I primi venti giorni scarsi del 2026 hanno già regalato il miglior programma dell'anno. Non stiamo esagerando, non c'è storia né campionato: domenica 18 gennaio su Nove è andato in onda 'Ornella Senza Fine' e Fabio Fazio si è dimostrato in grado di riportare lo spettacolo televisivo su un'altra galassia, quella della perfezione. Viene davvero da domandarsi come mai si ostini a fare interviste, a questo punto forse la cosa che gli riesce peggio nella vita. Lo show in memoria della compianta 'Cantante della Mala' è stato molto più di un semplice tributo e non è sembrato mai un veglione triste e annoiato, un potpourri di retorica da sbadigli. Tutt'altro, abbiamo ammirato uno show vivacissimo sulla scia della meravigliosa personalità dell'artista venuta a mancare il 21 novembre scorso. E infatti sono anche le tempistiche di messa in onda a strabiliare: in poco meno di un mese, vacanze di Natale comprese, Fazio ha fatto il miracolo di mettere insieme le migliori voci nostrane nella stessa serata, con una scaletta di diamante e un cast che farebbe impallidire non soltanto l'imminente Sanremo, ma pure quelli degli anni precedenti, dei decenni precedenti. Si inizia alle 21.30 (ennesimo miracolo nel qui e ora televisivo per un prime time) e il sipario cala pochissimi minuti dopo la mezzanotte, allluja delle lampadine, eureka, si può fare! Per la prima volta, non siamo qui a consigliarvi di recuperare le clip delle performance migliori sui social: 'Ornella Senza Fine' è la piu poderosa meraviglia successa alla tv nell'ultimo decennio almeno. Per una sera, nessuno ha trovato né il tempo né il motivo di insultarsi su X. Niente noia, riempitivi, scivoloni grotteschi o pause per la pipì. Da guardare per intero, ogni minuto riesce a essere imperdibilmente ipnotico. E si può considerare come la prima vera prova di Nove per dimostrare d'essere più che adatta a ospitare un futuribile Festival di Sanremo: ipotesi non poi così peregrina dato che nel 2025 il trasloco della kermesse in altri lidi era già stato più volte ventilato...
L'apertura è già perfetta: i tetti di Milano, i Navigli, il Piccolo Teatro Strehler, la voce di Fabio Fazio che racconta la città leggendo parole di Ornella Vanoni. Stacco, siamo in studio e sta entrando Marco Mengoni per cantare divinamente 'Che cosa c'è', rendendola, nel senso più positivo possibile dell'espressione, una canzone da colonna sonora di un film Disney. Ci porta dentro a un sogno, su una nuvola con voce ed eleganza senza pari. In realtà, i suoi 'pari' si faranno sentire ben presto: Annalisa di rosso vestita con 'Una Ragione di Più', Elisa superba sulle note de 'L'Appuntamento', Arisa intona immacolata 'La Musica è Finita', un emozionatissimo Mahmood consegna alla storia il suo ultimo divino duetto con Vanoni, 'Sant'Allegria', e si commuove al punto da voler parlare in tv, cosa rarissima per lui. Incespica, la sua estrema timidezza insieme all'emozione del ricordo di Ornella, fanno un capolavoro di arte e umanità che non appare finto neanche per un secondo, da lontano, con la nebbia fitta.
Ogni esibizione sembra la migliore della serata, ma poi arriva quella dopo e lo stupore torna ad accarezzarci gli occhi, i timpani, il cuore. Una coccola televisiva continua che meritavamo da tempo, a maggior ragione nel giorno in cui, a 'Domenica In', Valeria Marini ha ragliato 'La Solitudine' di Laura Pausini diventando, ovvio, virale su ogni social. L'impressione, anzi la realtà fattuale, è che la tv si accontenti oramai d'essere malfatta, brutta, grottesca. Perché soltanto così, mai esistito mito più falso, crede di poter solleticare l'interesse del pubblico che, se non altro, si ritrova a lanciare pomodori allo schermo, attività in ogni caso catartica, considerate le frustrazioni della vita di noi tutti. Invece, citando Boris ma stavolta con fiducia: "Un'altra televisione è possibile". E nel momento in cui si mostra elegante, perfetta e raffinata la gente mica scappa via, no: esplode di meraviglia. Personalmente, prendo parola per dire che da stamattina mi riguardo, in loop, tutte le esibizioni di iersera. Non se ne esce: Malika Ayane, Gianni Morandi, pure Giuliano Sangiorgi e la 'cantante' intrufolata Virginia Raffaele che se l'è cavata bene assai in mezzo a questi Mazinga della musica nostrana. L'hanno fatta esibire subito dopo Annalisa, probabilmente perché nessun altro 'del mestiere' se la sentiva di prendere quel posto in scaletta, con una breve gag comica d'introduzione (l'attrice che, 'fino all'ultimo', voleva scappare) che ha alleggerito il momento, staccandolo dal precedente e creando nel giro di un minuto una atmosfera totalmente differente, giocosa. Sembra un dettaglio banale, non lo è: anche questo significa saper scrivere, come si deve, un programma tv. Però, ecco, quindi che c'entra Sanremo?
Sanremo c'entra sempre, ma soprattutto ora. Perché nel 2025 s'era discusso per diversi mesi sul prossimo Festival, quello imminente di Carlo Conti, a causa di bisticci di proporzioni piuttosto importanti, tra Rai, comune di Sanremo e discografici. Non si trovava una quadra economica, l'Ariston è da sempre considerato una location inadeguata per la kermesse (questione di dimensioni ristrette, da casa può non sembrare ma per quanto bellissimo e storico quel teatro è davvero un francobollo) e tanti piccoli e grandi malumori che hanno lasciato presagire una possibile fuga della manifestazione non soltanto dalla cittadina ligure, ma proprio dal Servizio Pubblico. Ogni cosa è incredibile fino a che non succede. E stavolta non è successa, nonostante il Sanremo che viene sia col freno a mano tirato, lato cast. Non è una mera casualità, per intenderci.
Verso marzo scorso, si parlava addirittura di Mediaset e Nove interessate a trasmettere la kermesse al posto di mamma Rai. Fino a che il Biscione ha desistito con tanto di dichiarazione ufficiale di Pier Silvio Berlusconi: "Da Italiano, spero che il Festival resti in Rai". Nove, invece, ha lottato più a lungo prima di arrendersi. Forte anche del fatto d'aver in casa Amadeus, il re (in)discusso di cinque Sanremo gloriosi. Non se ne è fatto nulla, alla fine. Ma questo show di Fabio Fazio per commemorare Ornella Vanoni dimostra che il canale potrebbe serenamente accollarsi la settimana santa. E riportarla a un livello di perfezione che forse non ha mai potuto vantare davvero. 'Perfezione', però, qui non significa tedio: canzoni interpretate dalle migliori voci nostrane (incredibile, ce ne sono ancora!, ndr), momenti comici, commemorativi, niente puzzetta sotto al naso da radical chic, quella che ci si poteva benissimo aspettare da un programma del papà di 'Che Tempo Che Fa'. Elegante e (super) pop possono essere due sinonimi, non rette parallelle. Non sappiamo cosa accadrebbe con brani inediti, certo, ma una serata cover di questo livello, per esempio, Sanremo non la ricorda da mai. Può esserci qualche esibizione che spicca per magnificenza, ricordiamo 'La Rondine' interpretata da Angelina Mango, per esempio. Ma quella è la sacra eccezione, la zebra a pois, mica la regola. Invece, qui su Nove potrebbe esser regola. Capito come?
Attualmente, ci sono solo due persone in Italia a cui ogni artista o celebrità di qualunque livello risponde al primo squillo: Fabio Fazio e Fabrizio Corona. Per ragioni diversissime, ovviamente, ma tant'è. Tutti vogliono andare a 'Che Tempo Che Fa', tempio della assoluta assenza di domande e quindi perfetto megafono della promozione di film, dischi, aspirapolveri non importa: ogni cosa in quello studio diventa chic e anche con patina engagé che fa sempre spessore. E che, al massimo, infastidisce Matteo Salvini su Instagram. Altra cosa buona, anzi buonissima (sempre a fini promozionali e di posizionamento dell'immagine commerciale dalla parte 'giusta' della storia social). Fabio Fazio il direttore artistico di un Sanremo te lo fa e non solo: nei decenni, oltre ad aver già condotto la kermesse, ha accumulato una rubrica infinita di nomi immensi del panorama dello spettacolo nostrano, ma anche internazionale, che sperano di essere chiamati da lui. Non importa per cosa, accettano. Fosse pure 'soltanto' per non perdersi l'oppurtunità di rifarsi vedere a 'Che Tempo Che Fa', al momento della prossima promo.
Lato ascolti, per questa prima 'prova' festivaliera, non è andata niente male: più di un milione e settecentomila spettatori (su Nove!, ndr), con 10 % di share quindi solo tre punti sotto la fiction di Rai 1 mandando in onda una roba che ancora non si chiama 'Sanremo'. Magari non succederà l'anno prossimo, si tratterà di un processo lungo e che forse non porterà a nulla. Il dato fattuale però è questo: Nove ha appena dimostrato di potersi accollare benissimo la gestione di un Festivàl. Con splendidi risultati. Oltre ad avere, come visto nel 2025, una qual certa voluttà di procedere allo 'scippo' della kermesse. Col senno di oggi, la Rai si deve spaventare? Sì. E non poco.