Non erano fin qui riusciti a smuoverlo per via politica. Le critiche contro l'allontanamento della Spagna dalla Nato, dagli Stati Uniti di Donald Trump e da Israele gli avevano anzi fatto guadagnare consensi internazionali, trasformandolo in una specie di ultimo baluardo europeo contro le barbarie. Il processo contro la moglie, la signora Begona Gomez, per traffico di influenze e malversazione? Non lo ha scalfito come avrebbero pensato i detrattori. L'emergenza migranti esplosa a Ceuta con l'accusa di spassarsela in vacanza mentre stava succedendo il disastro? Un piccolo contraccolpo c'è stato ma non sufficiente per spingerlo a fare un passo indietro. Pedro Sanchez è scivolato sulla buccia di banana più inaspettata: la crisi abitativa che affligge le grandi città spagnole. È successo che il suo governo aveva proposto due decreti per risolvere il problema - uno sulla stabilità degli affitti e uno considerabile come una specie di scudo contro gli sfratti - ma Congresso dei Deputati, la Camera bassa del parlamento spagnolo, li ha bocciati entrambi. Decisivo il muro eretto da sette deputati di Junts per Catalunya, partito che fa parte della coalizione al governo, e dalle destre rappresentate dal Partito Popolare e Vox.
Sanchez, che guida un esecutivo di minoranza e che dipende da partiti molto diversi tra loro - e che, soprattutto, non può più dare per scontato il sostegno degli indipendentisti catalani di Junts – ha quindi scelto di fare una scommessa rischiosissima: andare al voto anticipato nel tentativo di massimizzare, o meglio trasformare in voti, i consensi ottenuti in campo internazionale. È una scommessa rischiosa perché la vittoria non è affatto scontata. Vox, partito populista di estrema destra, potrebbe infatti finire al potere insieme alla destra più istituzionale del Partito Popolare. A quel punto la Spagna effettuerebbe una profonda inversione politica salutando la stagione progressista per imboccare il tunnel abitato dalle destre populiste. Lo stesso, per intenderci, di Italia e Francia. Occhio al calendario. La resa dei conti spagnola è prevista per il dicembre 2026. Nel maggio 2027 Marine Le Pen ha buone chance di vincere le presidenziali in Francia mentre nel settembre 2027, in Italia, bisognerà capire se Giorgia Meloni aprirà le porte del suo governo al ruspante Futuro Nazionale del generale Vannacci.
Spagna, Francia, Italia formerebbero, nell'ipotesi sopra delineata, un “tridente di destra” in grado di sconvolgere i vecchi equilibri europei. Senza accusare nessuno di essere filorusso o pro Donald Trump, questa divisione in seno al Vecchio Continente è proprio quello che vogliono il tycoon e lo Zar: un'Europa divisa, meglio se governata da leader favorevoli al dialogo con Mosca, con il mondo Maga e con i sovranisti internazionali. Senza Sanchez in mezzo, con Emmanuel Macron in procinto di essere scalzato da Le Pen, con Germania e Regno Unito prive di leadership credibili, un'Italia a trazione meloniana con l'incognita Vannacci, l'intera regione finirebbe idealmente suddivisa in due sfere di influenza geopolitica. Da una parte ci sarebbero i Paesi, a partire proprio dall'Italia, ben felici di dialogare con Trump, gli Usa e Washington, dall'altra quelli che intavolerebbero nuovi discorsi con il Cremlino (Francia). Tanti saluti a Bruxelles.