Una sola coltellata da cucina, data al buio, dentro un alloggio di housing sociale in via Baluardo, nel centro storico di Tortona. Quando i Carabinieri e i soccorritori del 118 sono entrati nell'appartamento gestito dal Cisa, il Consorzio intercomunale socio-assistenziale, per Alessandra Lucia Timofeeva, tre anni e mezzo appena, non c'era già più niente da fare. A chiamare il 112 alle 1:40 della notte tra il 22 e il 23 ottobre è stata la madre, la trentunenne Viktorija Timofeeva, cittadina russa da tempo residente nell'Alessandrino, trovata sul posto e sottoposta a fermo per omicidio volontario aggravato.
Sabato 24 ottobre il Gip del Tribunale di Alessandria, Riccardo Ghio, ha convalidato l'arresto disponendo la custodia cautelare nel carcere di Torino. Davanti al giudice la donna, assistita da un interprete e dal proprio legale, ha scelto di non rispondere. Durante i rilievi nell'abitazione i militari dell'Arma hanno sequestrato l'arma del delitto e una lettera manoscritta in cirillico lasciata sul tavolo della stanza principale, ora al vaglio di un perito nominato dalla Procura per la traduzione integrale.
Al di là del silenzio serbato davanti all'autorità giudiziaria, il delitto di via Baluardo segue una precisa sequenza di fatti che chiama in causa la gestione delle tutele pubbliche. Timofeeva risiedeva da circa un anno nella struttura d'accoglienza garantita dal Cisa e dal Comune di Tortona, beneficiando dell'affidamento primario della minore nell'ambito di una complessa separazione dall'ex compagno italiano. Giovedì 22 ottobre, meno di dodici ore prima del fendente fatale, in Tribunale si era svolta un'udienza sul regime di visita del padre. Gli assistenti sociali avevano disposto il riavvicinamento graduale dell'uomo alla figlia, mettendo a verbale di non aver rilevato indicatori di rischio imminente per la sicurezza del nucleo.
Gli inquirenti lavorano adesso sull'ipotesi che la prospettiva di una revisione degli accordi d'affidamento e il rientro della figura paterna abbiano innescato l'azione della donna. Restano da chiarire i tempi esatti dell'aggressione: i primi riscontri cadaverici evidenziano infatti come la bambina potesse essere morta già diverse ore prima rispetto alla chiamata ai soccorsi. I telefoni, la documentazione dei servizi sociali e l'alloggio restano sotto sequestro. Resta sul terreno, parallela agli accertamenti medico-legali, la contraddizione strutturale di un apparato assistenziale che assegna alloggi, risorse e minori applicando criteri rigidi di accoglienza formale senza disporre delle verifiche necessarie sul profilo reale di chi riceve in carico un bambino. Prendendo in considerazione solo due parole non per le persone che rappresentano, ma per i ruoli ideologici che identificano: madre e padre.