Qualcuno, per ragioni politiche, ha soffiato sul fuoco dell'odio. Ha convocato l'incandescente piazza di Bologna nel clima della morte di Abderrahim Fakir, in una notte di pubblica sbarra per le forze dell'ordine, sfociata in scontri e circa sessanta agenti feriti. Piccolo inciso: piazza convocata senza regolare autorizzazione. Ecco, chi lo ha fatto ora non può mangiare nel piatto dove ha sputato, seppur continui a negarlo avvinghiandosi agli specchi, quando il vento gira e il fuoco dell'odio minaccia lui. Parliamo ovviamente del sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ora accetta la scorta di quelle stesse forze dell'ordine che qualche giorno fa aveva messo sul banco degli imputati politico-mediatico. Ieri bersaglio. Oggi scudo. Ieri sospetto. Oggi garanzia.
Ma stavolta la risposta non è stata di piena disponibilità. Anzi, dal mondo sindacale delle forze dell'ordine è arrivata una sonora pernacchia. Un “arrangiati”, elegantemente formulato ma tutt'altro che velato. Usi la Polizia Locale, gli dice Antonio Nicolosi, Segretario Generale Nazionale di UNARMA – Associazione Sindacale Carabinieri: “Se il sindaco ritiene di essere esposto a rischi, esistono già gli strumenti istituzionali previsti per la tutela delle autorità locali, a partire dalla Polizia Locale. Le Forze di Polizia dello Stato, l'Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza sono già impegnate quotidianamente a fronteggiare emergenze, contrastare la criminalità e garantire la sicurezza dei cittadini, oltre a gestire l'ordine pubblico, compresa la piazza convocata dallo stesso primo cittadino”. Tradotto, abbiamo cose più importanti a cui pensare. Una posizione forte, che il SIM – Sindacato Italiano Militari Carabinieri – rincara: “Nel contempo, il SIM Carabinieri esprime profonda preoccupazione per il clima d'odio e per le gravi minacce che si stanno registrando sui social network ai danni dei colleghi della Polizia di Stato, finiti al centro di una violenta gogna mediatica a seguito del delicato intervento di servizio in cui purtroppo ha perso la vita il giovane Fakir. Chi protegge questi servitori dello Stato e le loro famiglie? Sono forse operatori di categoria inferiore rispetto a chi ricopre ruoli politici? Per queste ragioni, auspichiamo con forza che il Prefetto di Bologna, in sede di Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, valuti attentamente la necessità di adottare adeguate misure di tutela e scorta anche nei confronti dei colleghi della Polizia di Stato coinvolti”.
Il motto dell'Arma recita “nei secoli fedele”, servitori dello Stato sì, ma non ciechi sudditi al servizio di chi le ritiene un pericolo, qualcosa da tenere a distanza, sotto controllo. Chi semina sospetto non può raccogliere protezione. E allora onore all'Arma dei Carabinieri, in difesa dello Stato contro lo stesso Stato. Probabilmente alla fine, anche giustamente, la scorta loro o chi per loro la faranno. Del resto non spetta ai Carabinieri scegliere se concedere o meno protezione e la neutralità politica è un principio cardine delle forze di polizia. Ma onore al loro coraggio, in questo caso, di non porgere l'altra guancia.