Nelle ultime ore si accampano fra i titoli dei giornali le polemiche a proposito del diniego opposto dal ministro della difesa Guido Crosetto alla richiesta di atterraggio da parte di un volo americano nella base militare siciliana di Sigonella. Tutti a domandarsi “Crosetto ha fatto bene? L’Italia da oggi non è più serva degli Stati Uniti?” e tutti a farsi le domande sbagliate. La ragione del diniego è dovuta al fatto che questo volo direttamente dall’Italia si sarebbe diretto alla volta del Medioriente per bombardare l’Iran e l’art. 11 della Costituzione impedisce che questo accada, ma a regolare tutto questo c’è un accordo bilaterale tra Italia e Stati Uniti risalente al 1954. Nessuno però, fino ad ora, è riuscito a dare una spiegazione precisa del contenuto di questo accordo, e sapete perché? Perché fino al 2003, quindi per quasi 50 anni, nessuno sapeva della sua esistenza. Si tratta del BIA, il Bilateral Infrastructure Agreement, un accordo segreto stipulato più di 70 anni fa di cui è stata ammessa l’esistenza solo nel 2003, ma nessuno sa bene cosa contenga tranne alcuni passaggi tecnici. Tutto questo ce lo ha spiegato lo storico militare ed analista osint, Mirko Campochiari, fondatore del noto canale youtube Parabellum, specializzato in analisi geopolitica e militare divenuto ormai un vero e proprio punto di riferimento per gli addetti ai lavori in materia. Ma il punto è uno solo.
Perché nessuno riesce a spiegare in modo semplice sulla base di quale norme il ministro della Difesa Crosetto ha posto un veto sulla base di Sigonella nei confronti di un volo militare statunitense?
La polemica a cui stiamo assistendo è decisamente sterile. Bisogna studiare le carte prima di parlare. Esiste un accoro bilaterale tra Stati Uniti e Italia che regola questa vicenda e risale al 1954.
Cosa stabilisce questo accordo?
Il contenuto dell’accordo è segreto e non è mai stato rilasciato nella sua interezza. Si tratta del BIA (Bilateral Infrastructure Agreement) un accordo bilaterale sulle infrastrutture americane. Firmato il 20 ottobre 1954, regola le modalità per l’utilizzo delle basi concesse in uso alle forze americane sul territorio nazionale. È conosciuto in Italia come “Accordo ombrello”. Ci sono vari memorandum tecnici relativi ad ogni singola base, essendo ciascuna un tema a sé stante. Come accennavo, il testo integrale non è mai stato pubblicato e della sua esistenza si è iniziato a parlare solamente nel 2003. All’epoca fu il ministro della Difesa Antonio Martino a confermarne l’esistenza davanti al Parlamento in occasione della guerra americana in Afghanistan e Iraq. Martino ammise che l’accordo era coperto da riservatezza bilaterale e che dunque non poteva essere desecretato se non con il benestare degli americani. In esso sono contenuti anche molti aggiornamenti di cui non sappiamo nulla. Sono trapelate, nel tempo, piccole indiscrezioni. Quando si polemizzò a proposito dell’ampliamento della base di Camp Darby venne fuori che gli americani potevano agire in quella direzione senza passare dal Parlamento italiano proprio in virtù del BIA. Tecnicamente, quella base è territorio americano, non è un leasing, sono concessioni a tempo indefinito. Da storico, so che esistono tante teorie per cui gli americani avrebbero un accordo con noi della durata di 100 anni, che quindi teoricamente dovrebbe scadere nel 2045.
Cosa va a regolamentare questo accordo?
E’ un sistema a doppio binario: i comandanti delle basi italiane non hanno poteri di controllo sulle attività americane. Loro gestiscono soltanto i voli, gli orari, l’assistenza sul traffico aereo. Il controllo su attività militari, equipaggiamento eccetera ricade nella competenza del comandante statunitense. Però ci sono dei caveat. Devi fare un atterraggio di emergenza? Si può fare. È un volo logistico per questioni vostre? Va bene. Ma se invece si tratta di un volo militare, tipo un bombardiere che deve andare a fare una missione, ci devi preavvisare. Perché altrimenti l’Italia diventa cobelligerante. E se tu non mi avvisi prima, io non ti do l’autorizzazione. E’ questo che ha fatto Crosetto. In pratica, detto in parole semplici: il comandante italiano gestisce l’infrastruttura, mentre quello americano gestisce le operazioni.
Perché allora la polemica?
Nel rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione, non possiamo concedere autorizzazioni all’utilizzo delle basi militari per impieghi bellici che esulino dal capitolo 5 della Carta delle Nazioni Unite, ovvero, per operazioni militari prive di mandato internazionale o che non siano un’azione meramente difensiva. Se gli americani volessero difendere la Polonia da un attacco della Russia, allora atterrerebbero tranquillamente in Italia e andrebbero a bombardare i russi in Polonia senza autorizzazione. Ma se tu stai facendo guerra all’Iran e non è stata sanzionata dalle Nazioni Unite, non è un’azione difensiva, allora sulle nostre basi non ci atterri a meno che tu non chieda il consenso del Paese e ci avverti prima. In questo caso gli americani erano già in volo e volevano fare i furbi. Quindi Crosetto – ma prima di lui è stato Luciano Portolano, il capo di Stato Maggiore della Difesa, ad avvisarlo di questa situazione – ha negato l’autorizzazione, secondo gli accordi. Accordi che gli americani conoscono benissimo e che tentavano, secondo me, anche in maniera un po’ coercitiva, di forzare.
Quindi un tentativo statunitense di porre l’Italia di fronte al fait accompli?
Esattamente. Poi sui giornali leggiamo che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi americane. Banalmente non è così. L’autorizzazione è stata negata solo per quel singolo volo con quei particolari bombardieri che chiedeva l’autorizzazione per atterrare, fare rifornimento e poi levarsi in volo per andare a bombardare l’Iran.
Qualche tempo fa un drone spia americano si è servito della base di Sigonella
Un drone spia è un’azione di ricognizione, quindi di intelligence, quindi gli serve l’autorizzazione? Sni. Dipende, è un drone armato? È un Reaper? Chi lo sa.
Da quando è scoppiata la guerra in Iran questo è il primo caso in cui Crosetto nega l’autorizzazione all’utilizzo americano delle Nato in Italia?
Credo sia il primo caso ad emergere. Dal momento in cui un mezzo americano si serve di una base Nato in Italia e poi da lì si sposta in un’altra base americana e soltanto da lì, poi effettua un’azione offensiva, è mera logistica, dunque non siamo cobelligeranti. Ma nel momento in cui tu sei già armato, sei già in missione, atterri da noi, fai rifornimento e poi parti per bombardare, quello no.
Dunque le critiche verso Crosetto sono prive di senso
La risposta di Crosetto è perfetta: “gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo – che si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento – e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché compreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare, tertium non datur”.
Il fatto che un volo militare cerchi di partire direttamente dall’Italia per andare in Medio Oriente è sintomatico di qualcosa che sta cambiando nella guerra?
Probabilmente le basi americane più vicine sono a rischio, oppure hanno avuto problemi logistici altrove, magari sono stati colpiti dei rifornitori.
E invece la posizione di Sánchez rispetto a quella dell’Italia come cambia?
Sánchez è più fortunato perché è più lontano, quindi è più difficile che le basi spagnole vengano utilizzate direttamente per bombardare. L’Italia è più vicina, quindi è più facile far partire una missione da qui. Quello che abbiamo fatto è da manuale, secondo gli accordi: volete scendere qui, fare rifornimento e andare a bombardare? No. Non lo potete fare perché così ci rendete cobelligeranti e noi dobbiamo chiedere il permesso al Paese, al Parlamento, eccetera. Tra l’altro, non c’entra niente con Craxi e la vicenda precedente.