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29 aprile 2026

Ma poi, che Paese è l'Uruguay? I nazisti, poi Licio Gelli, ora i chiacchierati ranch di Cipriani e Minetti, e Nordio e Tajani in visita in meno di un anno

  • di Andrea Muratore Andrea Muratore

29 aprile 2026

Dal caso Minetti a Licio Gelli, dalle ombre della dittatura uruguaiana ai legami profondissimi con l’Italia: l’Uruguay è molto più di un Paese placido e lontano. Una “Svizzera del Sudamerica” attraversata da misteri, storia e memoria

Foto Ansa

Ma poi, che Paese è l'Uruguay? I nazisti, poi Licio Gelli, ora i chiacchierati ranch di Cipriani e Minetti, e Nordio e Tajani in visita in meno di un anno

I recenti casi di cronaca riguardanti le presunte incongruenze sulla procedura di grazia a Nicole Minetti imbastita dal Ministero della Giustizia Carlo Nordio e approvata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella rimandano a un Paese, l’Uruguay, che nonostante l’immagine sonnolenta e pacata ha alle spalle un passato che spesso ha incrociato il suo percorso con la grande storia, italiana ed europea. Un Paese che in un quarantennio democratico sta gradualmente mettendosi alle spalle le conseguenze del lungo regime dittatoriale degli Anni Settanta e Ottanta e di un Novecento pieno di ombre che hanno costellato quella che a lungo è stata una nazione definita “la Svizzera del Sudamerica”. Ma come la Svizzera originale ha custodito al tempo stesso la placidità della vita in un luogo neutrale, sereno e stabile e diversi arcana imperii non indifferenti. Per chi studia nel profondo la storia d’Italia e soprattutto la storia dei grandi misteri del nostro Paese, il caso Uruguay del dossier Minetti, dal dibattito sul ranch del suo compagno Giuseppe Cipriani al dibattito su come sia andata l’adozione di un bambino uruguaiano da parte della coppia (tutti elementi che andranno verificati essere veritieri, ovviamente, e che segnaliamo per cronaca), offre lo spunto per chiedersi che Paese sia davvero l’Uruguay e quanto spesso sia tornato nel discorso italiano. Uruguay, per chi indaga gli elementi più oscuri della storia del Paese, vuol dire innanzitutto Licio Gelli: quando nel 1981 il dibattito italiano sul caso della Loggia P2 e la sua influenza nella vita dello Stato negli Anni Sessanta e Settanta era in pieno svolgimento, , si verificò una perquisizione alla villa di Gelli a Montevideo, a Calle Juan Manuel Ferrari, subito dopo che gli inquirenti scoprirono i nomi di 962 massoni affiliati alla loggia del Venerabile Maestro nella sua abitazione di Castiglion Fibocchi.

20220913 072109957 7000 Licio Gelli il “Maestro venerabile”
Il venerabile amico Licio Gelli Ansa

Gelli, riconosciuto postumo dal Tribunale di Bologna come uno dei mandanti della strage nella stazione della città emiliana del 2 agosto 1980, possedeva una proprietà e una base d'appoggio in un Paese che all'epoca era il terreno ideale per la massoneria deviata: l’Uruguay possedeva un sistema bancario discreto ed era guidato da una dittatura che, al potere dal 1973 al 1985, si fondava su un apparato militare ferocemente anticomunista. Ancor più dell’Argentina dei generali, l’Uruguay della dittatura civico-militare fu un laboratorio del progetto di repressione autoritaria sostenuto dagli Stati Uniti per fermare il comunismo filosovietico e filocubano alle porte dell’America Latina. Si è detto che dalla villa uruguaiana di Gelli sparirono molti documenti compromettenti che potrebbero contribuire a far luce sul caso P2. Nel 1981, nota Antimafia Duemila, “mentre l’Italia veniva travolta dallo scandalo (gli elenchi vennero diffusi il 20 maggio), in Uruguay, qualcuno si era già attivato per far sparire le carte di Gelli dalla sua abitazione. Secondo i giudici di Bologna”, che hanno scritto questo nella sentenza che ha condannato Paolo Bellini per la strage nel 2022, “quel qualcuno era la Cia, d’intesa con i servizi uruguaiani”. Cosa ci fosse nell’archivio di Gelli è oggetto di dibattito, ma che in quella fase cupa della sua storia l’Uruguay fosse diventato un cuore di tenebra dell’America Latina non c’è dubbio. E guardando al passato del Novecento, questa “linea d’ombra” era già presente anche nei placidi decenni precedenti la dittatura, quando l’Uruguay si presentava come Paese stabile e ordinato. Seppur in misura minore dell’Argentina, l’Uruguay fu raggiunto dalle ratlines che portarono dal cuore della Germania all’America Latina diversi gerarchi, ufficiali e criminali di guerra in fuga dalla giustizia dopo la Seconda guerra mondiale e la disfatta del nazismo. Nell’insediamento di Nueva Helvecia, fondato da una comunità di origini svizzere, passò nel 1958 il “Medico della Morte” Josef Mengele e inoltre in Uruguay fu attratto nel 1964 Herbert Cukurs, responsabile dell'ordine di uccisione di almeno 30mila ebrei in Lettonia, che proprio nello Stato latinoamericano, da dove si era spostato dal Brasile, fu ucciso dal Mossad.

Queste zone d’ombra, ovviamente, non esauriscono la storia dell’Uruguay. E non di sole zone oscure è vissuto il rapporto tra Montevideo e Roma che ha nel recente caso di cronaca una tangenziale novità che è utile, in questa sede, per parlare di un Paese di cui si dibatte poco ma che è un attore tutt’altro che indifferente in America Latina. E, almeno quanto l’Argentina, una vera e propria “Italia fuori dall’Italia”. I legami storici sono molti. Dal 1843 al 1848 fu un manipolo di volontari di sangue tricolore, la Legione Italiana, che prendeva il nome da quella che allora per molti era solo “un’espressione geografica” e non ancora uno Stato unitario, a risultare decisivo al fianco del Partido Colorado, che frustrò le ambizioni del Partito Nazionale e del presidente Manuel Oribe di unire l’Uruguay all’Argentina. A capo della Legione un uomo che un decennio dopo avrebbe associato il suo nome all’unità d’Italia: Giuseppe Garibaldi. L’Eroe dei due Mondi deve il suo nome anche alle imprese condotte sulle rive del Rio della Plata. In Uruguay due abitanti su cinque hanno sangue italiano, circa un milione e mezzo di persone. Del resto, il primo insediamento sul Rio de la Plata fu fondato da un navigatore veneziano al servizio del re di Aragona, Sebastiano Caboto, nel 1527. Negli Anni Trenta dell'Ottocento, Piemonte, Toscana e Stato Pontificio avevano ambasciate a Montevideo, Garibaldi diede lustro al nome dei primi immigrati italiani in Uruguay e i legami si consolidarono durante l'era fascista.

Nicole Minetti Ansa
La "graziosa" Nicole Minetti Ansa

Nel 1924 il principe Umberto di Savoia visitò il Paese, il diplomatico Serafino Mazzolini aggiunse che Benito Mussolini definiva l'Uruguay "il più italiano" dei Paesi sudamericani e un'impronta, che perdura tuttora, dell'eredità italiana in Uruguay si ha anche nel mondo del calcio, dove gli scambi tra i due Paesi sono stati intensi e dove ancora oggi il club con più trofei nella repubblica tra Brasile e Argentina è il Penarol, il cui nome è ispirato a quello di un piccolo centro piemontese tanti dei cui figli presero la via del Sudamerica: Pinerolo. Gabriel Terra, presidente e dittatore dell'Uruguay dal 1931 al 1938, si ispirò al corporativismo fascista, sostenne la Spagna franchista, sostenne le mire italiane sull'Etiopia. Dopo la Seconda guerra mondiale, i rapporti sono rimasti solidi e stabili e si sono poi consolidati dopo la fine della dittatura. L’Uruguay, insomma, è un luogo placido con tensioni che ne attraversano la storia. Non sappiamo se la cronaca di oggi sarà storia. Ma raccontando la prima appare necessario evocare la seconda, che resta meritevole di essere conosciuta. Questo Paese, reso celebre negli ultimi decenni dall’operato del defunto presidente socialista Pepe Mujica per pace, ambiente e giustizia sociale, per gli appassionati di intrighi e misteri susciterà però un’attenzione particolare ogni qualvolta viene nominato. Che Paese è, dunque, l’Uruguay? Un Paese sul confine della fine della storia in cui però la storia parla inevitabilmente al presente. E questa storia incrocia, per ragioni demografiche e culturali, quella italiana. Un fatto spesso dimenticato per un Paese che spesso abbiamo associato solo a un esportatore di campioni di calcio. Ma è un piccolo specchio del Belpaese. Un’Italia fuori dall’Italia che spesso può porre domande o concedere risposte all’Italia stessa.

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