Una botola sospetta fuori dalla casa di Francesco Dolci, l'ex fidanzato di Pamela Genini, la ragazza uccisa da 76 coltellate la cui testa è stata poi barbaramente asportata e trafugata dalla salma. Cos'è quel passaggio nel terreno? Un tombino? A cosa serve? L'occhio di un giornalista si insospettisce, chiede di aprirla davanti alle telecamere, e la botola rivela un dettaglio inquietante: un capello lungo, da donna, biondo, intrappolato in un angolo in mezzo alle ragnatele. Un dettaglio che per ora non vuol dire nulla. Non si sa a quando risalgono le ragnatele, se il capello sia davvero di Pamela, che tra l'altro – chiarisce Dolci – aveva vissuto in quella casa. Secondo Dolci potrebbe essere di Francesca Pizzolante, giornalista di Ore 14 che da tempo segue il caso e frequenta l'abitazione.
Ma è un elemento che non può che far pensare a quella testa sparita. Alla misteriosa fine che ha fatto. E ai sospetti che molti hanno avanzato su Dolci. Ora saranno gli inquirenti a fare chiarezza. Ma a trovare il capello non è stato un procuratore, un carabiniere, un investigatore. È stato un giornalista: Giuseppe Pizzo, inviato della trasmissione “Chi l'ha visto”. Il suo nome, per chi segue la cronaca nera italiana, non è nuovo. Ma per molti è ancora una faccia senza una storia dietro, chi è quindi Giuseppe Pizzo?
Chi è Giuseppe Pizzo
Giuseppe Pizzo è uno degli inviati di punta della trasmissione Chi l'ha visto. Un cronista di razza, che però rifugge i riflettori e la tv-spettacolo. Pizzo non è un giornalista influencer. Le informazioni sulla sua vita privata sono pochissime, il profilo Instagram è privato e con solo 1800 followers. Ma un dettaglio importante sulla sua vita c'è, ed è rilevante soprattutto in relazione a quest'ultimo caso. Giuseppe Pizzo, prima di essere un reporter, era infatti un ispettore di Polizia. È da quella formazione, il senso dello spazio, la lettura della scena, l'abitudine a non fidarsi di nulla che non si vede con i propri occhi, che deriva il suo metodo, e probabilmente la scoperta del capello.
Ma già durante la sua vita nelle forze dell'ordine aveva intrapreso una strada parallela, quella di scrittore e regista. I suoi cortometraggi — Nero Apparente, riflessione sul razzismo; La vita accanto, nato dall'esperienza come collaboratore alla sceneggiatura di Gomorra di Matteo Garrone — hanno girato festival in Italia e all'estero raccogliendo riconoscimenti. Santo subito, del 2014, ha vinto come Miglior cortometraggio al NapoliFilmFestival. È la stessa sensibilità narrativa che porta in tv quando percorre i luoghi di una scomparsa o di un delitto. Poi ha appeso al chiodo la fondina per imbracciare il microfono, diventando noto al grande pubblico della “nera” in occasione dell'omicidio di Pierina Paganelli a Rimini. Anche lì Pizzo trovò un capello non repertato sulla scena del crimine, un dettaglio che le forze dell'ordine avevano saltato e che ha contribuito a dare una direzione nuova alle indagini. Una firma, quella del capello trovato in un luogo scomodo, che ora si ripete nel caso Genini.