Dalla sabbia di piazza Santa Croce, dove per quasi quarant’anni ha dato e preso botte nel Calcio Storico Fiorentino, a Palazzo San Macuto, dove si indaga sulla morte di David Rossi, precipitato il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio al Monte dei Paschi di Siena. Gabriele Ceccherelli, detto lo “Zena”, veterano del calcio storico fiorentino, è finito nell’inchiesta parlamentare sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Mps. Il 15 settembre il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha annunciato di volerlo ascoltare e la sua foto è stata mostrata anche ad Antonio Muto, l’imprenditore convocato dalla Commissione d’inchiesta per le dichiarazioni di Luca Goracci del 2017, quando l’avvocato raccontò di aver incontrato nel marzo 2016 un uomo presentatosi come Antonio Muto, che sosteneva di aver fissato un appuntamento con David Rossi il 6 marzo 2013, giorno della sua morte, e di essere arrivato in vicolo Monte Pio quando il manager era già precipitato dalla finestra. Ma chi è questo benedetto Zena? Per capirlo dobbiamo spostarci da Siena a Firenze e tornare indietro di qualche anno.
Ceccherelli è una leggenda degli Azzurri di Santa Croce. Una vita tra pugilato, karate, cento metri e salto con l’asta, e soprattutto, di Calcio storico fiorentino. Un’epopea da calciante, la sua, iniziata nel lontano 1974. Una vera e propria leggenda di questo sport tant'è vero che nel 2008 perfino Sports Illustrated gli dedica spazio nel reportage “Balls and blood”. Il giornalista Jake Halpern lo descrive come un cinquantaduenne calvo e massiccio, con “ZENA” tatuato sul bicipite. Metà allenatore, metà motivatore. E furioso per una regola che impedisce agli over quaranta di scendere in campo. Gli Azzurri, racconta lo stesso Ceccherelli a Nove da Firenze nel 2013, hanno dominato soprattutto tra il 1981 e il 1996, rimanendo fortissimi fino al 2005. Nel 2009 lo Zena diventa vicepresidente dell’associazione di parte Azzurra in quanto riferimento per generazioni di calcianti, compreso il figlio Emanuele, compagno di squadra per quasi vent’anni. Fuori dal campo racconta di lavorare dodici ore al giorno in negozio. Il 30 giugno 2013, meno di quattro mesi dopo la morte di David Rossi, gli Azzurri battono i Bianchi per 2 cacce a 0. Per Ceccherelli è il suo congedo vittorioso dal campo dopo ben 39 anni di botte. Ma le cronache non lo abbandonano. Nel 2017 una semifinale tra Azzurri e Bianchi degenera in una rissa, con aggressioni agli arbitri e intervento della polizia. In mezzo, manco a dirlo, c'è pure lo Zena. Il comune lo sanziona con quattro anni di sospensione del tesseramento. Nel 2024, però, torna in pista perché viene scelto come Magnifico Messere della semifinale tra Verdi e Azzurri, mentre il nipote Davide mette a segno sei cacce.
Due anni dopo, si continua a parlare di lui, ma non come ci si sarebbe aspettato. A Siena il 15 settembre 2026, dopo l’audizione secretata del collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio, figura emersa nell’inchiesta antimafia “Aemilia”, Vinci fa anche il nome dello Zena tra le persone che la Commissione intende ascoltare. Sette giorni dopo, il 22 settembre, poi, davanti ai commissari è stato convocato Antonio Muto, l’imprenditore mantovano nato nel 1962. Chiamato a chiarire la storia di un uomo che, anni dopo la morte di Rossi, si sarebbe presentato all’avvocato Luca Goracci usando il suo nome e raccontando che il giorno della tragedia avrebbe dovuto incontrare il manager Mps. Muto ha negato di essere quell’uomo e sostiene di non conoscere Goracci.Vinci durante l'audizione gli ha mostrato tre fotografie. Giandavide De Pau, imputato per il triplice omicidio di Roma. Villanova Correa, condannato per l’omicidio di una prostituta a Siena e infine, proprio Gabriele Ceccherelli, lo Zena. Come scrive Laura Valdesi sulla Nazione, Muto dice di non conoscere nessuno dei tre. Ma allora perché la Commissione d’inchiesta ha scelto di mostrare a Muto proprio queste tre fotografie? Perché proprio Zena? Ne capiremo qualcosa di più se come e quando la Commissione deciderà di ascoltarlo.