquilino, a fingere un malore per bloccare il traffico e facilitare l’omicidio. È stato anche lui condannato a 22 anni di carcere. La decisione è stata presa dopo ben 12 ore di camera di consiglio dopo che il pm Ciro Caramore aveva chiesto non solo 3 ergastoli, ma ben 5, richiesta accolta parzialmente dalla Corte.