È chiusa e invasa dai carabinieri la casa dove Francesco Dolci, l'imprenditore edile ex fidanzato di Pamela Genini, abitava fino al giorno dell'omicidio della ragazza. Proprio da quel giorno fa la spola tra i carabinieri e i salotti televisivi, dove emerge la figura di un uomo che non riesce a stare zitto e non riesce a stare fermo. Alcuni dicono che sia ossessionato dalla sua ex ragazza, i familiari di lei lo bollano come mitomane, altri lo accusano addirittura di essere il committente dalla parte più macabra di questa orrenda faccenda. Quel taglio “netto e certosino” che ha portato via la testa dalla salma di Pamela, facendola sparire. Lui ovviamente lo esclude, “dev'essere gente che ho già querelato per altri reati” ha detto, ma oggi la sua casa è stata il teatro di un inquietante ritrovamento. Un capello biondo appeso ad una ragnatela dentro una botola. Lo ha trovato un inviato della trasmissione Chi l'ha visto, che insospettito dalla botola ha chiesto a Dolci di aprirla davanti alle telecamere. Un reperto che non può che far pensare a quella testa mozzata.
Ora i carabinieri stanno passando al setaccio l'abitazione, i giornalisti sono stati fatti uscire, e gli inquirenti sono in attesa dei RIS che analizzeranno il capello e faranno eventuali riscontri con il DNA di Pamela.
La botola era chiusa. L'aveva sigillata il padre di Dolci con del fil di ferro. Dieci giorni prima del ritrovamento del capello, dice, avevano sostituito la grata originale con una copertura integrale. Il motivo, dichiarato, è che temeva che qualcuno potesse introdurre all'interno della botola la testa mozzata di Pamela. Dolci dice di essere un perseguitato, a cause delle sue accuse al fidanzato di Pamela, il suo assassino Gianluca Soncin.
Sul capello si professa tranquillo, “l'avrà portato il vento”, si difende. “Pamela ha i capelli castani e più lunghi, questo è un capello biondo, quasi bianco. Se dovesse essere un capello di Pamela, è pacifico che lei viveva in questa casa e dal giorno 28 ottobre nessuno è più entrato, se non giornalisti e simili. Non ho più abitato qua, e quindi non è più stata pulita”.
Intanto proprio ieri un video ha rivelato un uomo aggirarsi nella notte al cimitero di Strozza quel 23 marzo. Per ora sono pixel indecifrabili, che però nascondono i connotati dell'esecutore della barbara profanazione della salma di Pamela Genini. Dal buio del cimitero al buio della botola, inseguendo una testa sparita. A cosa serviva quella botola? Come ci è arrivato lì un capello? A chi appatiene? I carabinieri e la procura seguono il filo, ora toccherà calarsi nel buco per verificare la presenza di altre tracce potenzialmente rilevanti. Per illuminare con le torce quel buio che ancora ammanta la vicenda.