Dopo la pessima figura fatta nel 2019 con la pandemia di Covid, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità non fu in grado di capire cosa diavolo stesse accadendo in Cina, tra le voci di un'epidemia esplosa in un mercato del pesce di Wuhan e i sospetti sulla possibile fuga di un virus altamente contagioso dal laboratorio di massima sicurezza biologica della medesima città, l'agenzia dell'Onu per la salute non vuole farsi nuovamente trovare impreparata. È per questo che l'Oms ha chiesto subito spiegazioni alla Russia dopo la morte di una giovane tecnica che lavorava all'Irkutsk Anti-Plague Research Institute of Siberia and the Far East, nella regione di Irkutsk, in Siberia. La donna, identificata dai media locali come Daria Shipilova, sarebbe morta dopo essere stata ricoverata con una polmonite grave. Le autorità russe hanno parlato di una "polmonite di origine sconosciuta" (ricorda qualcosa?) ma hanno negato che nei suoi campioni siano stati trovati microrganismi collegati all'attività professionale. Il caso ha immediatamente acceso i riflettori perché la struttura in cui lavorava Shipilova studiava... la peste. Le informazioni diffuse da Mosca sono rimaste limitate e circa 200 persone sarebbero state sottoposte a osservazione medica (una misura considerata dagli esperti sproporzionata rispetto a una normale polmonite isolata). Nel frattempo hanno iniziato a circolare indiscrezioni secondo cui la tecnica avrebbe rotto accidentalmente una provetta contenente batteri della peste, ma le autorità russe non hanno confermato questa ricostruzione. Le prove disponibili non permettono, allo stato attuale, di concludere che la donna sia morta di peste o che dall'istituto sia fuoriuscito un agente patogeno.
A rendere la vicenda ancora più delicata è stato poi un presunto secondo caso. L'Oms ha spiegato di aver chiesto alla Russia ulteriori informazioni dopo le notizie relative a un secondo dipendente dell'istituto colpito da una polmonite di causa non determinata. Il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha precisato di voler conoscere nel dettaglio i test effettuati sulla donna deceduta e sui suoi contatti, capire perché siano state adottate determinate misure sanitarie e sapere quali siano le condizioni delle persone messe in quarantena. La Russia ha riferito all'organizzazione che non sono stati registrati casi recenti di peste nella regione di Irkutsk confermando che circa 200 contatti sono stati sottoposti a quarantena. È qui che entra in gioco anche la trasparenza. TIME, citando esperti di malattie infettive e sicurezza sanitaria, ha scritto che la risposta russa appare difficile da interpretare senza conoscere l'esito completo degli esami. Jennifer Nuzzo, del Pandemic Center della Brown University, ha sottolineato che in caso di esposizione accidentale a Yersinia pestis esistono protocolli consolidati e antibiotici efficaci. Il problema, dunque, non è soltanto capire se si sia trattato di peste, ma sapere esattamente cosa abbia provocato la polmonite e perché le autorità abbiano reagito in quel modo. L'assenza di informazioni certe lascia spazio alle ipotesi. Anche quelle più strampalate.
Ma cos'è davvero questa "peste russa" e quanto bisogna preoccuparsi? La peste è provocata dal batterio Yersinia pestis, un agente conosciuto da secoli e ancora presente in alcune popolazioni animali. Esistono tre forme principali: bubbonica, setticemica e polmonare. È quest'ultima quella che preoccupa maggiormente in questa vicenda perché può essere trasmessa da persona a persona attraverso le particelle respiratorie emesse con tosse e starnuti. Ma proprio qui si trova una delle differenze fondamentali rispetto al Covid. Secondo gli esperti citati da The Atlantic, le goccioline della peste polmonare non si comportano come gli aerosol capaci di rimanere sospesi nell'aria a lungo: per trasmettersi è generalmente necessario un contatto molto ravvicinato con una persona malata. Inoltre l'incubazione è breve, normalmente compresa tra uno e sette giorni. Se la donna avesse effettivamente contratto la peste e avesse contagiato persone vicine, eventuali infezioni secondarie avrebbero quindi dovuto iniziare a manifestarsi rapidamente. E soprattutto la peste non è una malattia senza cura: se diagnosticata tempestivamente, può essere trattata con antibiotici. L'Oms conferma che il trattamento precoce è efficace e che il rischio maggiore riguarda proprio le forme polmonare e setticemica non trattate. L'intera vicenda è però ancora avvolta da un ampio strato di mistero.