La bomba era nell'aria: novità sull'omicidio di Via Poma, dove Simonetta Cesaroni fu macellata con una trentina di coltellate. Su MOW l'avevamo pure anticipata, timidamente, poi ci ha pensato Repubblica a uscire allo scoperto: indagini aperte, prelevati di nascosto e analizzati otto profili genetici di gente mai filata prima. Ve lo diciamo subito: è finita a schifio. Le comparazioni con le tracce biologiche sugli abiti della vittima hanno dato esito negativo. Finiti nel nulla? In un certo senso sì. Ma c'è un'evidenza: nessuno vuole mollare su quello che è il cold case italiano per eccellenza. Eccolo l'ennesimo capitolo della saga infinita, servito dalla Procura di Roma a trentasei anni esatti da quel 7 agosto 1990.
Un'indagine che si rifiuta di morire, riesumata da un gip che a dicembre 2024 ha stracciato la richiesta di archiviazione dei PM. Gli otto nuovi DNA? Cinque uomini e tre donne. Professionisti che all'epoca orbitavano in quell'elegante palazzo del quartiere della Vittoria, o gente vicina all'Associazione Alberghi della Gioventù dove Simonetta faceva i conti. Un'operazione stealth: Carabinieri di via In Selci a caccia di campioni biologici su tazzine di caffè appena posate e bicchieri d'acqua usati. Scienza forense d'avanguardia contro reperti vecchi di decenni: corpetto, reggiseno, calzini bianchi. Sembrava la resa dei conti per il killer senza volto. Invece nada de nada.
Quelle tracce raschiate via non "matchano". La scienza oggi è potente, ma non fa miracoli se nel 1990 la scena del crimine è stata stuprata e contaminata subito. E se il sangue vero è stato consumato in accertamenti ridicoli trent'anni fa. L'impressione cinica? Diamo la caccia ai fantasmi con la tecnologia del futuro dentro la solita, deprimente, fiera delle illusioni investigative. Comunque il fascicolo resta aperto. Chiuderlo vorrebbe dire ammettere la sconfitta dello Stato. Gli inquirenti scavano ancora intorno all'ombra di Pietrino Vanacore, il portiere arrestato, scagionato e suicida nel 2010. O si spera che dopo trentasei anni a qualcuno tremino le gambe per la paura della scienza moderna e decida di parlare. Pia illusione.
Negli anni abbiamo visto bruciare sospetti su Federico Valle e Raniero Busco, tutti finiti nel nulla. L'arma? Un tagliacarte, forse. Il killer ci ha goduto anche dopo: ventinove coltellate, un morso sul capezzolo, corpo nudo, reggiseno allacciato e abbassato, top sul ventre. E quella perversione metodica: spariti fuseaux, giacca, slip, ori. Tutto volatilizzato, tranne l'orologio al polso. Scarpe messe in ordine. Le chiavi dell'ufficio? Mai più viste. Il killer ha pulito, ha chiuso la porta ed è svanito. Oggi i PM macinano carte e i RIS "rubano" le tazzine di caffè. Provano a rimediare ai danni (sciatteria o malafede?) di chi ha indagato nel passato. Ma fino a quando?